I quadri di Elisabetta, un manifesto per la cura della dislessia

La mostra di Elisabetta Cristoffanini fino al 2 dicembre nella Galleria Arte studio in piazzetta San Giovanni il Vecchio

(Elisabetta Cristoffanini, a sinistra, con la sorella Elena)
Quando la maestra della prima elementare chiamò la madre per dirle: <Signora, sua figlia è scema> per Elisabetta poteva aprirsi un fututo gramo, come quello di migliaia di persone dislessiche. Invece, sua madre non ha accettato un verdetto frettoloso, pronunciato da un’insegnante legata ai vecchi metodi d’insegnamento, quelli della bella grafia e del mancinismo contrastato che tante vittime ha fatto fino a qualche anno fa. E ha fatto bene, perché Elena, grazie alla musicoterapia non solo ha pienamente recuperato i suoi problemi, ma, oltre ad aver studiato all’Accademia di Belle Arti e ad essersi specializzata in Decorazione (che adesso è il suo lavoro), dipinge bellissimi quadri che ha ora raccolto in una mostra, “La dislessia è un danno, ma può essere anche un dono” (presso la galleria Arte Studio, in piazzetta San Giovanni il Vecchio fino al 2 dicembre) con la precisa volontà di racontare la sua storia in modo che altre persone possano trovare la forza e l’indentivo di affrontare lo stesso problema con uguale forza. <Mi è sembrato giusto – spiega Elisabetta – aiutare chi ha lo stesso problema che avevo io. Ci sono persone dislessiche che sono riusite a scrivere libri e persino a fare gli attori>.
La strada di Elisabetta è passata per la musica di Mozart ed è stata individuata da medici milanesi. Per fortuna, il suo percorso è stato aiutato da un’intelligenza superiore alla media (misurata con test specifici e in barba alle valutazioni della maestra elementare) ed è sfociata nelle marine e nei paesaggi che dipinge e con i quali testimonia che guarire si può.


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