“Genova stregata” e la vecchina di vico dei Librai

Di Black Giac – Si può anche non credere ai fantasmi, anzi, non esistono elementi scientifici che avvalorino la possibilità che una volta passati a miglior vita la nostra anima continui a fluttuare qua e là, magari emettendo ululati o sferragliando catene ma è altrettanto vero che molte culture antiche soprattutto di stampo anglosassone hanno portato sino a noi una possente produzione letteraria dedicata agli spettri.

In epoche più recenti, nel ‘900 Carl Gustav Jung ipotizzò che i fenomeni paranormali fossero segnali dell’inconscio collettivo, come i sogni sono spie dell’inconscio individuale. I fantasmi esprimerebbero i rimorsi e il dolore dei vivi passando attraverso la simbologia rappresentata dalle figure spettrali. Possono essere stretti parenti, soldati, figure religiose, persone che per una ragione o per l’altra hanno prodotto nella loro esistenza un vissuto tale da diventare “simbolico” per il nostro “inconscio rappresentazionale”.

La storia di Genova secondo la tradizione sarebbe assai povera di storie di fantasmi. Un genere che non sarebbe mai appartenuto a una genia di scaltri mercanti e infine nel corso della storia a entusiasti social-comunisti poco inclini alle atmosfere gotiche. La recente uscita per i tipi di “De Ferrari” del volume “Genova stregata” di Alex Marco Pepè tenderebbe a smentire sorprendentemente questo luogo comune.

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Con un libro che potrebbe andare a scalzare l’ormai leggendario e un po’ datato “I misteri di Genova” di Michelangelo Dolcino, Marco Pepè raccoglie anche sulla base di alcune esperienze vissute in prima persona, molte storie gotiche.

Il libro racconta quello che ogni anno l’autore con una fortunata manifestazione spiega per strada ai moltissimi che partecipano al “Ghost tour” un viaggio nei vicoli alla ricerca dei luoghi “infestati” da spettri. Una manifestazione che richiama moltissime persone ogni anno e che è la spia di quanto il “rimosso” della storia di Genova (perché molto è stato rimosso per adattare l’antica Repubblica allo stato unitario prima e poi alla repubblica democratica dopo) senta il bisogno di riaffiorare attraverso le “metafore collettive” dei fantasmi.

L’esempio più classico e più conosciuto raccontato in “Genova Stregata” tra tanti altri è quello della vecchina di vico dei Librai di cui ci siamo già occupati su Genova Quotidiana nell’articolo dedicato ai fantasmi. La storia – come racconta Pepè nel suo libro – inizia nel 1989 con una serie di telefonate alla redazione del Secolo XIX in cui i lettori raccontavano ai giornalisti increduli di essere stati fermati da un’anziana signora nella zona dei giardini Baltimora. Secondo alcuni la vecchietta chiedeva indicazioni per Vico dei Librai, una richiesta che lasciava interdetto l’interlocutore non esistendo negli stradari recenti nessuna via con quel nome, in altri casi avvicinata da un giovane che chiedeva qualche spicciolo offriva una moneta da cento lire del 1943.

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In Entrambi gli episodi la vecchietta poco dopo spariva nel nulla. Indagando sulla toponomastica della città si scopriva che Vico dei Librai era esistito un tempo, nella zona dove era stato compiuto uno dei peggiori scempi edilizi del secolo scorso tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, con l’abbattimento di via Madre di Dio, una delle aree più antiche di Genova originariamente un borgo di pescatori non lontano dal Molo l’approdo naturale che fece la fortuna di Genova. Nel complesso urbanistico di via Madre di Dio si trovava anche il palazzo dove era nato Niccolò Paganini, il celebre violinista genovese conosciuto in tutto il mondo, e senza particolari problemi venne abbattuto anche quello, privando i tanti ammiratori del luogo che ogni anno visitavano per omaggiare il musicista. Fu un disastro urbanistico che toccò profondamente i genovesi. La città cresceva strutturandosi urbanisticamente in modo sempre più dis-umano e innescando criticità, come quella della tenuta idrogeologica, purtroppo assai note.

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Strada della Madre d'Iddio e ponte di Carignano a Genova, 1847, dipinto. stampa 18x24 (G07.47.02), carige
Strada della Madre d’Iddio e ponte di Carignano a Genova, 1847, dipinto. stampa 18×24 (G07.47.02), carige

Non solo, però. Genova perdeva identità e memoria storica per quello che poi sarebbe stato il guadagno solo di alcuni. La vecchina di Vico dei Librai sembrava dire tutto questo nelle sue apparizioni: una figura indifesa e spersa, fuori dal suo contesto familiare, lontana dal focolare e dai volti amici, lei in particolare come in fondo tutti noi, vittime di un’urbanizzazione selvaggia, costretti ad abitare in brutti e anonimi casermoni. E’ così che nel libro di Pepè si possono trovare storie che rilette ci raccontano molto di noi, delle nostre paure e delle nostre sofferenze strappandoci ogni tanto un brivido e magari, a volte, anche un sorriso.

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