Due anomalie – La grande bellezza e Anomalisa
di Mauro Traverso
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I giorni 27, 28 e 29 giugno torna sugli schermi La grande bellezza, il film di Paolo Sorrentino che, a cavallo tra 2013 e 2014, vinse 5 Nastri d’Argento, 9 David di Donatello, lo European Film Award come miglior film europeo, il Golden Globe e l’Oscar come miglior film straniero.
Chi scrive questa rubrica non è un fan dei premi vinti dai film: gli sembrano, più che vere e proprie credenziali artistiche, un elenco di inutili e ridondanti titoli nobiliari in ormai conclamata era repubblicana. Accompagnati per di più da tutta la grancassa della retorica nazionalistica quando si tratta di successi italiani all’estero, che diventano, subitaneamente, capolavori di per sé. O dai tromboni solenni delle contro-correnti d’opinione, quelle che, per trovare spazio e voce, decretano, altrettanto velocemente, che il film è in realtà una ciofeca di successo.
Nel caso del film di Sorrentino le polemiche furono tante e tali che il trailer di questa nuova versione può giustamente esibire, tra i motivi per tornarlo a vedere, la scritta “È stato amato, è stato odiato”. Ma andiamo con ordine.
Il motivo cinematografico per cui La grande bellezza torna nelle sale è che lo hanno rimontato con mezz’ora in più. Sui nuovi manifesti del film c’è la scritta ‘Versione integrale’. Non sono chiari i motivi per cui questa mezz’ora fu tagliata dalla prima versione. È noto che, nei titoli di coda del film, il regista ringraziava Giulio Brogi e Fiammetta Baralla per la partecipazione, visto che le scene in cui erano presenti gli attori furono tagliate dalla versione distribuita. Ma non è mai stato chiaro, appunto, se il motivo dei tagli, al di là del generico snellimento di una pellicola già lunga due ore di suo, furono artistiche o censorie, volute dal regista o dalla distribuzione, causate da necessità di racconto o di commerciabilità, senza escludere compromessi tra l’uno e l’altra.
Finalmente apparse anche le scene tagliate sarà bene dire subito che il dubbio rimane: non sembrano dare o togliere niente al film. Hanno l’aria, piuttosto, di simpatiche varianti aggiunte alla già variopinta galleria di personaggi e situazioni del film conosciuto fin qui. Certo, c’è la scena che dà il titolo al film: “la grande bellezza” è una frase pronunciata da Giulio Brogi nella parte di un anziano regista intervistato da Jep Gambardella/Toni Servillo. E c’è anche, come no, la scena di sesso tra Jep e la nobile romana interpretata da Isabella Ferrari. Ma niente che giustifichi davvero una sparizione dal testo. O una sua riapparizione adesso, da pagarsi a biglietto intero.
Resta un’eccellente occasione per chi non ha mai visto il film al cinema: La grande bellezza è uno di quei film per cui il grande schermo può fare la differenza, giocato com’è sulle atmosfere, più che sulla trama o sui colpi di scena, in cui la qualità della fotografia conta quanto e più della bravura degli attori.
Resta, ancora oggi, un buon film, né capolavoro ( di Sorrentino si consiglia Le conseguenze dell’amore come suo film migliore ), né ciofeca. C’è dentro l’Italia di oggi, piaccia o no, c’è dentro il disgregarsi della Storia mentre accade, nel posto più ricco di Storia che abbiamo. C’è dentro Fellini, innegabile, ma ci sono dentro anche Petri, Scorsese, Scola, Coppola, Greenaway, Wyler e Bellocchio, tra i mille altri. Ci sono dentro, contemporaneamente, la lingua del grande cinema e il dialetto pop delle immagini televisive, la sintassi solenne e contemplativa, appunto, di Fellini e quella veloce e tesa del cinema ‘di consumo’ americano.
Da vedere se non l’avete già visto. Strano consiglio da dare, in una rubrica di cinema, ma così vanno le cose, d’estate, nei cinema.
È uscito anche a Genova Anomalisa, film d’animazione americano reduce dall’aver vinto il Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia del 2015.
È il secondo film da regista di Charlie Kaufman , nome noto al grande pubblico attraverso titoli come Essere John Malkovich, Confessioni di una mente pericolosa, Se mi lasci ti cancello, tutti film di cui è stato abile e acclamato sceneggiatore.
Se vi sono piaciuti quei titoli vi piacerà anche questo surreale cartoon, girato con la tecnica stop-motion per dare vita ai pupazzi/personaggi. È una commedia che parla di solitudine e alienazione, si ride molto ma sempre con l’amaro in bocca. Mette in scena l’arrivo in un grande albergo anonimo di un personaggio che è diventato famoso come mental coach, e che, a dispetto del libro di successo che porta in tournée, significativamente intitolato Help me to help you, non riesce ad aiutar se stesso, o almeno non troppo bene, per la notte di solitudine che dovrà passare lì. È un lavoro argutamente contemporaneo, questo Anomalisa, mostra un mondo non troppo lontano da noi tutti, in particolare dal pubblico maschile, dalle sue paure, dalla sua solitudine, dalle sue neveosi anche dentro la famiglia, il successo, lo status riconosciuto. Il fatto che sia recitato da pupazzi alza il tasso di comicità ma anche quello di surrealtà ( inteso come ‘allusivo alla realtà’ ) e smonta felicemente più di un luogo comune, appunto, sul successo, sull’America, sulla mente e tutti i suoi metaforici e inutilissimi coach.
Infonde, per puro gioco di paradosso, autostima in chi lo vede, mentre gli dice in faccia quel che è. Non portateci i bambini: piacerebbe definirlo come ‘puro cinema per adulti’ se non fosse che si rischia forte di venir fraintesi. Diciamo allora che non è cinema per ragazzi, questo sì.



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