A Staglieno la Spoon River dei Garibaldini. Le storie delle camice rosse: commercianti, portieri e un volontario di 14 anni

Di Monica Di Carlo

Casacca, cappello, fazzoletto al collo e spesso baffi importanti, alla moda del momento. Sempre il petto coperto di medaglie. I garibaldini scolpiti nella pietra dei propri monumenti funebri o impressi nelle lastre fotografiche di fine Ottocento, hanno i volti austeri di chi consegna a chi viene dopo un’eredità messa insieme a caro prezzo e consegnata come un regalo preziosissimo: l’unità d’Italia. Nel campo “dei Mille”, nel cimitero monumentale di Staglieno, sulle lapidi ci sono nomi che ben conosciamo, perché hanno battezzato alcune vie e piazze genovesi: ad esempio Luigi Solari (che fu commerciante e nacque nel 1840 e, indi, partì ventenne dallo scoglio di Quarto) e Tomaso Barabino, di professione portiere.

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(Luigi Solari in una foto inserita nella banca dati dell’Archivio storico di Torino)

Poco più in basso, nel “Boschetto”, c’è Antonio Burlando. Nato nel 1823 e morto nel 1895, combatté con Garibaldi nel 1859 nella seconda Guerra di Indipendenza, nel 1860 nella spedizione dei Mille e partecipà, nel 1867, nel tentativo di liberare Roma. Fu tra i promotoridella Società di Tiro Nazionale (anche conosciuta come Società dei Carabinieri Genovesi), fondata a Genova nel 1852, che fu uno dei principali centri organizzativi del movimento mazziniano in Italia. Burlando era iscritto alla Massoneria nella loggia ““Trionfo Ligure”. A Genova è ricordato da due monumenti, uno al cimitero monumentale di Staglieno, e l’altro nella via che, appunto, porta il suo nome.
Nel campo dei garibaldini, però, ci sono tanti altri uomini che hanno combattuto e che sono sconosciuti. Alcuni non sono nemmeno ancora inclusi nell’elenco dei soldati che hanno nella loro vita sposato la causa dell’Eroe dei due Mondi e hanno partecipato alle sue battaglie, non solo in Italia. All'”anagrafe” delle camice rosse sta avorando l’Archivio di Stato di Torino che ha censito, per adesso, 35 mila persone.
Ecco il link dove potete consultare le schede già inserite, alcune delle quali raccontano molto di quei valorosi soldati, mentre altre, molto scarne, rivelano appena il nome.
http://archiviodistatotorino.beniculturali.it/Site/index.php/it/progetti/schedatura/garibaldini
I garibaldini sono, probabilmente, molti di più. Anche i mille, quelli che con Garibaldi hanno fatto il viaggio da Genova a Calatafimi, sono sottostimati. Sicuramente erano almeno 1.001 perché Domenico Toscanini, che pure è ricordato nell’iconografia tradizionale della spedizione, non è nell’elenco. Eppure lo si vede in diversi quadri che hanno come soggetto la partenza dallo scoglio nel 1860.

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Quel ragazzino che sale sulla nave e Domenico Toscanini che si arruolò sfuggendo ai genitori. Probabilmente non fu registrato perché troppo piccolo. Chissà quanti altri sfuggirono ai “quaderni” in cui furono annotati i volontari. Ecco dove potete vedere i volti di quelli schedati http://www.clubdomenica.it/mille/index.html. C’è anche una donna, l’infermiera Rosalie Montmasson che fu prima concubina, poi moglie di Crispi dal quale si separò a causa delle frequenti infedeltà dell’ormai deputato che ebbe due figli da due donne diverse.

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Per tornare a Toscanini, portò a casa la pelle e non si perse mai una commemorazione alle quali si presentava col suo variegato campionario di medaglie sul petto.

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A Staglieno, nel Pantheon, ci sono anche le ceneri di Nino Bixio (anche lui “titolare” di una strada, a Carignano), sempre ammesso che siano davvero le sue. Bixio, infatti, oltre che militare, fu politico r imprenditore. Morì di colera durante un viaggio di lavoro verso Batavia (Giacarta) e fu sepolto in Indonesia. In articolo del Corriere della Sera risalente al 1999 si legge che

Nella primavera del (18)76 il capitano di fanteria Bardok sostenne di aver ritrovato pochi resti e la cassa, dopo lunghe ricerche che costarono la vita a numerosi soldati caduti in imboscate. I resti, presunti, furono traslati a Giakarta. A Singapore vennero cremati. In Italia, arrivarono le ceneri.

Torniamo, però, ai garibaldini ignoti ai più e al campo che accoglie i loro resti. Tra le sepolture ci sono quelle di persone nate anche più di 15 anni dopo la spedizione dei mille. È il caso, ad esempio, di Galileo Carletti, nato nel 1877. Le battaglie di Garibaldi sono state molte, per diverse cause, in diversi paesi, Argentina compresa.

Arrivare al campo dei Mille e dei reduci Garibaldini non è difficile. A Staglieno esiste un servizio di bus che percorrono i viali partendo dall’entrata di ponente e da quella di levante. È bene ricordareche durante la ricorrenza dei defunti il servizio viene sospeso.

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