Cimitero monumentale di Staglieno, la storia, il recupero, i restauri, i mecenati, le emergenze, i lavori

Schermata 2015-11-01 alle 18.59.31La situazione dei cimiteri genovesi, l’emergenza “Castagna”

di Monica Di Carlo

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente”.

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto III)

Non si può non pensare a Dante quando si entra nel cimitero di Staglieno. Lui per “perduta gente” intendeva i dannati, noi semplicemente tutti gli uomini e le donne che hanno vissuto a Genova tra la metà dell’Ottocento e oggi. Gente della quale si è per lo più perso la memoria dopo tre, quattro, anche cinque generazioni. È probabilmente anche per questo che tante belle tombe della ricca borghesia sono abbandonate. Troppi, probabilmente, gli eredi. Altrettanto probabilmente molto meno ricchi dei loro avi e non in grado di permettersi un restauro artistico. Poi ci sono le famiglie emigrate e quelle estinte. Fatto sta che tante sono le statue e le cappelle abbandonate. Alcune sono annerite dalla polvere che è penetrata nel marmo, altre sono state oggetto di crolli. Le normative non consentono al Comune di intervenire (ammesso che abbia i soldi per farlo) senza l’autorizzazione degli eredi, ragion per cui è aperta la “caccia ai familiari”. L’amministrazione ha già il suo bel daffare con le sue strutture. Con l’ultima alluvione, quella dell’ottobre 2014, ha ceduto la tombinatura Ottocentesca sulla quale è costruito il campo del boschetto irregolare. Solo per quello, spiega Elena Fiorini, assessore ai Servizi Civici, sono stati spesi 600 mila euro. Altri 400 sono stati spesi per mettere in sicurezza le tombinature dei rivi Veilino e Sant’Antonino che, come il Pontasso, avevano creato problemi lo scorso anno.
Poi ci sono i problemi di degrado causati da anni, anzi decenni, senza manutenzione o con interventi ridottissimi. Il degrado, in qualche caso è oltre il livello di guardia ed è ormai troppo tardi per pensare a interventi conservativi. Ad esempio agli “arconi del Pontasso”, dove il torrente esce in superficie o, meglio, usciva prima di venire tombato, nell’Ottocento. Continuamente logorata dall’acqua, la struttura ha ceduto. È venuto giù un pezzo di copertura e, sopra, alle spalle del campo, i loculi sono in pessime condizioni. La struttura non regge più. Intervenire con le tombe al loro posto non si può e Tursi sta incentivando il trasferimento delle spoglie dei defunti. Anche in questo caso non è facile rintracciare gli eredi, perché si tratta di sepolture piuttosto vecchie, per lo più relative ai primi anni del Novecento. Lo stesso discorso vale per gli ossari tra i campi 33 e 34 e 39 e 40, nella zona del Veilino.
Tanti sono i lavori già terminati e quelli ancora in corso a Staglieno. Altri sono preventivati per il 2016. Ecco la mappa aggiornata degli interventi.

mappa staglienoEcco l’elenco degli interventi recentemente eseguiti: Circa 50 mila euro, con il contributo dell’Asef, sono serviti per la manutenzione straordinaria della copertura della galleria E e della Galleria Nuova Cripta. Quattrocentomila euro sono stati impegnati per la manutenzione straordinaria e il restauro conservativo delle coperture e delle controvolte di un tratto del Porticato inferiore di Ponente, uno dei più frequentati perché vi si trova la statua della venditrice di noccioline. A queste cifre si aggiungono 600 mila euro per il ripristino della tombinatura del Pontasso di cui si è detto sopra mentre 250 mila euro sono stati spesi per il ripristino della funzionalità idraulica di tratti di tombinature di rii Sant’Antonino e Veilini e per la parte piana della zon a semicircolare del rio Pontasso. In questo caso, sono stati impegnati per gli interventi “di somma urgenza”.
In programma, adesso, ci sono il recupero del Porticato inferiore di levante, del Veilino Alto e della Galleria C dell’area accoglienza all’ingressi di Ponente (quello dove ci sono i negozi dei fioristi) che prevede anche un bookshop, perché Staglieno sta tornando meta turistica, come ai tempi in cui veniva visitata da scrittori, artisti e nobili europei.
Altri interventi riguardanti l’asfaltatura (anche a seguito dell’alluvione) sono stati fatti da Aster (70 mila euro circa) che si è anche occupata della manutenzione del verde e, in particolare, dell’abbattimento delle piante pericolanti proprio a causa delle forti giogge dello scorso autunno (10 mila euro). Interventi di manutenzione diffusa sono stati realizzati direttamente dalle squadre del cimitero insieme ai lavoratori Ilva impegnati in lavori socialmente utili e detenuti.
Più complessa è la situazione del cimitero della Castagna dove il primo e il secondo reparto sono transennati dal 1990. C’è un progetto chje risale al 1997che adesso costerebbe circa 5 milioni di euro, una cifra improponibile per le finanze magrissime della civica amministrazione. <Stiamo favorendo le permute – dice l’assessore Fiorini -. Bisogna sgomberare l’area al più presto perché le lesioni sono preoccupanti>. Insomma, esiste un concreto pericolo per la pubblica incolumità. Da trasferire ci sono tombe piuttosto vecchie, risalenti alla fine dell’Ottocento o, al massimo, all’inizio del Novecento. Le ultime inumazioni risalgono agli anni ’50.
È stata, invece, rifatta la copertura della galleria nord-est (500 mila euro) e della galleria di nord-ovest (300 mila euro). Adesso si comincerà a metter mano agli intonaci. Piuttosto disastrata anche la zona del boschetto. La sfalciatura non basta perché il problema è ben più preoccupante e riguarda il deflusso delle acque.
I cimiteri genovesi sono ben 35, dei quali sei radiati (Fontanegli, Nostra Signora del Monte, Cremeno, Murta, Nervi 1 e Quinto), dove non sono più possibili le inaumazioni. Presto arriveranno in tre cimiteri genovesi 902 nuovi ossari che nasceranno dalla collaborazione tra ammin istrazione e cittadini. Tutto nasce dalle richieste dei cittadini di Montesignano che hanno accettato di prenotare e versare una caparra per la realizzazione dei nuovi locali. I posti sono già tutti prenotati. Ai 105 ossari di Montesignano, faranno seguito i 245 del cimitero dei Pini Storti a Sestri, i 480 del cimitero di San Martino di Pegli, i 72 del cimitero di Borzoli.

Per tornare a Staglieno, non è facile tenere in sesto i 33 ettari del cimitero monumentale con le sue 117.600 tombe delle quali 290 cappelle. Il numero delle persone sepolte è enorme, come quello delle opere d’arte.
Walter Arnold, scultore americano che ha scritto il libro “Staglieno: the art of the marble carver” e ha fondato l’associazione Afims, American friends of italian monumental sculpture, ha finanziato già il recupero di cinque opere con le tecniche più moderne e sofiosticate, alcune delle quali sviluppate dall’Iit. Della sua opera, degli interventi fatti e da fare, delle opere d’arte (sculture e cappelle) e delle loro condizioni si parla nel video sottostante dove si possono vedere anche le zone danneggiate dall’alluvione dello scorso anno.

Testo, foto e filmato: tutti i diritti riservati a Monica Di Carlo per GenovaQuotidiana

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