Le mani e la penna. Il culto della personalità di don Matteo Renzi
Ho finalmente la certezza, come dire, la prova provata, che Raffaella Paita, capogruppo dem in consiglio regionale appartiene a pieno titolo al gruppo dei post comunisti, quelli che il suo nuovo mentore, il premier Matteo Renzi, succeduto a Claudio Burlando, l’ex presidente della giunta regionale, autoemarginatosi dalla scena politica, avrebbe dovuto rottamare. La prova provata, come dicevo, e’ quel culto della personalità tipica dei regimi sovietici d’antan, giunta sino a noi e ai giorni nostri sotto altra forma. Attenta ai consumismi d’occidente. Definiamolo un culto della personalità fashionista che il nostro capo dell’esecutivo interpreta da par suo.
Sulla pagina Twitter della sora Lella e’ comparsa l’immagine delle mani di Matteo Renzi intente a vergare la sua autorevole firma sotto alla legge sulle unioni civili. Una foto che, a mio parere, svilisce persino un po’ il significato del provvedimento approvato, grazie alla fiducia, tra tante polemiche e patemi d’animo. Ma il nostro premier, che vogliamo farci, e’ un tipo così, e a volte, predilige l’apparire all’essere. La forma alla sostanza.
La Paita cinguetta in tutta stringatezza, per completezza d’informazione “La firma del presidente Matteo Renzi sulla legge per le unioni civili” ritwittando il tutto dalla pagina hashtag nomfup frutto del sudore del capo ufficio stampa del Pd e portavoce di Renzi, Filippo Sensi, responsabile di YouDem, la TV ufficiale del Pd, chiamato a dirigere l’emittente, dopo il benservito a Chiara Geloni, bionda vestale della minoranza Pd che su DagoSpia venne definita “Nostra signora degli scazzi”. Un uomo, il Sensi, con un compenso, sempre secondo DagoSpia, che sfiora i 170 mila euro lordi l’anno e vive proprio raccontando e cantando le gesta, più o meno temerarie, fra un salotto e una riunione conviviale, delle imprese nobili del nostro beneamato presidente del consiglio. L’acronimo della creatura propagandistica di Sensi sta per Not my fucking problem, citazione presa dai personaggi di una serie TV inglese, che tradotta in italiano vuol significare “non è un mio fottuto problema”. A indicare un sostanziale cambio di orizzonte rispetto al vecchio I care (mi sta a cuore, me ne occupo). Slogan che Walter Veltroni mutuo’, all’inizio del nuovo secolo e in occasione del congresso della Quercia, dalla scuola di Barbiana di Don Milani. Citazione per la quale, a quei tempi, si scomodo’ persino una sorta di contrapposizione al “Me ne frego” dell’epoca fascista. Ma la storia è fatta di corsi e ricorsi e quel non è un mio fottuto (cazzo di) problema è senza dubbio più vicino al ventennio che a quel papa Francesco che tanto piace a Renzi, nonostante il suo giuramento sulla costituzione e non sul Vangelo. Rimane da chiedersi come un sito pseudo istituzionale possa far riferimento a uno slogan che fa del menefreghismo il messaggio principale. Ma, nonostante gli sforzi del nostro premier, evidentemente l’inglese non è ancora lingua con la quale gli italiani si dimostrino particolarmente avvezzi. Dunque va bene pure Nomfup.
Mi premeva invece ritornare su quel culto della personalità e dell’immagine che ci suggerisce il tweet dei Raffaella Paita e l’hashtag in questione, tanto simile a Rich kids of Instagram, pagina su cui vengono postate le foto dei ricchi teen ager americani in vena di esagerazioni nel campo del lusso fine a se stesso.
Non a caso, oltre alle mani del nostro premier intente a firmare, compare, a corredo fotografico, anche la penna, biro, di cui Renzi si è servito per apporre il proprio nome e cognome. Probabilmente una Montegrappa con tanto di emblema della Repubblica da svariate centinaia di euro. Tanto che proprio sulla penna e sulla sua sobrietà (leggi costo) e’ infuriato il dibattito social. C’è stato chi si è limitato ironicamente a un aggettivo “sobrissima”, chi ha affondato “Molto sobria, gliela ha lasciata Monti?” Chi ha suggerito “‘Na biro”, chi ha sottolineato “Bastava una bic”. Chi ci ha scherzato su “Io preferisco una 4 colori”. E chi è andato dritto al punto “E sta Montblanc chi ve l’ha regalata?” O chi ha precisato “Domanda scema, ma sta penna con logo ministeriale (che le bic scrivono da Dio) sono uno scherzetto che costa quanto allo Stato?”.
La sora Lella, sulla sua pagina personale si è limitata furbescamente a postare la foto delle mani del nostro Renzi, per il quale, comunque un po’ di sarcasmo non è mancato “Bravo Don Matteo” o “Bravo Matte’ finalmente hai imparato a scrivere il tuo nome” e ancora “Che mani cicciotte” o “Grasse”. Già le mani. Ricordo una fortunata canzone dei primi anni ottanta di Eduardo De Crescenzo, cantautore napoletano basata sul significato dei gesti e delle mani “C’è tutto il destino in un palmo di mano…./ saluti ruffiani baciamo le mani/ caliamo i calzoni e in alto le mani/ chi prende il potere allunga le mani/ chi sfugge al dovere se ne lava le mani/ le mani le mani che danno tradire/ che sanno soffrire che sanno sbranare…./ le mani le mani le mani legate/ le mani ferite le mani pulite”. C’era ancora la prima Repubblica e Tangentopoli sarebbe arrivata qualche anno dopo. Ma il clima di sospetto nei confronti di politici e potenti e’ sempre lo stesso. E c’è ancora chi twitta un augurio “Spero tu abbia firmato le tue dimissioni” o, addirittura, la discesa agli inferi “Hai firmato la tua condanna all’inferno”. Eppero’ ci sono stati anche parecchi messaggi solidali limitati al significato storico di quella firma. A provocare un po’ di disgusto, a mio parere, è che la sostanza di un provvedimento tanto atteso e di grande valore socio-culturale, “Love is love” cinguettava qualche giorno fa la Paita, sia stata offuscata da questo eccesso di attenzione all’apparenza. Sottolineata dalla foto di una penna di caratura eccessiva, inadeguata, nonostante l’aurea di celebrazione. Forse sarebbe bastato non soffermarcisi. A meno che, ho avuto un cattivo presentimento, qualcuno non abbia interessi lucrativi da sponsorizzazione. Per il nostro premier, schiavo dell’apparire, una vera e propria caduta di stile. Ma… come dice l’acronimo dell’hashtag del suo portavoce, che, quotidianamente, ne narra le gesta: Nomfup. Cioè Not My Fucking problem, che in italiano, come dicevo, suona più o meno così “Non è un mio fottuto problema”. Per 170 mila euro lordi all’anno forse… ha ragione lui.
E allora… Chi prende il potere allunga le mani/ saluti ruffiani baciamo le mani.
Il Max Turbatore



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