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Sul Reopasso, tra storia e arrampicata

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di Roberto Avvenente*

Croce, tra la val Vobbia e la val Seminella, fu nel medioevo un importante snodo per le merci che venivano trasportate tra il porto di Genova e la Pianura Padana lungo quella che era chiamata la “Via del Sale”. Nel 1750 al suo toponimo originale fu aggiunto il nome dei Fieschi, i quali erano signori della zona fin dal 1253, diventando così Crocefieschi. Il dominio dei Fieschi perdurò fino al 1797, quando Napoleone abolì i feudi imperiali e Crocefieschi fu annessa alla Repubblica ligure, con la quale, a seguito degli accordi del Congresso di Vienna del 1814, fu annessa al Regno di Sardegna ed infine nel 1861 al Regno d’Italia. In tempi più recenti, è diventato uno dei classici luoghi di villeggiatura dei genovesi che, d’estate, ancora oggi amano salire su questa sella a godersi il fresco lontano, ma non troppo, dalla città.
Caso vuole che nelle vicinanze di Crocefieschi sorga un caratteristico affioramento di “Conglomerato di Savignone”, comunemente noto con il nome di Rocche del Reopasso. Mi rendo conto che “Reopasso” già come nome probabilmente vi sta facendo storcere il naso e forse non avete tutti i torti, dal momento che derivando molto probabilmente dal latino “reus” non sembra promettere niente di troppo buono. Anche i monti che compongono queste scoscese rocche hanno nomi non troppo rassicuranti – basti pensare che il più alto si chiama Carrega do Diao e svetta con i sui 956 metri – tuttavia sono un luogo molto frequentato da arrampicatori ed escursionisti in ogni stagione dell’anno.
Partendo da Crocefieschi in poco più di mezz’ora di cammino si raggiunge la partenza della via ferrata Deanna – Orlandini la cui prima sezione parte nei pressi dell’Anchise (l’Incudine), anche se le sezioni più percorse sono senza dubbio la seconda che porta in cima alla Biurca seguendone lo spigolo, poi il traverso ed infine il salto finale fino in cima alla Carrega do Diao.

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Se si preferisce continuare a tenere ben saldi i piedi per terra, c’è sempre il sentiero che, tagliando la parete Ovest della Biurca la aggira e vi sale con circa altri venti minuti di cammino passando dal versante settentrionale senza eccessive difficoltà sebbene con qualche tratto ripido o un po’ esposto. Stavo quasi dimenticando: nel tratto di sentiero che corre alla base della parete ovest della Biurca vi consiglio caldamente di fare una certa attenzione alla presenza di arrampicatori sulla parete soprastante, nel caso ci sia qualcuno sopra cercate di passare abbastanza in fretta, potrete, nel caso vi vada, ammirarne le gesta quando non sarete più sotto tiro di eventuali sassi che potrebbero cadere.

Ho detto eventuali ed ho usato il condizionale? Ho minimizzato, si staccheranno sicuramente delle pietre e non è detto che siano tutte piccole, io vi ho avvisati, che vogliate passeggiare o avventurarvi sulla ferrata o su una delle nove vie lunghe fino a 120 metri che si snodano sulla parete, fate attenzione: la roccia non è certo delle più solide.

Inutile dire che per le vie di roccia così come per la ferrata sono necessarie delle attrezzature specifiche, in primo luogo, per il motivo sopra esposto: il casco.

Le vie sono state attrezzate con fittoni resinati e le soste sono attrezzate, la chiodatura non è particolarmente ravvicinata ma è accettabile e le difficoltà sono abbastanza contenute, la “via dell’Amicizia” e la via “Tiepido” che sono le più facili hanno difficoltà massi me di IV°+, “Chiaro di Luna” che è la più difficile oppone al massimo difficoltà di 6b, la “Via dei Re” 6a+, “Emanuele”, “Freddo” e “Caldo” al massimo 6a mentre “Cambio” raggiunge il 5b.

Lungo la via “Titti” di IV°+, e che arriva proprio all’intaglio tra le due punte della Biurca, è possibile scendere in corda doppia, cosa che sconsiglio per via del rischio di caduta di pietre e per la comodità della discesa lungo la via ferrata, magari evitando la parte più ripida, scendendo direttamente sotto il Bivacco Città di Busalla, perché, sì, sul versante est dell’intaglio tra le Biurche c’è un minuscolo rifugio tutto in legno abbarbicato alla parete che da solo merita la gita.

*Istruttore Cai

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