Il pitone che stregò i “Balletti di Nervi”

Di Black Giac – Nel 1972 a giugno ai Parchi di Nervi faceva molto caldo ma per i viali alberati si respirava l’aria dei giorni di gran festa. Frotte di persone indaffaratissime andavano su è giù perché i Balletti stavano per cominciare. Gli alberghi pieni zeppi di turisti riversavano nelle strette vie di del piccolo centro levantino gruppetti di turisti, personaggi pittoreschi, artisti veri e presunti, un bestiario che ingannava il tempo aspettando la sera per vedere sul palco il bel Rudolf Nureyev librarsi in un magico volo per accorrere verso l’esile e bellissima Carla Fracci che piroettava leggiadra. Faceva caldo nel roseto, una porzione fatata dei parchi, quando prendendo la via che portava verso i cancelli dell’uscita un anziano visitatore vide qualcosa che scivolava sui rami di un albero. Incredulo ai propri occhi indica ad alcuni turisti quello strano effetto ottico che però a ben vedere non è per nulla una visione ma un grosso serpente.

Il gruppetto di osservatori è perplesso di fronte all’esotico animale ma poi per tutti si fa largo una ragione plausibile: è l’ennesima attrazione di quel bel parco, un tocco in più per farsi un po’ di pubblicità. La piccola folla sotto l’albero che osserva i rami in alto viene notata da un autista dell’Amt, Vittorio Donzella, 35 anni, che aveva portato i suoi due bimbi a scattare qualche foto. L’uomo non si fa impressionare dalla confusione, punta l’obiettivo e immortala in diverse fotografie quello che diventerà il rettile più famoso della Liguria: il pitone di Nervi.

Il giorno dopo Donzella, incuriosito, ritorna per vedere se il serpente c’è ancora e la bestia a suo agio è, infatti, sempre appollaiata sullo stesso ramo. La situazione suscita qualche perplessità nell’autista che decide di andare a chiamare un vigile convincendolo a ritornare sul luogo della misteriosa apparizione.

Quando i due arrivano sotto il ramo, del pitone non c’è nessuna traccia; il cantunè guarda storto l’autista chiedendogli se aveva bevuto un cicchetto di troppo e se ne va.

Donzella però non ci sta a passare per fesso, corre a casa e sviluppa la pellicola stampando le fotografie del serpente. Ecco le prove. Scatta così la grande psicosi.

Il 10 giugno il Secolo XIX titola pacatamente: “ALLARME A NERVI PER UN MISTERIOSO PITONE, IL COMUNE CHIUDE IL PARCO COMINCIATA LA CACCIA”.

In città non si parla d’altro, come ricordano nel bel libro “Genova Segreta” Giampiero Orselli e Stefano Roffo, poliziotti e vigili perlustrano il parco, a Nervi pur con il caldo incombente le finestre delle case sono ermeticamente chiuse, si favoleggia di una specie di anaconda e i più anziani parlano del ritorno del basilisco. E’ il caos. Potrebbe essere un tormentone estivo ma l’animale rischia di compromettere un affaire miliardario e prestigioso: i balletti di Nervi. Che figura ci farebbe la città a rispedire a casa ballerini di fama internazionale, registi e maestranze deludendo le migliaia di persone arrivate a Genova per l’evento?

Mario Porcile, patron dell’evento non ci sta e chiede risposte ma non possiamo non immaginarlo strabuzzare gli occhi vedendo il titolo del “Secolo”: “DOMANI UN GHEPARDO A NERVI PER DARE LA CACCIA AL SERPENTE”. Il ghepardo, per la precisione, si chiama Imo e ha tre anni, vive nello zoo di Macuba dove il suo padrone, tale Riccardo Jahier l’ha ammaestrato a catturare serpenti.

Messo alla prova però Imo all’esordio delude le attese: il titolo del martedì è impietoso: “IL PITONE HA BATTUTO IL GHEPARDO” e il giorno dopo vista la totale assenza di risultati “IMO GHEPARDO PIGRO E INDOLENTE BATTUTO ANCORA DAL PITONE”. E’ una farsa ma anche una tragedia. C’è chi sospetta che il pitone sia stato liberato nei parchi per sabotare i Balletti mentre si apre un’inchiesta per capire da dove sia spuntato il rettile. La polizia indaga sugli zoo da dove però non è fuggito alcun serpente mentre si fa strada l’ipotesi che sia stato liberato da qualche amante di animali esotici dopo che le misure del piton erano diventate troppo ingombranti. I fatti evolvono veloci sotto lo sguardo perplesso dello storico capo della Polizia Angelo Costa. Interviene l’esercito per un’azione di disinfestazione radicale dei parchi ma viene catturata solo una grossa biscia. Ne seguono altre, ravvicinate che non fanno altro che far salire la fama del pitone accattivandogli le simpatie della popolazione.

Il Sampdoria club “Lo squalo” lancia un annuncio che ha il sapore della provocazione: “LO ADOTTIAMO NOI”. E giù risate nei bar di tutta Genova. Alla fine anche l’esercito se ne va e tutti tirano un respiro di sollievo, il pitone è salvo.

Ma l’ora del destino è fissata per tutti, anche il povero animale che il 21 giugno passa davanti al mirino delle doppietta del vigile urbano Ubaldo Sciutto. Due colpi che lo inchiodano al tronco del leccio dove era stato visto la prima volta, il suo albero preferito. Nervi tirò un sospiro di sollievo per il pericolo finalmente scampato ma la sorte del rettile, del tutto innocuo poi per gli uomini, commosse anche qualcuno che con il tempo si era affezionato all’inafferrabile serpente che aveva messo in scacco vigili, polizia, un ghepardo e l’esercito italiano.

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