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Margherita di Brabante va in trasferta a Praga. Il gioiello di Sant’Agostino tornerà a settembre

La storia di Margherita che morì di Peste a Genova e qui restò per sempre. La sua tomba fu distrutta nello smantellamento di San Francesco di Castelletto. Pezzi del monumento furono ritrovati in una nicchia del giardino di Villa Brignole-Sale a Voltri nel 1874. Vengono conservati ed esposti al museo di Sant’Agostino

Prestigiosa “trasferta” europea per la Margherita di Brabante, capolavoro della maturità di Giovanni Pisano (1313 circa) che, dal museo di Sant’Agostino, parte alla volta di Praga, dove rappresenterà l’arte, la cultura e la bellezza della nostra città alla mostra internazionale “Emperor Charles IV, 1316/2016”, ospitata nelle scuderie Wallenstejn nell’ambito delle iniziative che commemoreranno la figura dell’imperatore Carlo IV di Lussemburgo (del quale la regina Margherita era nonna).

Questa mattina il gruppo statuario è stato imballato tra mille cautele e preparato per il viaggio, alla presenza di specialisti del trasporto di opere d’arte e dei tecnici della Soprintendenza e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

margherita di brabante

“Margherita” resterà a Praga fino al 25 settembre 2016: un sacrificio, per Genova e per il museo di Sant’Agostino, che sarà ricompensato dalla visibilità internazionale della mostra e dall’arrivo di un nucleo di opere praghesi, che saranno presto esposte a Genova: in occasione del prestito è stato infatti suggellato un “gemellaggio” tra i musei delle due città, che porterà sicuramente ad importanti scambi culturali.

Ma chi era Margherita di Brabante?

Di Margherita si sa anche la data di nascita: il 4 ottobre del 1276. Suo padre era il conte Giovanni di Brabante, sia madre la seconda moglie, Margherita di Fiandra. Conosciamo anche quando Margherita, giovanissima, andò in moglie al conte enrico di Lussemburgo, che poi diventò imperatore (Enrico VII): era la settimana di pentecoste del 1292 e lei aveva 16 anni. Fu un matrimonio politico, per mettere pace tra il casato di Brabante e quello di Lussemburgo. Altra cosa che sappiamo è che Margherita ed Enrico ebbero tre figli: Giovanni, futuro re di Boemia, Maria, che sarebbe divenuta regina di Francia, e Beatrice, morta prematuramente. Enrico, nel 1909 fu incoronato re di Germania ad Aquisgrana. Margherita lo seguì anche nella sua spedizione in Italia. Era il 1310. L’anno successivo Enrico ricevette la corona di ferro dopo aver imposta la pace tra il guelfo Guido Della Torre e il ghibellino Matteo Visconti: era re d’Italia. Ma pacificare l’Italia era un sogno impossibile. Molte città si ribellarono, tra cui proprio Milano. Margherita faceva opera diplomatica cercando sostegno all’impresa del marito intrattenendo, ad esempio, un epistolario con Gherardesca, moglie di Guido Guidi conte di Battifolle. Per la nobildonna toscana scriveva nientemeno che Dante Alighieri. Erano gli ultimi mesi della vita della regina del Lussemburgo. L’esercito di enrico era decimato dagli scontri e dalla pestilenza. Nell’ottobre 1311 la coppia arrivò a Genova dove Margherita trascorse solo qualche penosissimo giorno prima di morire nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, quando aveva appena 35 anni. Le fonti ufficiali raccontarono a lungo che fosse spirata nel convento di San Domenico, ma è molto più probabile che avesse ragione Albertino Mussato, che conobbe la coppia reale,  secondo il quale la morte avvenì «in palatio eredum Benedicti Zachariae». Difficile che la regina malata di peste fosse stata portata dentro le mura. Di lei, il politico, letterato, drammaturgo e uomo di stato padovano dice che era una donna fisicamente aggraziata, saggia, affabile anche con gli umili. Altre fonti la dipingono come una donna caritatevole e devota, al punto da non disdegnare di porgere ai poveri «il cibo con le sue medesime mani» (Giovanni da Cermenate, “Historia… de situ Ambrosianae urbis”).
Il corpo di margherita fu chiuso in una cassa di piombo e depositato provvisoriamente vicino all’altare maggiore della chiesa di  San Francesco di Castelletto. È  sempre Mussato a scrivere che il sarcofago era privo di murature e di lapidi, in attesa del trasferimento in Germania deciso da Enrico. Solo che già una settimana dopo la morte di Margherita già Genova la venerava come una santa: aveva già compiuto, secondo il popolo, il primo miracolo. Inevitabile la processione di devoti e di persone che le chiedevano una grazia. In capo a poco tempo, Margherita fu ovunque oggetto di devozione e non passarono due anni che fu dichiarata beata. Il marito decise allora di commissionare il suo monumento funebre a Giovanni Pisano. L’imperatore sopravvisse meno di due anni alla moglie, morendo il 24 agosto 1313. Un documento del giorno successivo documenta il pagamento di 80 fiorini d’oro all’artista pisano, come compenso per l’esecuzione dell’opera. Giovanni Pisano lavorò al monumento due anni, dal 1312 e al 1314. Quando fu terminato, trovò posto nella cappella principale del coro di San Francesco. Nel XVII secolo fu trasferito nel transetto della chiesa e “alleggerito”. Quello che fu tolto, probabilmente, non lo troveremo mai. I cinque frammenti che oggi si conservano furono venduti nel 1808 quando il presidente del Magistrato delle finanze decretò la vendita di tutte le sculture di marmo che si trovavano nelle cappelle della chiesa, che fu demolita. Il frammento più grande, il gruppo centrale, con l'”elevatio” di Margherita sorretta da due angeli, era collocato nella parte superiore del monumento e fu ritrovato nella Villa Brignole-Sale di Voltri. A sorreggere il sarcofago erano le quattro virtù cardinali. Nel 1960, nel giardino di una villa genovese, fu ritrovata la statua della Giustizia recante il cartiglio «dilexisti iustitiam odisti iniquitatem». Frammenti delle altre virtù riemersero nel 1967 (testa della Temperanza) e nel 1981 (testa della Fortezza).

Margaret_of_Brabant(Margherita di Brabante)

Il capolavoro di Giovanni Pisano

È nella tradizione del museo di Sant’Agostino prestare opere, sempre nell’ambito della più stretta sicurezza e in contesti di prestigio: è successo con il busto rinascimentale in bronzo di Giovanni Gioviano Pontano, splendida opera rinascimentale di Adriano de’ Magistris, restaurata nell’occasione del prestito ai Musei di Berlino e al Metropolitan di New York, e con i due affreschi di Lazzaro Tavarone raffiguranti il Doge Giacomo Durazzo, prestati a Marsiglia quando fu Capitale Europea della Cultura e che, anch’essi restaurati a spese degli organizzatori, sono stati conosciuti ed apprezzati da un pubblico internazionale e stanno portando ad un importante accordo culturale fra Genova e Marsiglia.
Il gruppo marmoreo della Elevatio corporis di Margherita di Brabante rappresenta una delle opere finali dell’altissima carriera di Giovanni Pisano. Il dolcissimo volto della regina (il Pisano non la vide mai di persona) che, trasfigurato, riemerge dal sepolcro e ammira la luce divina è un brano unico in tutta la storia dell’arte mondiale, capolavoro del genio e della sensibilità di Giovanni Pisano.

Margherita di Brabante

Lo scultore, ormai settantenne, su commissione dell’imperatore Arrigo VII (del quale Margherita era l’amata moglie) realizzò l’unico, rivoluzionario monumento sepolcrale della sua carriera. A noi, purtroppo, rimane poco, visto che il monumento, già modificato nei secoli, venne completamente disperso quando la sua sede – la chiesa di San Francesco di Castelletto – fu demolita, fra il 1818 e il 1820. Grazie a Santo Varni, grande scultore genovese, nel 1874 il gruppo con Margherita venne ritrovato in una nicchia del giardino di Villa Brignole-Sale a Voltri.

 

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