Facce de Zena 

Francesco Langella, da vent’anni insegna (non solo) ai bimbi ad amare i libri

langelladi Angela Valenti Durazzo

Dispensa fumetti e favole ai bambini genovesi e stranieri in visita al Porto Antico di Genova e nello stesso tempo offre un polo di apprendimento ed interazione con i giovani migranti.
I libri, si sa, portano sulla strada della riflessione del progetto di vita di ognuno. E le biblioteche “sono la visione più autentica del futuro”. Una biblioteca però non è fatta solo per leggere ma anche per comunicare e per creare un’interazione con il tessuto sociale che la circonda. Deve quindi “aprire le porte e non essere autoreferenziale”.
La Biblioteca internazionale per ragazzi Edmondo de Amicis, ha infatti molti volti, proprio come la parte di città in cui è collocata.
Abbiamo intervistato Francesco Langella, al timone dal 1992 come direttore scientifico della struttura genovese che ha come emblematico logo proprio un’imbarcazione stipata di bambini sorridenti; presidente AIB (Associazione Italiana Biblioteche) per la Liguria e direttore responsabile della rivista di letteratura giovanile LG.
Due lauree, in pedagogia e filosofia, molta esperienza sul campo, e la capacità immarcescibile di divertirsi, facendo, come dice lui, ogni giorno “un bagno di infanzia”.
Langella lei è alla guida della De Amicis da oltre venti anni, come è cambiata e si è sviluppata la biblioteca genovese dedicata ai ragazzi dalla sua inaugurazione?
La nostra struttura, storicamente aperta ai bambini e alle famiglie che vengono a consultare libri e utilizzare i computer, ha una lunga storia di accoglienza che l’ha portata col tempo a connotarsi come biblioteca sociale. Al di là dell’utenza tradizionale, infatti, è la biblioteca di Genova più frequentata dai migranti, che partecipano alle attività fino circa ai trent’anni di età. Infatti teniamo ogni giorno corsi di avvicinamento all’italiano gestiti da volontari e forniamo una serie di prime informazioni di orientamento. L’orario di apertura tra l’altro è articolato su sette giorni settimanali. Sempre nell’ambito degli scambi tra culture diverse la domenica abbiamo un docente che fa lezione di tunisino e stiamo preparando un progetto con il Senegal, il Mali ed altri Paesi che si svolgerà nell’area del Porto Antico ed altre iniziative su questa stessa linea. Se anni fa i migranti facevano la coda alle nostre postazioni internet, oggi invece in molti hanno lo smartphone. Quello che li guida nel nostro grande spazio è soprattutto il desiderio di evolvere nella possibilità di avere relazioni con persone che non siano chiuse nelle loro competenze. Il mondo della biblioteca è uno spazio sicuro e tranquillo. E’ un luogo dove si può comunicare.
E l’“apertura” della biblioteca in questi anni ha reso necessario un maggiore sforzo da parte sua e del personale?
Ha rappresentato più che altro una sfida. La sensibilità dei colleghi e mia è cresciuta in questi anni e ne siamo stati anche molto gratificati. Tutti noi abbiamo lentamente imparato partendo dalla constatazione che sono proprio coloro senza speranza che spesso la danno a noi. Non bisogna cadere nei luoghi comuni, spesso, infatti, i senza fissa dimora sono lettori accaniti. Ricordo che da noi veniva una donna con svariati problemi che era coltissima e studiava anche 9 ore al giorno. Oggi infatti gli indicatori del funzionamento di una biblioteca non sono solo i prestiti o gli iscritti. Una biblioteca per ragazzi è molto di più che il solo approccio ludico e didattico. E’ fatta da possibilità di relazione, libri in prestito, ricerca, scoperta, musica, visione dei film, animazione, e ancora apertura verso la dislessia o altre problematiche infantili. E’ un complesso di cose che va contestualizzato.
Al di là dell’accoglienza verso i migranti quali sono le attività principali della biblioteca?
Sono molteplici. Cito per esempio “le domeniche dei bambini”, che sono rivolte, come si legge sulla newsletter “a bambini curiosi, semi addormentati, variegati alla fragola, a quadretti o a pois, piccoli, piccolissimi a gattoni, o più grandi saltellanti su un piede solo. E ragazzi e ragazze, che hanno sempre uno zaino per girare il mondo girando la pagina di una storia”. Abbiamo anche, il 30 aprile, “Le storie del sabato” appuntamenti di letture ad alta voce per tutti i gusti. Possiamo poi citare “Libri insonni” una serie di notti in cui i bambini svolgono delle attività e dormono in biblioteca; “Clown in town”; il Musicastorie; il “Bibliosafari” (tour guidato per la biblioteca); presentazioni di libri di favole e molto altro. Nei giorni scorsi abbiamo avuto un incontro molto utile con genitori, nonni e pediatri sulla manovra anti soffocamento da corpo estraneo. E sempre nel campo dell’impegno a favore dell’infanzia abbiamo lo Sportello informativo della De Amicis sulle problematiche legate alla dislessia a cura dell’associazione italiana dislessia (sezione di Genova); lo sportello pedagogico-clinico di ascolto a cura dell’associazione nazionale pedagogisti clinici (Liguria); lo sportello per le problematiche legate all’autismo “sorrido con te”; quello per la disgrafia ed altri.
Le iniziative in programma mostrano lo spirito ludico e di apprendimento che caratterizza la De Amicis. Ma quando nasce la passione per i libri e la cultura di Francesco Langella?
Non nasce prestissimo, poiché da bambino e da ragazzo amavo soprattutto giocare a pallone con gli amici e non mi piaceva tanto leggere. Leggevo solo fumetti e Tuttosport. Sui 17/18 anni, invece, è scattata una molla, ho capito quanto era importante leggere e studiare per crescere. Inoltre mio padre aveva uno zio che era amico di Turati, un uomo di grande cultura, e così mi sono detto “Anche io!”. A parte questo ci sono materie che mi sono sempre piaciute come la filosofia e la letteratura. Mi sono infatti laureato in pedagogia con 110 e lode con tesi filosofica sul giovane Marx con il professor Michele Schiavone ed in filosofia con il professor Giovanni Cattanei.
Quanto Francesco Langella ha assorbito della giocosità dell’ambiente della De Amicis?
Certamente molto. Una certa leggerezza e giocosità mi appartengono caratterialmente, probabilmente legate all’origine partenopea. Ma i bambini per me sono fondamentali nel mantenimento di questa disposizione d’animo. L’allegria, loro, te la restituiscono con gli interessi. Ogni volta che leggo qualcosa ai più piccoli faccio un pieno d’infanzia. Mi trovo molto bene a lavorare con i giovani, rivedo in loro quell’entusiasmo che ho mantenuto nel tempo. Il segreto di essere motivati con un lavoro che non gratifica economicamente come quello del bibliotecario è interpretare questo ruolo non pensandolo come un mestiere minore. Infatti io l’ho scelto è ho avuto la fortuna di poterlo fare.

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