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Industria 4.0: la rivoluzione passa per ricerca e manifattura

Di Michela Serra — Arriverà un giorno in cui spugne intelligenti separeranno l’acqua dal materiale oleoso salvando macchinari industriali e ambiente. Noi faremo la differenziata gettando nei bidoni di raccolta dell’umido la “carta lattuga” e chi ne avrà bisogno farà riabilitazione grazie alla robotica. Benvenuti nel futuro prossimo, quando avanguardia tecnologica e industria convergeranno in obiettivi unici. È la rivoluzione 4.0 di cui si è dibattuto a lungo nella sala Nautilus dell’Acquario di Genova. Convegno organizzato dal Partito Democratico che ha visto protagonisti ricercatori, economisti, sindacati e aziende. industria 4 (4)È proprio la ricerca scientifica uno dei punti imprescindibili per l’industria del futuro: dai materiali “smart” all’ intelligenza artificiale. Non quella dei film in cui i robot finiscono per distruggere il mondo, ma quella in cui alcuni materiali possono autoripararsi. <Attenzione a non fraintendere – dice Salvatore Majorana, direttore Technology Transfer dell’Iit – non dobbiamo cancellare il vecchio metodo, ma integrarlo al nuovo>. E i posti di lavoro? Il primo timore verso una tecnologia che “fa da sé” è proprio la perdita dell’occupazione. <In realtà un futuro così, se ben articolato, consentirebbe di immettersi in un mercato che guarda anche all’estero – spiega Lorenzo Basso, deputato del Pd -. Certo, ma è il Governo che deve fare della trasformazione digitale una opportunità di sviluppo, crescita e occupazione. Individuare le aree di intervento diventa indispensabile e proprio al Mise è allo studio un documento strategico che volge verso tale ottica. In questo contesto si inserisce Genova, città con una forte vocazione industriale ma ferita da decine di vertenze. Quale ricaduta potrebbe esserci sul capoluogo ligure? È l’assessore allo Sviluppo Economico di Tursi Emanuele Piazza a dare una linea guida e a parlare di progetti. Innanzi tutto serve che tutte le realtà genovesi comunichino tra loro. Enti pubblici, Università, istituti di ricerca devono avere un comune scambio di dati. È per questo che nella tarda primavera dovrebbe prendere vita una piattaforma tecnologica di raccordo. Sempre in primavera si svolgerà a palazzo Tursi una giornata in cui si confronteranno tutte le realtà citate senza escludere i sindacati, colonna portante del tema lavoro. Secondo Piazza, in forze al Pd, il Jobs Act è stata una grossa riforma e ha reso il Paese allettante per l’estero, ma bisogna evitare che si trasformi in una macelleria sociale. Pensando all’evoluzione del modo di fare impresa, il termine che dilaga è “Start Up”. Arriviamo così al terzo progetto del Comune che vede nel mondo digitale la nuova prospettiva di lavoro. <La città è costellata di vuoti urbani sia pubblici che privati – prosegue Piazza – alcuni di questi luoghi potrebbero essere utilizzati per dar vita a incubatori di economia digitale e Tursi ne ha già individuato uno>. Alla fine dei conti Genova ha bisogno di una grande spinta verso il futuro, perchè è questo l’unico modo per entrare nella quarta rivoluzione industiale. Le maestranze e la ricerca ci sono. Le tecnologie e le competenze non mancano. La palla però va alle istituzioni, locali o nazionali che siano. A loro il compito di preparare una linea strategica per questa “Industria 4.0”, come l’hanno battezzata in Germania. iCub IIT

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