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Spese pazze, un bel tacer non fu mai scritto

Attenzione, l’argomento è di quelli scivolosi, da prendere con le molle. Tanto è vero che  consiglieri e giunta regionale, almeno pubblicamente, se proprio lo devono trattare, lo affrontano di lato. E solo se direttamente chiamati in causa. Tuttavia non si discostano dagli italici costumi che vanno dal piagnisteo, all’evocazione di un fantomatico complotto, fino alla dichiarazione di rito impregnata di garantismo e di fiducia nell’operato della magistratura. È tornato il fantasma delle spese pazze dei nostri politici alla faccia delle tasche dei poveri contribuenti. È tornato con il rinvio a giudizio dell’assessore Edoardo Rixi e dei consiglieri del centro destra Francesco Bruzzone (Lega Nord) e Matteo Rosso (Fratelli d’Italia), ma coinvolge tanti personaggi usciti di scena con le ultime elezioni appartenenti, comunque, all’intero novero dei partiti rappresentati in Regione, fatti salvo i Cinque Stelle, che al momento dell’inchiesta, non avevano messo ancora piede in via Fieschi. Oltre ai tre menzionati nell’indagine restano coinvolti, chi più chi meno, altri venti soggetti politici. Motivo per cui la casta se può lascia perdere e sennò si limita a suggerimenti via twitter senza impantanarsi in un tema scomodo che potrebbe nascondere figuracce dietro l’angolo.
Così il governatore Giovanni Toti lapalissianamente osserva che in uno stato di diritto si è innocenti sino al terzo grado, prevenendo una strumentale richiesta di dimissioni che l’opposizione, comunque, si guarda bene dall’avanzare nonostante l’incombere della Severino una volta pronunciata la sentenza.  <Sono certo – dice – che Bruzzone, Rixi e Rosso da persone per bene  quali sono usciranno immacolati da questa vicenda>. Al di là della ottimistica dichiarazione di Toti davvero poca roba, fatta salva la giustificazione di Edoardo Rixi che allude al solito complotto della magistratura  con l’apertura dell’inchiesta a pochi giorni dall’annuncio della sua candidatura in Regione <Non sono sorpreso in questo paese le cose vanno in questo modo>. Impressioni sull’impronta della dichiarazione del suo capo Matteo Salvini che già a quei tempi aveva parlato di “tempismo da campagna elettorale”. Ma nel merito del diluvio di scontrini per ostriche e soggiorni che nulla avevano a che fare con l’attività politica vedi caso nessuno si è sognato di entrare.
Si diceva perciò che  da parte dei politici locali, il silenzio omertoso sull’inchiesta, magari motivato dall’esigenza di non voler disturbare gli addetti ai lavori, è passato sovrano.
Senonchè compare un cinguettio maligno sulla pagina della Raffaella Paita di tal Francesco Nicodemo che si fregia di una definizione personale in cui ammonisce <Uomo sono. Nulla di ciò che è umano mi è estraneo. Sei nel giusto? Seguirò il tuo esempio. Non lo sei? Lascia che ti metta in guardia>. Francesco Nicodemo altri non è che il gestore della comunicazione del Governo via internet. Un personaggio che Andrea Scanzi sul “fatto” prima ha definito il più grosso autogol di Matteo Renzi per affondarlo in seguito con un lapidario <Lasciamo perdere la tenerezza che suscita un trentacinquenne che passa tutta la sua vita su twitter nel tentativo di difendere il suo Dio>.
Il Nostro, napoletano verace, domanda aiuto alla Paita. Si è infognato in una lunga ricerca nella rete sulle precedenti dichiarazioni di Salvini in tema di spese pazze. Evidentemente al nostro Premier interessa vellicare sull’argomento il segretario della Lega Nord che ha proprio come suo vice il malcapitato Rixi. Raffaella Paita, come ogni buon soldatino accorre in ausilio e risponde postando le dichiarazioni del leader del Carroccio che probabilmente Renzi prenderà come spunto per l’ennesima polemica.
Forse a l’uomo della rete di Renzi sarebbe bastato risalire a un videomessaggio del pentastellato Alessandro Di Battista che dopo un lungo elenco di spese pazze di esponenti leghisti e a favore del “Carroccio”, ricordando che Salvini al di là della politica non aveva in precedenza mai lavorato se non come cronista de “La Padania”, chiedeva di tagliarsi lo stipendio e di restituire tutti i soldi che la Lega si era pappata. Intimazione a cui Salvini pare abbia risposto da par suo con il gesto dell’ombrello, anticipando le gesta per cui Silvio Berlusconi se la rideva in tribuna vip durante l’ultimo derby della madonnina.
Un’ultima nota per gli amanti del “contrappasso”. Il giudice per l’udienza preliminare che ha inviato il rinvio a giudizio a Rosso, Rixi e Bruzzone risponde al nome di Roberta Bossi, proprio come la stirpe che ha iniziato a bagnarsi sulle rive del Po per poi essere estromessa in seguito agli scandali per altre malversazioni. Corsi e ricorsi storici. E se il buon giorno si vede dal mattino…

Max Turbatore

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