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L’associazionismo sociale in centro storico

Nell’ambito della rassegna “Rileggere il Centro Storico”, oranizzata dalla Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale e dall’Università di Genova, Mario Calbi ha parlato lunedì scorso  de “L’associazionismo solidale”.
Ecco la sua relazione

Per fare il “lavoro” che Luca Borzani mi ha assegnato, mancando io dal Centro Storico da molti anni, ho raccolto notizie, valutazioni e proposte da persone che ritengo” testimoni privilegiati” o che sono in possesso di conoscenze utili per ragioni di ruolo o professionali. In fondo se ne trova l’elenco.

La quantità e la eterogeneità dei dati mi ha costretto a cercare un criterio semplificatore e ordinatore. Ho quindi considerato l’oggetto del lavoro come se fosse un sistema organizzativo, e per descriverlo ho usato lo schema inventato da Richard Normann ne “La gestione strategica dei servizi” ben noto a chi si occupa di queste cose.

In sintesi si tratta di considerare l’organizzazione sotto cinque aspetti, le “sfere” concettuali degli utenti, dei servizi dati, del sistema per erogarli, dell’immagine con la quale sono mostrati e visti e infine la sfera più importante quella della cultura di queste organizzazioni, potremmo dire del suo senso e dei suoi valori.

Il territorio è quello del Centro Storico circoscritto ai tre Sestieri di Pre, Molo e Maddalena, ben delimitato dalle strade “nobili” ,dal Ducale, dal porto, dalle stazioni. La scelta non è arbitraria perchè, più che ad una realtà urbanistica, corrisponde ad un’entità percepita come tale all’interno e all’esterno.

 

2)

La “ sfera” della domanda di solidarietà riguarda le grandi fasce dei bisogni primari: reddito, casa, lavoro, salute e dalle così dette nuove povertà di tipo relazionale e culturale. Conosciamo abbastanza bene- anche grazie agli incontri precedenti- i numeri della popolazione, classi di età, provenienza. Non ci sono invece dati certi riguardo ciò che ci interessa.

Possiamo però avvicinarci alla questione attraverso gli “indizi” che mi sono stati forniti dai miei interlocutori.

  • Non ci sono dati sulla povertà;
  • sulla disoccupazione il dato provinciale (57.000 in cerca di lavoro, di cui 8.000 invalidi) non ci dice niente sul nostro territorio;
  • anche i dati sulla casa sono carenti. Sul bisogno di case la graduatoria comunale del 2012, in vigore per l’assegnazione di case ERP, è fatta da 4.227 domande, di cui ben 574 provenienti da Pre Molo Maddalena; delle 300 persone assegnatarie solo 20 hanno dato preferenza a questa zona;
  • Don Nicolò Anselmi delle Vigne: su 900 famiglie della sua parrocchia 200 sono in difficoltà economiche serie;
  • “S.Egidio” nel centro “Gente di Pace” di Via Vallechiara vede 250-300 persone ogni mattina a prendere panini per mangiare ( o a mensa due volte la settimana). Sono 1200 al mese, 1/3 stranieri ( costo € 8.000 al mese !);
  • al “Drop in” del Ghetto l’AFET eroga 150-200 docce la settimana;
  • Bruna Doglio, al “Punto Emergenza” di Via Pre – uno dei luoghi magici del Centro Storico- distribuisce 10 pacchi di pannolini per bimbi al giorno, 100/120 a mese, 800 in sei mesi ,oltre a vestiti e giocattoli;
  • “Città aperta” riceve nell’ambulatorio di medicina di base di Vico del Duca 10-15 persone al giorno, sono stranieri non regolari, STP per l’Asl ai quali fornisce anche sostegno legale per questioni sanitarie. In carico ci sono 200 persone. Dal ’94 19.000 pazienti, 350.000 visite;
  • “S.Marcellino” incontra all’accoglienza 700 persone senza dimora all’anno. Ci sono 7.000 cartelle personali;
  • “S.Egidio” organizza due giri serali alla settimana per i “barboni” e tocca ogni volta tra 60-100 persone;
  • i Servizi di Salute Mentale dell’Asl 3 a Pre Molo Maddalena hanno in carico più di 400 persone delle 1.700 e oltre seguite nella zona che arriva sino a S.Martino. 30% sono considerate gravi;
  • il SERT di Piazza Dante ha seguito nel 2014 circa 600 persone dipendenti da alcool ,gioco d’azzardo, droga: 100-150 sono le prime visite, i nuovi arrivati al Servizio;
  • “S.Egidio” segue anche a domicilio 200 persone anziane, altrettante sono seguite dal Comune (ATS);
  • nella Comunità di Vico Monachette “Massoero 2000” ospita 12 persone e un’altra ventina in alloggi diversi ;
  • nella Chiesa della Maddalena (Don) Paolo Diral ha allestito una trentina di alloggi temporanei per coppie giovani e persone sole recuperando spazio dalle abitazioni dei confratelli e dei magazzini;
  • la Casa della Giovane ospita una ventina di donne con bambini;
  • nei 4 Nidi comunali ci sono 212 posti ( ora 172 attivi) e altri 147 in 6 strutture convenzionate o accreditate;
  • nei 6 Centri di aggregazione per bambini e adolescenti sono accolti ( iscritti) quasi 500 minori:120 al Formicaio, 100 al Cesto, 80 a Street-In, 50 a Vega, 50 a La Salle, 60 sono alla Staffetta, 80 nella Scuola della Pace (ex Scuola Popolare) di S.Egidio. La frequenza effettiva è alta;
  • i dati dell’ATS per il centro Storico parlano di ordini di grandezza di 1.000 minori, 1.000 adulti, 1.000 anziani seguiti con vari tipi di servizi dall’assistenza comunale (però in tutto il Municipio Centro Est).

 

Questi dati sono parziali, incompleti ma rendono un’idea della domanda di assistenza.

 

3)

Ora vediamo le altre due “sfere”, quelle della offerta di prestazioni e del modo in cui vengono erogate, cioè da chi e dove.

Il perno è il Distretto Socio sanitario, formato da Comune (ATS) e ASL. Non parliamo qui dei Servizi Sanitari. Il Comune con i suoi 24 assistenti sociali, due educatori, psicologi d’appoggio e altri addetti lavora sopratutto grazie alle strutture fornite dal così detto Terzo Settore (TS: Cooperative sociali, Volontariato,Fondazioni,ecc) in convenzione, accreditamento o attraverso due Patti di Sussidiarietà ( per i senza dimora e contro la violenza sulle donne) e grazie alla collaborazione di numerose organizzazione della società civile come le Parrocchie, i gruppi informali,ecc. Le iniziative che collegano l’incontro con le povertà estreme e le situazioni multiproblematiche ai centri pubblici e privati specifici per l’assistenza si intrecciano con attività di aggregazione sociale e promozione culturale per gruppi di popolazione meno oppressi da bisogni primari allo scopo di fare la così detta prevenzione del disagio e per migliorare la qualità complessiva della vita e dell’ambiente.

Per descrivere questa complessa realtà mi serve la metafora del “puzzle” che nel nostro caso è frammentatissimo e multicolore. Vediamo di comporlo:

  • ci sono i “Santi” più noti ,”S.Egidio”, “S.Marcellino”,”S.Benedetto” un po’ in sordina dopo la morte di Don Gallo;
  • 9 Centri d’Ascolto Parrocchiali e le molte attività connesse;
  • le iniziative assistenziali di Valdesi, Focolarini e quelle delle Moschee;
  • l’assistenza agli anziani grava sopratutto sulle famiglie e quindi sulle così dette “badanti” ma vi sono alcune organizzazioni che le supportano, come il Grappolo , Agorà e altre;
  • ci sono scuole di lingua e cultura italiana per stranieri : “S.Egidio” con 400 iscritti, Associazione Pas a pas con 140 iscritti e altre;
  • l’edificio Migrantes dell’Opera Diocesana ospita ora 44 persone; c’è in allestimento un appartamento per oltre 20 persone ex detenute con la Cooperativa “Un’altra Storia”;
  • i pazienti psichiatrici sono appoggiati anche da 4 Associazioni tra le quali la storica ALFAPP con centro in Via Malta e la Zanzara a S.Siro con volontari all’opera da 20 anni. L’AFET ed altre aiutano i tossicodipendenti, altre ancora le persone dipendenti da alcool e da gioco con forme di auto aiuto;
  • i Centri Civici comunali (Case di quartiere) del Ghetto (GET UP) Salita del Prione (Remigio Zena) Vico Papa ,Pre offrono spazi per varie attività ad una settantina di associazioni alcune delle quali formate da immigrati (Filippini,Senegalesi,Albanesi, Equadoriani, Ghanesi,Marocchini) con un’utenza di centinaia di persone e convenzioni a pagamento , ma gratuite per finalità assistenziali o per l’inserimento di persone assistite;
  • ci sono le attività del Cesto ai Gardini Luzzati per l’aggregazione sociale e come alternativa di qualità alla movida dei “chupitos” ( e l’Olimpic Maghreb per lo sport);
  • il Laboratorio del Formicaio in Via delle Mura del Molo insegna mestieri artigianali a giovani in difficoltà;
  • il Chiostro della Chiesa della Maddalena è aperto alle associazioni di promozione umana; ci sono cucine dove vengono confezionati pasti in rete; cucine e mense anche a S.Sabina e altrove;
  • il Teatro Altrove , gestito da una coalizione di associazioni di cui Arci è capofila, fa cinema, musica, cucina, teatro con un cartellone di 40 date all’anno;
  • le associazioni delle donne collegate da un Patto di Sussidiarietà con il Comune gestiscono i Centri Anti violenza di Salita Mascherona e Via Cairoli;
  • c’è un “ movimento” per la casa che promuove l’occupazione di alloggi in vari edifici del Centro Storico secondo regole di corresponsabilizzazione degli inquilini e decisioni assembleari;c’è il Sindacato degli inquilini ed anche un Circolo Anarchico che porta il nome spiritoso di “Grimaldello”;
  • l’Associazione Balgasar che riunisce genitori e insegnanti delle scuole del quartiere (Baliano, Garaventa e Sarzano) promuove il rapporto tra scuola e territorio;
  • ci sono le attività culturali di Don Farinella a S. Giorgio, del Teatro della Tosse, di Lucrezia e dei pochi posti in cui si fa musica dal vivo, non solo cover;
  • “Libera” lotta contro la mafia e la studia con un Osservatorio giuridico, organizzata in gruppi con un centinaio di persone giovani; avrà il problema della gestione di 70/80 beni confiscati in loco. A Natale farà con Arci la mostra “La mafia non è”
  • il Progetto “Fatti mandare dalla mamma” tutela la sicurezza dei bambini in uscita da scuola con commercianti,genitori, volontari, Auser , Associazione Carabinieri,Vigili, Questura;
  • Terra ! Onlus e l’associazione per i “Giardini di plastica” lavorano sull’abbellimento verde e il giardinaggio urbano assieme ad altre che formano l’Altra Via o utilizzano gli spazi del Palazzo Verde di Via del Molo;
  • il Centro Velico Interforze porta in barca a vela disabili bambini e anziani;
  • la Casa della Musica gestita da una cooperativa sociale fa anche musicoterapia per bambini disabili;
  • il Progetto Girasole promuove uno sconto su prodotti alimentari a famiglie seguite dai Centri di Ascolto;
  • gli Sportelli sociali gratuiti del Comune in Via Prè (ex Incubatore di impresa) ospitano 16 associazioni e sindacati nell’arco della settimana: immigrati senegalesi, alcolisti in trattamento, papà separati, sportello giovani CGIL, supporto vittime fallimenti e vittime dello stalking, counseling,ecc;
  • e molto altro ancora.

 

Accanto ai servizi più o meno stabili ci sono gli eventi: a giugno si è svolta la “Biennale della prossimità” nazionale durata tre giorni ,che ha coinvolto decine di organizzazioni di tutta Italia in riflessioni e confronti sulle nuove forme della solidarietà. In precedenza c’era stato l’”Arcipelago della solidarietà”. La “Notte dei bambini” dell’estate scorsa ha visto 3-4.000 partecipanti. Il 21 novembre le associazioni dell’Altra Via di Posta Vecchia hanno distribuito bulbi ai cittadini che desideravano abbellire con piante i loro balconi. Evento indimenticabile è stato il giro dell’Elba sulla barca a vela di Lorenzo Costa, storico fondatore del Cesto, fatto da due maestre e 25 bambini ella Scuola Garaventa. Da anni c’è la settimana del Suq. L’elenco sarebbe ancora molto lungo, fatto di feste,cene collettive, inaugurazioni.

Gran parte del lavoro viene fatto da volontari:

  • una componente importante sono gli scout, con due gruppi AGESCI ed uno CNGEI, presenti in numerosissime attività;
  • un’altra componente di rilievo sono i medici e altro personale sanitario: nell’ambulatorio di Città Aperta ci sono 10 medici e 10 persone per l’accoglienza; pediatri sono all’opera con Paolo Cornaglia Ferraris in Via S.Siro e nel centro di Bruna Doglio a Prè; altri lavorano nella sede del Drop-in di Vico Croce Bianca e presso la Croce Rossa ( con un dentista) ,altri ancora nel centro di Via Valle Chiara di “S.Egidio” ed altri ancora presso Parrocchie;
  • “S.Marcellino” mette in campo, oltre agli operatori dipendenti, 300 volontari;
  • “S.Egidio” schiera 20-25 giovani e 10 insegnanti abilitati nelle sue scuole, 50-60 per i giri serali e molti altri anche per tenere in ordine la Chiesa che ora li ospita, quella dell’Annunziata (che ha preso tre Tripadvisor per come accoglie i visitatori);
  • 11 sono i volontari della Staffetta oltre i dipendenti;
  • la Croce Verde di Piazza Matteotti ( ora al Porto Antico) ha 100 volontari.

 

Si stima che nelle diverse zone e attività siano impegnate almeno 1.000 persone , probabilmente di più , distribuite però diversamente nei Sestieri dove Prè rimane il più sguarnito. Ma sarebbe stupido contrapporre l’impegno dei volontari a quello dei dipendenti pubblici o del Terzo settore, in grandissima parte capaci, motivati e non di rado anch’essi volontari oltre le competenze e l’orario di lavoro.

I contenitori di questa massa di servizi e persone sono invece scarsi e sovraffollati, come le Case di quartiere comunali e gli altri luoghi di aggregazione. Diventano preziosi allora le piazzette tra i vicoli, il salone di S.Sabina, il chiostro della Maddalena e fa rabbia il possibile campetto di calcio inutilizzato per diatribe tra i proprietari accanto alla Staffetta di Vico Tacconi. Sarebbe utilissimo come propone l’associazione Scuola Aperta fruire degli spazi scolastici nelle ore libere dall’insegnamento. Però non dobbiamo dimenticare i grandi contenitori contigui del Ducale e del Porto Antico e quello centrale di Architettura a Sarzano

 

Molte delle attività sono svolte da, grazie a , o attorno a centri promotori e aggregazioni stabili. Il principale motore è il Municipio Centro Est con i suoi amministratori e dipendenti pubblici , in particolare l’Ufficio Progetti speciali . Riconosciuto dai più è l’impegno a superare le carenze di risorse e i vincoli della burocrazia. Si stima che ad esso facciano capo 150 diverse associazioni .

L’ATS appare invece sopraffatto, dal carico di lavoro da un lato, dalla mancanza di risorse dall’altro, ma resta la presenza sociale pubblica che fa da sfondo e finanziamento a gran parte delle attività.

La presenza dei CIV è diversa secondo le zone e secondo le componenti di esercizi “bianchi”,”grigi” e “neri”, come diversa è quella delle Parrocchie. In questo momento la Maddalena e le Vigne sembrano dotate di particolare forza propulsiva. Si sente il ritiro di Don Luigi da S.Siro.

Il Celivo agisce in seconda istanza per dare supporto alle associazioni di volontariato.

All’interno delle comunità, e sempre secondo la diversa situazione dei Sestieri ci sono ancora i Comitati, con una seconda generazione di attori: i due della Maddalena e l’ASSEST, che prova anche a contrastare la movida, due a Prè, di cui uno , l’Osservatorio, sorveglia le attività illegali del luogo e le segnala alla Polizia. E’ forte la spinta aggregativa alla Maddalena con l’Associazione AMA, che associa 120 persone e l’informale Liberi Amici Maddalena, in una singolare competizione collaborativa. Paolo Diral cerca di costruire un GLAM ( gruppo lavoro abitanti Maddalena) per fare progetti insieme. A Prè anche l’Auxilium cerca di seguire l’esempio della Maddalena facendo capofila dell’associazione Tutti insieme tra le tre Parrocchie, l’ANSPI e Movimento per l’umanità.

Un bel esempio di aggregazione è stato quello promosso da Don Gallo con le trans di Vico Croce Bianca , che portò a costituire una associazione , Princesa, e ad un accordo con le istituzioni per la riqualificazione del Ghetto.

Merita il ricordo un lavoro di mediazione comunitaria, fatto da Danilo DeLuise e Mara Morelli, nel quale è anche confluita QUICK , associazione di donne di S.Bernardo.

Poi ci sono le aggregazioni informali come quella che si crea alla sera nella zona di Via Prè abitata da senegalesi, al ritorno degli uomini dal lavoro, con le donne sulla porta di casa e i bambini a giocare per strada, liberi ma sotto gli occhi di tutti: un paese africano a due passi dall’Acquario.

 

4)

Riguardo alla “sfera” della visibilità, il Centro Storico rimanda, nei media genovesi e nell’opinione pubblica, l’immagine di un’area di degrado, afflitta dai problemi della fatiscenza delle abitazioni ,della scarsa pulizia delle strade e dalla presenza di prostituzione, spaccio, malavita, abusi, povertà, immigrazione.

Contro ci stanno le canzoni di De Andrè, le foto di Gorgio Bergami e altre mostre , il bellissimo film “ La Bocca del lupo” di Pietro Marcello, la figura e l’opera di Don Gallo, ma non bastano.

La vita multiforme che si svolge all’interno ,con le sue energie, la creatività, la forte spinta a migliorarlo emerge solo per la parte di protesta. L’enorme ricchezza umana potenziale non esce dalle mura. Il puzzle non trova un disegno che lo ricomponga e lo renda riconoscibile dentro e fuori.

 

5)

Siamo all’ultima “sfera” del nostro schema: la “cultura” delle organizzazioni il suo significato e i suoi valori.

Tra le persone con le quali ho parlato, che abitano non a caso quasi tutte nel Centro Storico, c’è il sentimento orgoglioso di appartenere ad un luogo e al mondo vivente che lo costituisce, c’è consapevolezza dei problemi- di prima mano- e la convinzione che sia possibile migliorarlo.

Ci sono spinte a espellere il diverso, l’immigrato, i problemi, a chiudere le porte della città ma in quelli che ho incontrato c’è sopratutto la consapevolezza che la diversità di culture, la stessa complessità dei problemi della convivenza ( e della sopravvivenza) siano, o possano essere, ricchezza di umanità e apertura al mondo. Emergono allora “ricette” visioni, sogni di grande importanza e profondità. Alcune di queste riflessioni mi sono sembrate meritevoli di essere riferite, almeno per come le ho capite:

  • bisogna fare rete, aprire i propri spazi a chi può e vuole usarli, ma per costruire una visione condivisa. Le associazioni devono avere la penultima parola, l’ultima si scrive insieme ed è la mediazione degli interessi al più alto livello ( dice Paolo Diral);
  • tutti si danno giustamente molto da fare, ma bisogna anche trovare il tempo per mettersi, insieme, a pensare a quello che si fa ,al senso di quello che si fa (dice Don Nicolò Anselmi);
  • bisogna che l’aggregazione sociale non si costruisca solo attorno all’assistenza, al disagio, ma anche attraverso la musica, l’arte, la cultura (dice Marco Montoli);
  • l’aiuto che si dà   non deve impedire alle istituzioni di riconoscere con i loro comportamenti i diritti delle persone ( dice Caterina Pizzimenti);
  • è indispensabile il confronto con esperienze che avvengono in altre città e in Europa in campo sociale e culturale per avere nuove idee ed energie ( tra l’altro alcune sono in atto: il Centro Danilo Dolci, l’Associazione Yeast) (dicono in molti);
  • con la reciprocità e il convivio si possono unire l’arte , il sociale, l’ambiente e fare in modo che le reti siano soprattutto rapporti tra persone e non tra sigle ( dicono Federica Terminiello e Francesca Traverso);
  • si possono verificare i risultati positivi dove si sono ottenuti in modo da capire come proporli nelle zone in cui le aggregazioni non riescono a stabilirsi. L’esperienza ad es. della Maddalena e quella delle Case di quartiere potrebbero essere studiate per diventare buone pratiche o per essere estese in altri quartieri della città ( dicono Mario Gagliardi e Paola Borelli);
  • giusto tenere insieme l’agio e il disagio, ma a patto che chi ci lavora non abbandoni mai il rapporto diretto e personale con i poveri ( dice Maurizio Aletti);
  • il degrado di un luogo non è umano ma ambientale e da esso bisogna separare la considerazione delle persone che ci vivono per sostenere la loro dignità ( dice Megu Chionetti a proposito dell’insegnamento di Don Gallo).

Questa non è la cultura di tutte le organizzazioni che abbiamo visto all’opera, ma è una delle sue componenti interne, in confronto anche aspro con altre rappresentazioni che invece ostacolano il riconoscimento reciproco, isolano i perfetti e i migliori dagli altri, contrappongono associazioni consolidate e gruppi informali, quelli di un sestiere rispetto a quelli degli altri o sono in competizione per i finanziamenti pubblici. Però c’è unità di fondo rispetto ad un campo esterno costituito da chi non considera il Centro Storico come una comunità, ma se ne appropria (la malavita, ben presente, la speculazione fondiaria) lo sperpera o ne abusa ( oggi ad es. la degenerazione della movida o i mercatini abusivi ,che hanno però trovato una soluzione dignitosa e probabilmente efficace) o ancora da chi trasforma la vita notturna in un luogo di trasgressione e di pericolo.

 

6)

Siamo arrivati alla fine della rappresentazione dello schema normanniano e della metafora del puzzle e possiamo provare a usare quella del “Tangram”, quel gioco in cui con vari pezzi si possono costruire non una ma più forme riconoscibili e compiute.

Un puzzle infatti non si potrebbe comporre perchè quasi ogni giorno pezzi scompaiono, cambiano colore, altri se ne aggiungono ,e anche perchè non c’è stato un quadro già fatto e forse non ci può essere in una realtà viva ,complicata e in grande trasformazione come la nostra.

Si possono però immaginare dei disegni possibili che orientino i processi e gli diano significato.

Un contenitore formale esisterebbe già nel settore della solidarietà. Era stato indicato dalla Legge 328/2000 di creazione di un sistema integrato di servizi alla persona e poi precisato nel 2006 da una Legge Regionale. La ricomposizione doveva avvenire attorno ad un Piano di Zona, costruito ogni anno su direttive regionali dai vari attori coinvolti: Comune, Asl, Terzo settore, cittadini, altri, applicando il nuovo principio della sussidiarietà, quello noto verticale tra istituzioni e quello nuovo orizzontale della comunità. Da anni il Piano di Zona del Centro Storico non c’è e non si fa neanche quella relazione tecnica che consentirebbe ai soggetti interessati di costruire un nuovo piano su informazioni attendibili e verifiche di risultati, per conoscere, conoscersi, individuare insieme i problemi da affrontare e le risorse da mettere in campo.

Però la realtà del Centro Storico è più articolata del solo aspetto socio-sanitario, come lo dimostrano bene i tipi di attività che abbiamo visto e sopratutto gli intrecci tra di loro.

Allora la ricomposizione potrebbe avvenire attorno alla consapevolezza del Centro Storico come un GRANDE VIVENTE BENE COMUNE, di cui costruire insieme una rappresentazione condivisa, capace di far convergere nell’autonomia di ogni soggetto legami, sinergie, finalità, in un processo permanente di incontro tra cittadinanza attiva e Istituzioni attorno al valore della fraternità e della solidarietà indicate dalla nostra Costituzione.

 

Resta la domanda più importante. Chi produce questa consapevolezza, chi promuove questa costruzione?

La risposta potremmo averla qui oggi. Questa Scuola di Formazione può essere un inizio. E i soggetti che l’hanno voluta, Università,Palazzo Ducale,Municipio ,Comune e la cittadinanza attiva che vi si è impegnata potrebbero essere coloro che la fanno vivere.

 

7)

Ecco l’elenco delle “fonti”, ma avrei dovuto e voluto ascoltare numerosi altri “testimoni privilegiati” e purtroppo non ho avuto il tempo di farlo. Nel testo i numeri sono approssimati al valore più significativo.

Chiedo infine scusa delle dimenticanze e dei fraintendimenti, assolutamente involontari.

 

Maurizio Aletti S.Egidio ; Don Nicolò Anselmi Parroco delle Vigne e Vescovo Vicario; Francesca Bianchi S.Marcellino; Milena Bondanza Terra! Onlus; Cristina Bonzani Salute Mentale Asl 3; Paola Borelli Municipio Centro Est Case di Quartiere; Rosa Calamita Ufficio Casa Comune di Genova; Barbara Carpanini Direzione Sevizi alla Persona Comune di Genova; Megu Chionetti S.Benedetto; Mimmo De Simone Il Cesto; (don) Paolo Diral Padri Somaschi Parroco della Maddalena; Novella Furloni Municipio centro Est Ufficio Progetti Speciali; Amedeo Gagliardi S.Marcellino; Mario Gagliardi Il Laboratorio e AMA; Angelo Gualco Massoero 2000; Stefano Kovac ARCI; Laura Lattanzi Salute Mentale Asl 3; Alberto Mastretta Croce Verde; Davide Mazzanti Il Laboratorio; Marco Montoli Il Cesto e Giardini Luzzati; , Sara Montoli Orti Urbani; Claudio Pesci Auxilium,La Staffetta; signora Pietranera Istituzioni Scolastiche Comune di Genova; Caterina Pizzimenti L’altra Genova; Lidia Prato Centri per l’impiego Area Metropolitana;Giorgio Schiappacasse SERT Asl 3; Federica Terminiello Balgasar, Liberi Amici Maddalena, ecc; Francesca Traverso Il limone lunare;ecc

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