Tonno rosso non avrai il mio scalpo
C’è una sottile vena ittica che negli ultimi giorni lega le due damigelle di Claudio Burlando nel periodo della sua permanenza in via Fieschi come presidente della giunta regionale. Raffaella Paita, indicata come il suo delfino, avrebbe dovuto succedergli ma i risultati delle ultime votazioni avevano rivelato a sorpresa passi indietro, come i gamberi, per quanto riguardava le preferenze. La sua collega Renata Briano non sapendo che pesci pigliare ma prevedendo che avrebbe preso pesci in faccia, se si fosse ripresentata in Regione, aveva preferito buttarsi a pesce sulla candidatura propostale dal Pd al parlamento europeo. Riuscendo poi ad essere eletta e in seguito nominata vicepresidente della commissione pesca, dimostrando, a dire il vero, di non essere, come qualche maligno poteva aver pronosticato, ne’ carne ne’ pesce, e nemmeno un pesce fuor d’acqua sulla materia specifica.
Senonche’ dopo essersi amate e poi odiate quando alle primarie la parlamentare europea si era schierata con Civati e Cofferati e la Paita ha poi incassato la sconfitta ad opera di Giovanni Toti adesso sembrano perlomeno parlare la stesa lingua.
Così mentre la Briano twitta per pubblicizzare la sua intervista sulla seconda rete TV ospite del programma dedicato alle attività del parlamento europeo in cui illustra l’emendamento per la suddivisione delle quote di tonno rosso, la Paita include nella sua news letter un articolo comparso sull’Espresso in cui si esaminano i primi sette mesi di operato del presidente della Regione Giovanni Toti e della sua giunta. Un lungo articolo di cui il capogruppo Pd in via Fieschi fa suo il titolo “In Liguria comanda il pesce in barile” rilanciando l’accusa a Toti di essere qui solo di passaggio, in attesa della corsa per candidarsi alla presidenza del consiglio. Da vero delfino di Berlusconi a cui, pensando a palazzo Chigi, continuerebbe a fare gli occhi di triglia o da pesce lesso che dir si voglia.
E mentre la materia per la Briano appare del tutto plausibile e come mamma, cuoca, naturalista, al momento eurodeputata del Pd e vicepresidente della commissione pesca sembra piuttosto naturale che si occupi di bianchetti, mitili e persino di pescherecci momentaneamente in ostaggio, per la Paita il linguaggio ittico appare più stentato anche perché dopo il rinvio a giudizio di Rosso, Rixi e Bruzzone per le spese pazze non si è sbattuta nemmeno troppo a sostenere che il pesce puzza dalla testa, restandosene muta… come un pesce.
Comunque essendo conscia che in materia di opposizione chi dorme non piglia pesci, dimenticando che solitamente il pesce grosso mangia quello piccolo si è ritrovata a pubblicizzare l’articolo dell’Espresso con tanto di paragoni ittici per il presidente Toti forse per sostenere che Toti, in qualità di presidente, milanese ospite in Liguria, come. il pesce, dopo 210 giorni già puzza.
E tanto per tenere il passo delle due ex vallette di Claudio Burlando vogliamo ricordare una frase ittica di Friederich Nietzsche “il pubblico scambia spesso colui che pesca nel torbido con colui che attinge nel profondo”. Ogni riferimento al patron delle damigelle che dopo la batosta indiretta in Regione ha avuto una curiosa metàmorfosi, da squalo predatore a tonno rosso, vuole essere puramente casuale.
Max Turbatore
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