Storia delle antiche mura di Genova

Genova_Forte_Sperone_02Raccontare la storia delle mura genovesi dipanatasi nei secoli è come immergersi in un labirinto borgesiano di raffinata e altrettanto difficile decrittazione. Una città con una storia molto antica che ha mutato pelle molte volte così come sono mutate le funzionalità della sua stessa esistenza può essere letta anche nelle tracce lasciate da antichi bastioni, porte e torri che un tempo assolvevano il compito di proteggere i suoi abitanti dalle insidie di pericolosi nemici. Sono meno di duecento anni che per via di armamenti sempre più sofisticati e potenti le mura di una città hanno perso la loro originale funzione restando, se non smantellate dalle furie edilizie dei tempi moderni, come nobile ornamento dei centri urbani. Le mura però come tutti gli edifici molto vissuti e frequentati, mantengono in esse l’energia comunicativa che esprime sempre qualcosa di più della città che dovevano proteggere. Seguirle, leggerle, farsi interrogare da quelle torri e da quelle porte è un’esperienza che varrebbe la pena compiere una volta nella vita.

Genova nasce senza mura, una palizzata poi sostituita da una costruzione in pietra proteggeva il “Castello”: fuori le case dei pescatori e degli artigiani e probabilmente un muro che dal “Castello” scendeva giù verso il Molo. Poi arrivarono i romani e con loro il centro divenne un importante snodo militare e commerciale. Probabilmente per questo gli antichi “genuati” presero in scarsa considerazione l’idea di difendere la città con muraglioni adeguatamente fortificati.

“Troppo grossa per essere attaccata” probabilmente pensarono ma non avevano fatto i conti con il generale cartaginese Magone che nel 205 a. C. decide di puntare su Genova e espugnarla. L’operazione avvenne con grande ferocia e senza particolari problemi, la ricostruzione della città rasa al suolo dai soldati africani avvenne anche tenendo conto di qualche costruzione difensiva con il “castrum” di Sarzano la guarnigione nel forte di d Soziglia. Non si parlò ancora di mura per diverso tempo, Genova era un centro che differiva da quelli che si sviluppavano nella penisola italica: non esisteva una piazza centrale, i vicoli e le strette vie, di ispirazione più araba, sfociavano in piccole piazzette che rappresentavano i diversi centri di potere delle famiglie aristocratiche.

Fu con l’avvento di Carlo Magno che irradiò in tutta Europa un codice politico uniforme anche a livello urbanistico e la necessità di difendersi dalle insidie degli attacchi dei saraceni che Genova si circondò di mura. Le prime partivano da Sarzano da una parte scendevano seguendo le antiche fortificazioni congiungendosi verso la scogliera e dall’altra da via Ravecca arrivavano alla Porta Supranis e raggiungevano l’attuale Banchi a Porta S. Pietro, ancora distinguibile nell’archivolto di piazza Cinque Lampadi. Altre porte si trovavano in S. Lorenzo e (Porta Serravalle) e quindi ancora nel varco di Porta Castri in zona Sarzano – S. Croce . Questa costruzione avvenuta nel IX secolo non preserverà Genova dall’ennesima e ultima devastazione saracena del 936 quando i pirati riuscirono e superare le mura facendo una vera e propria strage.

La storia delle mura di Genova sta per scrivere, però, il suo momento più alto e esaltante. Nel 1155, l’imperatore Federico di Svevia conosciuto come il “Barbarossa” scende in Italia per chiedere l’omaggio di sudditanza da parte dei comuni. A Genova viene richiesta semplicemente una sorta di non belligeranza amichevole. Una proposta che poco convince gli abitanti della città che coesi come non mai, commercianti, patrizi, religiosi e contadini, ognuno per la sua parte, investono il loro denaro nella costruzione di una possente fortificazione che verrà realizzata in tempi rapidissimi, in otto giorni, racconta il Caffaro, i lavori erano già avanzatissimi. L’opera è imponente e supera di gran lunga quella precedente; la città, del resto, è in crescita con una vasta rete di traffici e continue dispute con Pisa e Venezia. E’ un tracciato ancora oggi in buona parte visibile: le due torri di Porta Soprana e il camminamento verso Sarzano sono ancora percorribili e visitabili, le mura poi si snodavano verso il colle di Piccapietra proseguendo verso la collina di Luccoli per scendere a Portello e a Fontane Marose. Da Castelletto la cinta muraria scendeva dal Carmine e da lì verso il porto dove ancora oggi si trova al fondo di via del Campo Porta S. Fede meglio conosciuta come Porta dei Vacca.

 

 

 

Genova diventa così una delle più importanti e meglio fortificate città d’Italia. Passano meno di duecento anni che un’altra minaccia richiede ulteriori lavori alle fortificazioni. Castruccio Castracani, signore di Lucca, muove verso la Liguria con bellicose intenzioni, occupa Chiavari e Rapallo e si prepara per attaccare Genova.

La cerchia delle mura si allarga con tre nuove porte: Porta degli Archi della anche Porta di S. Stefano che sorgeva a metà dell’attuale via XX settembre all’altezza del ponte Monumentale spostata successivamente e ora ancora transitabile in via Banderali a Carignano, Porta dell’Olivella ancora oggi percorribile a un centinaio di metri da Palazzo di Giustizia e Porta dell’Acquasola posizionata al limite settentrionale della spianata. Questa cerchia di mura inglobava anche l’area più a occidente della città come via Prè. La Porta più occidentale era Porta S. Tommaso che avevaa spesso l’ingrato onere di impattare gli eserciti nemici in arrivo dalla Valpolcevera. Si trovava tra le attuali piazza Acquaverde e piazza del Principe. Pur “nascosta” dalla successiva costruzione della stazione del trenino di Casella si può ancora trovare Porta S. Bartolomeo che era dotata di un ponte levatoio.

La possente Porta Siberia che ancora oggi fa bella mostra di sé nel Porto Antico venne costruita tra il 1507 e il 1522 sulla base di un progetto di Galeazzo Alessi. Il lavoro più imponente e che sottolineava l’importanza assunta nel frattempo da Genova avvenne tra il 1629 e il 1633: una cinta muraria che partendo dalla Lanterna risaliva i crinali delle colline della Valpolcevera e della Valbisagno, verrà rinforzata successivamente con forti e presidi sui punti di avvistamento più alti che ancora oggi, idealmente, proteggono Genova dall’aggressione via terra. L’opera sarà protagonista negli anni a seguire di battaglie importanti contro gli austriaci nel 1800 e gli stessi piemontesi nel 1849. Nella realizzazione di quest’opera si aprivano due grandi varchi: Porta della Lanterna e Porta Pila all’incrocio tra le attuali via Fiume e via XX Settembre, ancora oggi, quest’ultima, troneggia in via Montesano sopra la stazione Brignole. Da Porta Pila partiva un ponte che attraversava il Bisagno e andava a Borgoratti.

Al termine di via S. Vincenzo si trovava Porta Romana che si apriva sulla via che portava verso Borgo Incrociati e il ponte di S. Agata per dirigersi verso Roma.

Sul Bisagno, verso la foce, vennero allestite le “fronti basse” fortificazioni che servivano a tenere lontane le artiglierie nemiche e i lavori dei guastatori che avevano il compito di minare le mura. Furono le ultime opere difensive, alla fine del 1800 il nuovo piano urbanistico voluto dal sindaco Andrea Podestà che disegnava la città moderna, più o meno quella di adesso, eliminava le mura ormai obsolete mettendo termine a una lunga corsa dell’ingegno e della forza che per secoli aveva determinato la vita e la fortuna della città

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