Sampierdarena: centinaia in strada per dire no all’illegalità e al degrado
“Liberiamo Sampierdarena”. L’urlo dei residenti del quartiere si è fatto sentire per le vie simbolo del degrado: piazza Barabino, via Sampierdarena e via Buranello. Un serpente di persone ha sfilato per le strade con una sola richiesta: fermare il degrado portato dai circoli “culturali” che nascondono club dove bere tutta la notte.
Di Michela Serra
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Un problema annoso e che, nonostante le ordinanze di Palazzo Tursi, continua a rendere impossibile la vita dei residenti. <Siamo sulle strade per evitare che le ordinanze antialcol del Comune di Genova non si diventino carta straccia – dice Gianfranco Angusti, membro storico delle Officine Sampierdarenesi – se non ci sono i controlli il regolamento non serve a niente. Chiediamo impegno, ma non solo per questo problema. Vogliamo attenzione per la viabilità, il commercio, le infrastrutture e le servitù>. Ecco perché per le vie del quartiere c’erano molte più persone del previsto. <Il doppio della volta scorsa – continua Angusti – questo è un segnale preoccupante. Vuol dire che la gente è veramente arrabbiata e non ne può più>.
Insomma, il messaggio è chiaro: o le istituzioni si impegneranno a far rispettare le ordinanze, o questa sarà solo la prima di tante proteste. Cartelli, striscioni e anche persone dalle finestre per sostenere i residenti scesi in strada, chi “suona la sveglia” alle istituzioni, chi invece con bambini al seguito urla al megafono: <Rivogliamo il nostro quartiere>.
Un lungo serpente fatto di gente che ogni giorno vive Sampierdarena: uomini, donne, bambini e anche qualche attempato signora che paragona com’era un tempo il quartiere genovese. <Io sono nata qui – racconta Maria Gabriella – era un salotto. Adesso abbiamo paura a girare per strada. Le case non valgono più niente e i negozi chiudono>. Un velo di tristezza che dice molto piú delle parole. <Ci distribuiamo tra gli ubriachi che aggrediscono e si accoltellato, come è successo recentemente – continua una mamma – al mattino, quando portiamo i bambini a scuola, facciamo zig zag tra bottiglie di vetro, bisogni umani e sporcizia. Non è un bel vivere>. Cosí, tra gli slogan urlati al microfono e quelli scritti sugli striscioni il corteo termina in piazza Barabino, dove la manifestazione è iniziata. I manifestanti tornano nelle loro case con la speranza che sia servito a qualcosa è le risposte di Tursi arrivino in fretta. 


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