La ministro depone l’elmetto e avvia l’autocelebrazione
Nell’immaginario collettivo è diventata il ministro, meglio la ministra, con l’elmetto, frutto della sua proverbiale determinazione e della designazione, per prima, come donna, a capo del dicastero della difesa. Un po’ come se da bambina avesse dovuto mettere da parte la Barbie per sollazzarsi con Big Jim. Roberta Pinotti, parlamentare del Pd, ieri, in occasione del secondo anniversario della nomina a membro dell’esecutivo, ha sfilato dalla testa l’elmetto e si è lasciata tentare dalla prassi, del tutto italica, dell’auto compiacimento e dell’autocelebrazione, postando sulla pagina Twitter l’immagine del suo giuramento. Lei da una parte della scrivania, china di fronte al registro con i nominativi dei membri del nuovo governo, penna in mano, intenta ad apporre la firma. Di fronte il suo segretario e premier Matteo Renzi e l’allora capo dello stato Giorgio Napolitano . Una foto bella e solenne, a coronamento di un’attività politica sempre è tuttora in ascesa. Ritwittata sul sito del Ministero della difesa e sulla sua pagina Facebook personale, in cui , con un lungo messaggio, spiega meglio i motivi del suo gesto.
In pratica nulla si talmente eroico, se non si trattasse, come lei stessa spiega di un momento cruciale per il nostro paese, appunto la prima volta in cui viene concesso ad una donna il compito di occuparsi del nostro esercito e di decidere sulle missioni militari all’estero, in un periodo difficile fra maro’ sotto accusa in India e da riportare a casa, attacchi e attentati terroristici in Europa e contrattacchi ai ribelli dell’Isis, con bombardamenti e azioni di sostegno ai paesi confinanti in guerra contro gli emiri con il vessillo nero. Giusto, forse autocompiacersi, probabilmente anche solo per darsi ulteriore coraggio. Ma la Pinotti nel suo lungo messaggio di guerra all’ Islam radicale, che l’ha vista in più occasioni portare personalmente la sua solidarietà istituzionale alle nostre truppe impegnate all’estero, proprio non ne parla. Ne fa invece, esclusivamente, un fatto di raggiunta parità dei sessi. Come se si trattasse di una conquista da quote rosa belligeranti contro l’altro sesso e dice: ” Sono passati 70 anni dalla prima volta in cui le donne hanno potuto esprimere il proprio voto in Italia, eppure abbiamo dovuto aspettare il 2014 per vedere una donna alla guida di un ministero considerato tipicamente maschile. Oggi a due anni dal mio giuramento l’emozione e’ ancora forte. Sento ogni giorno la grande responsabilità del mio ruolo e nel contempo l’onore di rappresentare tutte le donne che lottano ogni giorno per se’ e per i propri cari mamme, nonne, professioniste, militari delle forze armate. Un messaggio un po’ così, forse legato alla suggestione dell’imminenza dell’8 marzo. La festa della donna.
Per carità, tutto comprensibile. Tant’è che piovono le risposte, tutte positive, di donne e uomini, persino di collaboratrici, sulla pagina Facebook del ministro. Pardon, della ministra. E c’è chi la ringrazia per la vicinanza “digitale”, attraverso i social. Attività in cui la Pinotti viene indicata come il politico, pardon la politica, che maggiormente li utilizza per informare e… farsi propaganda. C’è’ poi chi va oltre “Dalle sue parole traspare la competenza e la passione che caratterizzano il suo delicato mandato” o “Competenza, professionalità , immagine. Complimenti signor ministro” o infine “sono immensamente fiera di essere rappresentata, come italiana da una ministra (e ridaie’ n.d.r.) competente e impegnata come lei” . Una sequela di elogi e sperticate lusinghe che lasciano alle spalle e anestetizzano l’amarezza per le brutte polemiche sugli investimenti per gli F35 o le divisioni, parlamentari e non, per l’annunciata partecipazione ai bombardamenti che attraversarono la sinistra e non solo.
Da parte mia, per concludere soltanto due citazioni. La prima dedicata alla ministra che depose l’elmetto. <L’adulazione (o forse meglio sarebbe parlare di autoadulazione n.d.r.) è una moneta falsa che ha corso soltanto a cagione della nostra vanita> (Francois de la Rochefoucauld), francese, scrittore, filosofo e aforista del Seicento.
La seconda, di Lucio Anneo Seneca, conosciuto anche e ai più come Seneca il giovane, esponente dello stoicismo, filosofo , drammaturgo e politico dell’antica Roma, la dedico a me stesso, ma consiglio di buon grado anche alla ministra (che prima di dedicarsi, anima e corpo, alla politica insegnava lettere) di farne l’uso che meglio ritiene. Eccola <Preferisco molestare con la verità che compiacere con le adulazioni>. A perenne futura memoria per la celebrazione-autocelebrazione del prossimo anniversario.
Max Turbatore


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