Autovelox sotto accusa, esposto su omologazioni, incassi e uso degli apparecchi

Altvelox ha presentato un esposto chiedendo accertamenti sui dispositivi usati dal Comune per le multe da eccesso di velocità. Nel documento vengono citati sindaca Silvia Salis, prefetta Cinzia Torraco, vicesindaco Alessandro Terrile e comandante della polizia locale. Lo stesso esposto è stato presentato nei confronti dei sindaci e delle autorità di tutto il nord Italia

La battaglia sugli autovelox arriva anche a Genova e si sposta davanti alla procura. Altvelox, Associazione nazionale tutela utenti della strada, ha depositato un esposto per chiedere verifiche sull’utilizzo dei dispositivi elettronici impiegati dal Comune per il rilevamento automatico della velocità. Nel documento vengono indicati la sindaca Silvia Salis, la prefetta Cinzia Torraco, il vicesindaco Alessandro Terrile e il comandante della polizia locale.

Il punto non è la legittimità dei controlli sulla velocità in quanto tali. L’associazione sostiene infatti di non contestare la necessità di verifiche sulle strade, ma chiede che sia accertata la regolarità tecnica e amministrativa degli apparecchi utilizzati, a partire dalla questione dell’omologazione ministeriale. Secondo Altvelox, occorre distinguere tra semplice approvazione amministrativa e omologazione vera e propria, verificando se gli strumenti in funzione a Genova siano coperti da titoli adeguati e se il loro impiego sia conforme al Codice della strada e ai provvedimenti prefettizi che autorizzano le postazioni.

L’esposto non si ferma alla procura. L’associazione ha chiesto accertamenti anche alla Corte dei conti, all’Autorità nazionale anticorruzione e al Garante per la protezione dei dati personali. Il perimetro delle verifiche sollecitate è ampio: omologazioni, tarature, decreti prefettizi, posizione degli impianti, dati sugli incidenti, Piano urbano del traffico, Piano generale del traffico urbano, destinazione dei proventi delle sanzioni, affidamenti, manutenzioni e gestione dei flussi legati alle multe.
Altvelox richiama anche quanto emerso nel dibattito politico cittadino. L’associazione cita le dichiarazioni rese in consiglio comunale, nelle quali sarebbe stata affrontata la questione dell’omologazione degli autovelox, con riferimento alla giurisprudenza della Cassazione e alla scelta di mantenere operativi gli apparecchi in attesa di eventuali future procedure ministeriali.
Un altro capitolo riguarda gli incassi. Secondo i dati indicati da Altvelox, nel quinquennio 2021-2025 i proventi complessivi da sanzioni al Codice della strada supererebbero i 181 milioni di euro, con oltre 30 milioni riferiti alle violazioni dei limiti massimi di velocità. L’associazione precisa che il volume degli introiti, da solo, non dimostra alcuna responsabilità. Lo considera però un elemento sufficiente per chiedere controlli approfonditi, documentali e non soltanto formali, sulla filiera che porta dal rilevamento dell’infrazione alla multa.
La richiesta di Altvelox è quindi quella di fare chiarezza sull’intero sistema, non di cancellare i controlli stradali. L’associazione punta il dito contro eventuali controlli ritenuti opachi, non adeguatamente documentati o fondati su titoli tecnici non verificabili. La questione riguarda la trasparenza degli strumenti, la correttezza amministrativa degli atti e la possibilità per i cittadini di conoscere con precisione su quali basi vengano accertate e contestate le violazioni.
La vicenda apre un fronte delicato per Palazzo Tursi, perché incrocia due temi sensibili: da un lato la sicurezza stradale e il contrasto all’eccesso di velocità, dall’altro la legittimità degli strumenti utilizzati e la gestione economica delle sanzioni. Saranno ora gli uffici e gli organi chiamati in causa a valutare il contenuto dell’esposto e a stabilire se siano necessari ulteriori accertamenti sugli autovelox in funzione a Genova.
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