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La Commenda, S. Ugo e il Papa che giustiziò i congiurati

La modernità pur con tutti i suoi comfort, veri o presunti tali, ha imposto nel secoli una forma di “pensiero unico” rispetto alla storia e al passato. I monumenti, gli edifici, le strade, intere aree una volta funzionalizzate agli usi correnti nel migliore dei casi, oppure demolite nel peggiore assumevano il volto e il ruolo imposto dal “nuovo ordine delle cose” e nel giro di poco tempo le complessità storiche e politiche di quei luoghi svanivano sostituite dall’utilità corrente attribuito all’oggetto dai nuovi tempi. La modernità, inoltre, aveva una gran fretta di voltare pagina vuoi per ragioni economiche (la speculazione edilizia ha demolito dalla sera al mattino una marea di edifici di valore sostituendoli con degli obbrobri) alle volte anche politiche.

 

Con la confisca delle chiese e dei conventi, Napoleone per questioni politiche e ideologiche, come si direbbe ora, non contribuì certo alla salvaguardia di molte strutture ecclesiastiche ricche di storia e di arte. Succede così che una struttura ancora oggi imponente e nonostante tutto, salvaguardata come la Commenda di S. Giovanni di Prè non sia del tutto considerata e valutata come merita. Posta all’estremo ovest del centro storico, assediata da via Gramsci e da un labile “non luogo” di fronte a sé trafficato con non molti riguardi per il decoro urbano da gruppi eterogenei di persone oggi la Commenda è un bel museo, magari poco considerato come succede spesso a Genova ma il suo prestigio nel lontano passato era molto diverso. Per capire cosa rappresentava la Commenda nella grande epopea delle Crociate bisogna scomodare paragoni impensabili. Per il Medioevo quel luogo rappresentava una tappa fondamentale di arrivo per chi scendeva dal nord della Germania o della Francia oppure per chi arrivava dall’Inghilterra per partire verso la Terra Santa. Vedere la Commenda rappresentava per quella gente quello che secoli dopo poteva essere l’emozione di vedere la Statua della Libertà dopo il lungo viaggio transoceanico.

Costruita nel 1180, per volontà di frate Guglielmo dell’ordine dei gerosolimitani, sulla preesistente chiesa del Santo Sepolcro dove erano state deposte le presunte ceneri di S. Giovanni Battista poi trasferite nella cattedrale di S. Lorenzo, la chiesa ebbe la funzione di “stazione marittima”, di ospedale e di ricovero.

Si affacciava direttamente sul mare e nei pressi scorreva un rivo oggi interamente coperto. Al piccolo corso d’acqua dedicato a S. Ugo è proprio legata una leggenda riferita al santo che fece il miracolo di far scaturire l’acqua dal sasso di un fossato.

Allora la struttura si trovava fuori dalle mura cittadine in una zona scarsamente popolata e si può solo immaginare lo scenario che la circondava: confusione, animali e persone che si dirigevano verso i moli e la riva per salire sui grandi velieri che partivano per il Medio Oriente, ci potevano essere anche delle tende intorno alla Commenda, il fumo dei fuochi accesi che saliva verso il cielo del mattino, militari e ecclesiastici a frotte seguiti da mercanti e artigiani. Un centro cosmopolita dove passarono e si incrociarono nei decenni alcune delle figure centrali dell’epoca: Goffredo di Buglione, Re Riccardo cuor di leone e ovviamente, Guglielmo Embriaco che faceva gli onori di casa.

La Commenda rimase per lungo tempo un punto di riferimento e un luogo privilegiato per l’accoglienza di figure di spicco soprattutto nell’ambito ecclesiastico, qui di dimorò Urbano V nel 1367 di ritorno dal suo esilio ad Avignone e qui accadde l’episodio fosche tinte noir del 1385 quando a Genova arriva Urbano VI in fuggito da Nocera dove era stato assediato dalle truppe di Re Carlo III di Napoli. Con lui insieme alla sua corte c’erano sei prigionieri, dei cardinali che avevano ordito una congiura nei suoi confronti e tra questi c’era anche il ligure Bartolomeo Cogorno. Per i prigionieri tirava una brutta aria perché il papa voleva punire con la morte il loro gesto. A Genova furono in molti quelli che mossi a compassione chiesero al pontefice di avere clemenza nei confronti del Cogorno. Il papa a sua volta accettò soltanto le implorazioni del re d’Inghilterra per liberare il cardinale Adam Easton, gli altri furono giustiziati con la garrota e seppelliti nei sotterranei.

Il gesto creò un forte malcontento della popolazione nei confronti del papa con numerose aggressioni alle figure al suo seguito. Fu così che nel 1386 Urbano VI pensò che era il caso di lasciare Genova. La chiesa nei secoli subì diverse trasformazioni e ristrutturazioni. Con la soppressione degli ordini religiosi del 1798 venne adibita a usi civili per essere poi successivamente, nuovamente consacrata nel 1873. Oggi è, come si diceva, un interessante museo interattivo che racconta la storia dell’edificio e dell’epopea delle crociate.

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