Ciaone due, la vendetta
Lo ammetto, ho fatto il giornalista è un po’ me ne vergogno. Lunedì a urne chiuse e referendum abortito, ho dato sfogo alla mia indole perversa tediandovi sul ciaone di Ernesto Carbone (scusatemi, la rima e’ del tutto involontaria) primo, forse si, o forse no, tra la schiera che su quel ciao con il difetto della pinguedine, ha vomitato fiumi di parole. Poi mi sono accorto, ieri che sul ciaone Maurizio Crozza, attore, comico e molto altro, nel senso che conosce bene la pancia degli italiani sempre pronti all’evacuazione su Twitter o su Facebook, ci ha costruito il monologo che ha aperto le puntata di “di martedì” che Giovanni Floris ci propina su La 7.
E per una ulteriore riflessione voglio partire proprio dalle sue parole “Ciaone a tutti quei fessi di elettori che sono andati a votare al referendum. Che bella battuta se la dici al Cda di Tamoil e sei della Tamoil. Li fai pisciare sotto dal ridere. Se stai andando a votare e senti un deputato Pd renziano che ti prende per il culo ti gIrano un po’ le trivelle. Ma ve l’immaginate Pertini che dice ciaone? Ciaone compagno, batti il cinque. Fascisti suca”. Poi mi documento e arrivo all’articolo di Veronica Gentili, attrice e giornalista su “Il Fatto quotidiano” e leggo il titolo “Ernesto Carbone, ciaone, sotto l’hashtag niente” e mi viene spontaneo il rap “Mi chiamo Ernesto Carbone ed oggi vi sdogano il ciaone”. La Gentili di cognome, non di fatto, spiega riferendosi al nostro deputato cosentino in quota Pd renziano “Animatore da club med, scrannista, versione politica del tronista di uomini e donne. Fiero per la sua evanescenza politica non dimentica il gel sui capelli ma ignora la costituzione, e non si fa trovare mai impreparato sull’ordine dei trend tropic su Twitter. Ottimista per statuto, elementare per formazione”. Brava la gentili costretta a confrontarsi, per lavoro, con l’evanescenza dei 140 caratteri di cui Carbone diventa l’esponente principe. Una piazza mediatica che a volte annoia persino per la caratteristica elementare e banale dei messaggi. Manca a giustificazione, perché non si intravvede, un qualsiasi esame sulla realtà fuorviante dell’ambito in cui si è costretti a confrontarsi, perché social, rete, twitter, fb, risultano per loro natura semplificanti e semplificazioni della realtà che ci circonda. Un grande mezzo di democrazia, per carità, di cui la maggior parte degli utenti, spesso non conoscono le regole, ne’ i limiti. Nei giornali cartacei, chi lavorava nella carta stampata, una volta, ormai ere geologiche fa, si era soliti dire che l’on line era il lampo che aveva il pregio della tempestività rispetto alla notizia e alla necessità di sapere del pubblico, ma gli approfondimenti erano demandati al cartaceo. Ecco, la carta stampata ha fallito e forse non solo per suoi demeriti, il raggiungimento del suo obiettivo. Appiattita sulla rete e sull’on line probabilmente per comodità, per moda ed esigenza di semplificazione. Oppure per la inossidabile legge della domanda che finisce per snaturare l’offerta. E con loro si sono dimostrati fallimentari i nostri politici, magari espressione della stessa generazione a cui appartengono, che preferiscono linguaggi e messaggi entro i 140 caratteri in cui bilanci e riflessioni, per farsi prendere in considerazione, devono forzatamente rifarsi alle suggestioni evocate da una qualunque banalità, sia essa il messaggio di uno spot pubblicitario o la battuta di un film. Punta dell’iceberg e comunque conclusione di un discorso più articolato di cui si è soliti cogliere solo la gag. Ma perché stupirsi, infastidirsi ed inquietarsi, dal momento che tutti quanti siamo lì’ a criticare l’assuefazione social del premier Matteo Renzi e poi siamo i primi a non prenderne le distanze, se non solo saltuariamente. Magari soltanto con un tweet stringato. Dice per esempio un utente della Gentili, confortandone l’immagine del cialtrone che intende darci con il suo articolo di quel Carbone, deputato di Cosenza in forza al Premier “Ma Carbone non è’ quello che usava il computer del Senato per mandarsi minacce da solo”. E pare che quel Carbone del ciaone sia proprio quello lì. Avrebbe utilizzato il computer dell’ex amante collegandosi illegalmente, attraverso un computer del senato, per inviarsi le minacce. Infatti da carnefice e’ finito indagato dal pm Luigi Fede con l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico e falsa testimonianza. Insomma sarebbe bastato citare questo precedente perché’ il suo ciaone finisse nel mare dell’oblio. Invece il Nostro è riuscito nel suo intento. Avere un altro quarto d’ora di celebrità. Per colpa della rete, ma soprattutto per colpa nostra che, nella foga irata di rispondere pan per focaccia non abbiamo mai il tempo di approfondire troppo sulla provenienza dei messaggi. A meno che… a meno che prevalga su tutto e tutti la logica di sfruttare qualsiasi cosa, anche di dubbia provenienza per amplificare i toni della battaglia politica. In una lotta faziosa tra fideisti a cui tutto è concesso per la loro guerra di religione.
Il Max Turbatore


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