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L’inchiesta – Lo spaccio nel centro storico. Le mappe, I VIDEO

Pusher centroafricani, magrebini, italiani, clienti italiani (anche insospettabili) e magrebini. Una fotografia del mercato della droga
I pusher evitano le aree dove ci sono negozi di qualità e, comunque, un forte passaggio
Le abitudini e le modalità di tutti gli spacciatori della città vecchia

spaccio a misura home

di Monica Di Carlo

Lo spaccio in centro storico, le zone di “copertura”, le nazionalità degli spacciatori, le sostanze, le modalità di vendita. Ecco cosa accade tra i muri della città vecchia, tra carruggi e piazzette. Abbiamo diviso la cartina dei carruggi in tre parti.

Pre’

Si comincia dalla zona ovest, dalla Commenda a via delle Fontane.

Via Gramsci, la parallela via Pre’ e le zone interne sono divise da due confini invisibili ma ben demarcati, due linee che spartiscono il territorio. Nella più occidentale a spacciare sono i centroafricani, per lo più senegalesi, ma cittadini del Gabon e del Mali. Purtroppo tra le persone fermate dalle forze di polizia ci sono, negli ultimi tempi, molti richiedenti asilo.

Non risulta che gli spacciatori senegalesi lavorino in associazione, anche se è vero che l’associazione a delinquere è molto difficile da provare. L’articolo 74 del DPR nº 309/90 prevede e punisce la promozione, la costituzione, la direzione, l’organizzazione, il finanziamento e la partecipazione ad associazione finalizzata al traffico illecito degli stupefacenti.  Così come per l’associazione per delinquere semplice e per l’associazione di stampo mafioso, la difficoltà maggiore che si riscontra, in sede processuale è l’individuazione della linea di confine tra il concorso nei singoli fatti illeciti commessi e la partecipazione al vincolo associativo. Di fatto i centroafricani, indipendentemente dalla religione e anche dallo stato d’origine sono legati, però, da una “fratellanza”. Sono solidali, si aiutano tra di loro, si prestano persino la droga tra loro nel caso in cui uno sia sfornito o non abbia soldi per acquistarla. Si coprono a vicenda. E se del caso fanno fronte comune per difendersi l’un con l’altro. Più volte carabinieri e polizia sono stati circondati e aggrediti. tunisini e marocchini, invece, si scannano eternamente tra di loro. L’altra profonda differenza è legata al fatto che, al contrario di italiani e magrebini, quasi mai i centroafricani fanno loro stessi uso di sostanze stupefacenti. Approcciano solitamente i clienti in modo cortese, amichevole, fanno persino lo sconto e fanno credito di qualche spicciolo se il cliente non ha la cifra intera per pagare la dose.

I clienti arrivano in via Gramsci con l’auto o con la moto. Non si tratta del “vecchio” eroinomane ciondolante (ce ne sono ormai pochissimi) ma di persone normalissime, ragazzi o uomini anche ben vestiti, signorine con borse firmate. Vedono la vedetta che sta all’incrocio con i vicoli che salgono verso via Pre’, allora parcheggiano e si avvicinano. Le vedette a volte sono spacciatori che in quel momento non hanno merce da spacciare, altre volte sono venditori abusivi che in quel momento non sono a vendere o a cucire le etichette nei magazzini dormitorio/laboratorio. Comunicano con il cellulare come una volta i napoletani comunicavano coi fischi che in alcune zone sono ancora in voga. Il transitare della pattuglia viene accompagnato, appunto, da segnali sonori che servono ad avvertire tutti. Ma più spesso, ormai, funzionano WhatsApp, sms e telefonate. La “fratellanza” porta tutto il gruppo degli stranieri ad aiutarsi, non importa se l’azione sia lecita o illecita. Da tempo gli abitanti della zona sostengono, inoltre, che gli spacciatori gravitano su alcuni locali o artigiani della zona. È una sorta di una piccola comunità “a delinquere” dove ci sono persone estranee allo spaccio che però familiarizzano e accolgono gli spacciatori.

A spacciare sono circa una trentina, a rotazione. Hanno occupato interamente l’area che era prima la roccaforte dei magrebini (che a loro volta l’avevano sottratta ai napoletani i quali si sono estinti un po’ per overdose un po’ per Aids, un po’ per limiti d’età), finiti qualche tempo fa quasi interamente nella rete di polizia e carabinieri. Le strade che i centroafricani usano per spacciare sono principalmente il tratto di Pre’ tra il civico 55 e l’intersezione con vico delle Marinelle, vico Sacconi, vico Primo dello Scalo e ormai anche la zona a monte di piazza Sant’Elena. Il reticolo di vicoli a monte e a mare garantisce molte vie di fuga.

spaccio pre' spacciatori senegalesi africani pre'

È, tra le altre cose, per il rarefarsi dei vicoli che intersecano la strada che  il tratto corrispondente alla sottostante piazza dello Statuto è decisamente meno affollato di “cavalli”. Poi c’è il fatto che a sud la palazzata si interrompe in corrispondenza della piazza del mercato che sopra c’è Palazzo Reale (che ha anche vetrine al piano, che presto saranno finalmente utilizzate e aperte). I pusher temono di essere spiati in quel luogo, per quello lo frequentano meno di altri. Gli spacciatori che gravitano qui (anche se meno di frequente) sono centroafricani, magrebini e italiani, spesso “archeologici”, reduci della rete di criminalità autoctona del tempo che fu. È qui che si registrano le maggiori tensioni tra gruppi di nazionalità diversa.

Anche nel tratto successivo, tra l’intersezione con vico San’Antonino e piazza Santa Fede, ci sono tutte e tre le nazionalità di spacciatori che agiscono a gruppetti.
I contatti avvengono su via Pre’, ma per il passaggio merce-soldi i pusher e i clienti si spostano all’interno, nella zona del Roso e piazza Vittime delle Mafie.

 

Lo spaccio a Pre'

Vale la pena sottolineare che nella zona sono fortemente aumentati i reati predatori, ad esempio i “vol a la portiere”, i furti ai semafori nelle auto ferme in attesa del verde. Nella zona che sta tra Caricamento e la Commeda, anche sella parte a mare, si moltiplicano gli scippi di borse, catenine e portafogli. Il fatto che, secondo le statistiche, questi reati non siano affatto aumentati e in qualche caso siano addirittura diminuiti significa poco: chi non si trova a dover richiedere duplicati di documenti rubati, a causa della scarsa certezza della pena, evita di far la fila nelle stazioni dei carabinieri o nei commissariati. Ma le forze di polizia che stanno sul territorio sanno perfettamente che la situazione è ben diversa da quella raccontata dai dati ufficiali.

Ghetto, Maddalena e Vigne

Nonostante nel ghetto, tra piazza di Santa Sabina e via Lomellini abitino tanti centroafricani, qui lo spaccio è principalmente gestito dai magrebini e si basa quasi totalmente su hashish e marijuana. Fa eccezione il magazzino Amiu di piazza di Santa Sabina, probabilmente gestito ancora dai magrebini che operano nel tratto più a est di Pre’. Lì spesso giovani tossicodipendenti si prostituiscono per ottenere lo sconto dagli spacciatori. Il tutto in un ambiente lurido e maleodorante, che farebbe venire ribrezzo a chiunque. È proprio questa l’ultima grande differenza tra pusher centroafricani (che non accettano sesso in parziale pagamento) e magrebini. I centroafricani non mettono le mani addosso alle tossiche, nemmeno a quelle più malconce che probabilmente non sarebbero nemmeno in grado di raccontarlo, mentre tunisini e marocchini cercano di approfittarne non appena possibile.

In molte zone, eccettuate quelle della movida, lo spaccio si ferma alla sera e non procede quasi mai nella notte. Questo forse perché i clienti hanno paura di girare in carruggi sconosciuti e bui durante la notte o forse perché gli spacciatori si trasferiscono armi e bagagli nella zona della vita notturna.

Alle Vigne la zona dello spaccio comprende piazza di Santo Sepolcro, vico del Fornaro, vico Mele, vico e piazza della Lepre. A spacciare sono centroafricani che vendono hashish, marijuana e crack (derivato dalla cocaina, che si fuma). Si tratta di senegalesi, gabonesi, maliani, alcuni richiedenti asilo (quindi appena arrivati in Italia) e di personaggi già noti, con “curriculum” pieni di precedenti penali. La decisone di alcuni senegalesi di spacciare solo hashish e marijuana discende direttamente dal fatto che l’investimento per l’acquisto è minore. Quasi sempre l’unico dato significativo conosciuto al momento della determinazione della pena è quello della quantità detenuta. E su quello finisce per basarsi il trattamento sanzionatorio. Ma neppure così la determinazione della pena è semplice, perché bisogna passare da un dato quantitativo – il peso – a un dato valutativo – la gravità. 100 grammi sono pochi o sono tanti? Possono essere pochi per un giudice e tanti per un altro. Qui nasce la disparità di trattamento sanzionatorio fra diversi tribunali del territorio e fra giudice e giudice. Certo è che chi “tratta” cocaina ed eroina rischia di più. Salvo sequestri nei “covi” dove la droga viene conservata e poi tagliata, per il resto la droga che circola è in piccole quantità. Un recente sequestro portato a termine dai militari della sezione Maddalena in salita degli Angeli, sopra Dinegro, nel quartiere di San Teodoro indica che grossi quantitativi vengono ormai tenuti fuori dal centro storico perché si sa che la città vecchia è più sorvegliata (o, almeno, così dovrebbe essere).

ghetto vigne maddalena

I pusher (che si approvvigionano tutti in Lombardia e Piemonte), data la forte concorrenza, ricaricano poco per strapparsi i clienti.  Il regime sanzionatorio, in caso di “lieve entità”, prevede la pena della reclusione da 6 mesi a 4 anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329. Si tratta della norma più favorevole tra quelle succedutesi nel tempo. Se non si tratta, invece, di “lieve entità”, lo spaccio è punito con la reclusione da 6 a 20 anni e con una multa fino a 260 mila euro. A rischiare la galera è, comunque, il “proletariato della criminalità” che per poco più di due euro a dose rischia la gattabuia. Quando verrà arrestato, verrà facilmente sostituito con un altro “cavallo”. È per questo che è tanto difficile debellare il fenomeno: gli arresti di spacciatori quotidianamente effettuati dalle forze di polizia ottengono al massimo che un pusher colto in flagrante e arrestato venga prontamente “rilevato” da un altro.

carabinieri santo sepolcro(Controllo dei carabinieri con unità cinofila, coadiuvati dall’esercito, in vico Mele qualche giorno fa)

La Maddalena

Alla Maddalena spacciano tutti: italiani (pochi), magrebini, centroafricani, persino un albanese è stato individuato dai carabinieri. Forse a causa del fatto che si trova così vicina a via Garibaldi, sede del Comune, i pusher hanno paura di essere beccati in fallo e non si fermano. Si tratta, dunque, di uno spaccio “itinerante”, con gente che va avanti e indietro continuamente. In via della Maddalena si può trovare qualsiasi droga i tossicodipendenti vogliano comperare: eroina, crack, cocaina, hashis, marijuana. Ultimamente in via della Maddalena e in vicoli immediatamente sottostanti è stata segnalata la presenza di un tunisino armato di pistola, che gira spesso con un berretto rosso e fa paura anche agli altri pusher che dicono sia matto. Persino i “colleghi” temono che possa sparare. In molti l’hanno visto con l’arma in mano, ma ogni volta che arrivano le forze di polizia la pistola, “magicamente”, sparisce. Anche una perquisizione domiciliare non ha dato alcun frutto.
Sempre da qualche tempo, alla Maddalena spaccia “Tyson”, un magrebino piuttosto ben piazzato che ha ereditato dal fratello (che ora risulta associato alle patrie galere) il mestiere e il soprannome.

ghetto vigne maddalena

La zona della movida

C’è poi la “Rive Gauche”, come qualche anno fu ribattezzata l’area a Est di San Lorenzo. La zona della movida. Di giorno un quartiere normale (tranne il nucleo degli spacciatori di  piazza Stella e Canneto il Curto, dove qualche settimana fa ci fu uno scontro a bottigliate e coltellate tra pusher tunisini e marocchini e ora i controlli hanno fatto sì che l’area sia sgombra da venditori), la sera un inferno.

carabinieri accoltellamento canneto

(Canneto il Curto, dove qualche settimana fa è avvenuta la rissa tra spacciatori tunisini e marocchini)

Nella zona della Movida è ancora più palese il fenomeno che si nota già nell’area che sta tra via delle Fontane e San Lorenzo. Gli spacciatori si annidano dove non ci sono locali o negozi o dove quelli che ci sono, prevalentemente market o locali e artigiani alimentari gestiti da stranieri non rispettano le regole e devastano il territorio. Come nella zona centrale restano sgombri di spacciatori via Lomellini, via San Luca, via Orefici, Campetto e via Luccoli, aree dello shopping, così nella zona est, la sera, i pusher non si vedono in piazza delle Erbe, dentro i Giardini Luzzati (che ha anche un apposito guardianaggio privato), nella parte bassa di Via San Bernardo. Che piaccia o no ai poco informati sostenitori del liberismo a tutti i costi, il contributo alla sicurezza delle città è una una delle funzioni del commercio tradizionale che non possiamo permetterci di distruggere aprendo ai supermercati di medie o grandi dimensioni, che ovviamente non potranno mai installarsi nel centro storico e contribuiranno a desertificare altre aree.
La “domanda” (il gran numero di ragazzi che si concentrano in zona) richiama diversi gruppi di spacciatori. I magrebini si trovano in piazza San Bernardo (insieme ai borsaioli) e in vico Vegetti (vendono prevalentemente hashis e marijuana). Poi a Mascherona (dove si sono registrate anche parecchie aggressioni) e in via San Donato (dove i tossicodipendenti comprano anche il crack) oltre che nella “terra di mezzo” delle scalette tra le Erbe e i Giardini Luzzati.
Tre i gruppi di centroafricani in fondo a stradone Sant’Agostino: uno in fondo a vico del Teatro Nazionale (ragazzi molto giovani che vendono hashish e marijuana), uno tra l’area esterna ai Giardini Luzzati e vico Biscotti, il terzo proprio in fondo allo stradone. Gli ultimi due spacciano crack, hashish e marijuana.
Certamente c’è anche chi in zona vende eroina perché da un por di tempo si trovano siringhe usate nei luoghi più bui, come l’archivolto Leccavela, tra salita Santa Maria di Castello e vico dietro il Coro di San Cosimo. È possibile, però, che a farne uso e a bucarsi sul posto siano principalmente gli spacciatori magrebini.
Altra zona infestata da spacciatori di crack, hashish e marijuana è vico del Dragone e lo slargo di piazza Sarzano dove si trova la “colonna infame” di Paganini, dietro il mercato. Gli abitanti lamentano che i tossivi vanno a fumare sui gradini e alla richiesta di non farlo hanno risposto con una sassaiola contro le finestre. Lì a spacciare sono magrebini,  ma talora si vede anche qualche centroafricano.
In piazza Stella, piazza San Giorgio e Canneto, prima del giro di vite seguito agli accoltellamenti, il territorio era spartito a a fasce orarie. Di giorno i marocchini, la sera i centroafricani.

Spaccio movida

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9 thoughts on “L’inchiesta – Lo spaccio nel centro storico. Le mappe, I VIDEO

  1. Grazie per le vostre inchieste sul centro storico, lavoro prezioso e necessario.
    Come residenti ci sentiamo meno soli.

    1. Vi segnalo che ci sono già stati nuovi movimenti rispetto a Luglio – un nuovo gruppetto di spacciatori staziona giorno e sera da ormai un mese all’angolo tra vico Vignoso e Piazza della Cernaia, la cosiddetta “piazza dei bambini”. Speriamo che con l’inizio delle scuole la situazione cambi.
      Grazie come sempre per il vostro lavoro!

  2. gran servizio che rompe il velo di quello che tutti vedono ma nessuno affronta in modo sistematico come fa l’articolo. Ora, basterebbe unire i puntini per avere l’immagine e intervenire .

  3. Brava Monica, il più approfondito e completo quadro sullo spaccio di droga che si sia mai letto. Spero che la tua inchiesta e denuncia sia frutto di interventi della polizia…

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