Liguria, aumentano forze lavoro e occupati. I dati Istat del 2º trimestre 2015

I servizi, compreso commercio e turismo, restano la prima “industria” della regione

Istat ha pubblicato i dati relativi all’occupazione nelle regioni al 2° trimestre 2015: in Liguria, rispetto al 2° trimestre 2014 le forze lavoro e gli occupati aumentano rispettivamente dell’1% e del 2,3%; mentre il tasso di disoccupazione passa dal 10,4% al 9.4%.
La distribuzione degli occupati per settore di attività economica evidenzia il 2,1% di occupati in agricoltura, il 18,9% nell’industria e il 79% nei servizi. I servizi (compreso il commercio) si confermano la prima vera “industria” della regione dando lavoro a quasi 8 lavoratori su 10.
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La nostra Regione confrontata con le altre nelle tabelle Istat

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Questi i dati nazionali istat non destagionalizzati

Nel secondo trimestre 2015 – ininterrotta da cinque trimestri – continua la crescita degli occupati, stimata a +180 mila unità (0,8% in un anno). L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge soprattutto il Mezzogiorno (+2,1%, 120 mila unità). Al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente) si contrappone la crescita degli occupati ultra50enni (+5,8%).
L’incremento dell’occupazione interessa sia gli stranieri (+50 mila unità) sia, soprattutto, gli italiani (+130 mila unità). In confronto al secondo trimestre 2014, il tasso di occupazione 15-64 anni degli stranieri diminuisce di 0,1 punti percentuali a fronte di una crescita di 0,6 punti tra gli italiani.
Nell’industria in senso stretto, dopo la diminuzione del trimestre precedente, l’occupazione rimane sostanzialmente stabile su base annua a sintesi di un aumento nel Nord e di un calo nel Centro e nel Mezzogiorno. Nelle costruzioni, dopo diciannove trimestri di calo, torna a salire il numero di occupati (+2,3%, 34 mila unità in un anno). Nel terziario gli occupati crescono dello 0,8% (+127 mila unità), soprattutto tra i dipendenti e nel Mezzogiorno.
Nel secondo trimestre 2015, i lavoratori a tempo pieno aumentano in misura sostenuta per il secondo trimestre consecutivo, con un incremento di 139 mila unità (+0,8%). Ininterrotta dal 2010, prosegue la crescita degli occupati a tempo parziale (+1,0%, 41 mila unità nel raffronto tendenziale) ma in oltre sette casi su dieci questa riguarda il part time involontario, la cui incidenza arriva al 64,6% dei lavoratori a tempo parziale (era il 64,5% un anno prima).
L’incremento di occupazione interessa soltanto i dipendenti, cresciuti nel secondo trimestre del 2015 dell’1,1% (183 mila unità), mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. Continua, a ritmo più sostenuto, l’aumento del numero di dipendenti a tempo indeterminato (+0,7%, 106 mila su base annua), associato all’aumento dei dipendenti a termine (+3,3%, 77 mila unità). Si riduce il numero di indipendenti con contratti di collaborazione (-11,4%, -45 mila unità).
Nel secondo trimestre 2015 il numero di persone in cerca di occupazione è stimato rimanere invariato su base annua, a sintesi dell’aumento per gli uomini (+2,6%, 44 mila unità) e del calo per le donne (-3,1%, -45 mila unità). Il 59,5% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più (era il 61,9% nel secondo trimestre 2014).
Dopo quattordici trimestri di crescita e il calo nel primo trimestre del 2015, nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione si attesta al 12,1% (-0,1 punti su base annua); alla riduzione del Nord (-0,3 punti) si associa la stabilità nel Mezzogiorno e l’aumento nel Centro (+0,1 punti), con le differenze territoriali che si ampliano: l’indicatore varia dal 7,9% delle regioni settentrionali, al 10,7% del Centro fino al 20,2% del Mezzogiorno.
Nel secondo trimestre 2015, a ritmi sostenuti, prosegue la diminuzione del numero degli inattivi di 15-64 anni (-1,9%, -271 mila unità) dovuto in circa sette casi su dieci ai 55-64enni. Il tasso di inattività scende al 35,8% (-0,6 punti percentuali). Dopo la crescita ininterrotta dal terzo trimestre 2011, diminuisce lo scoraggiamento (-5,8%, -114 mila unità), soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani di 15-34 anni.

Gli occupati

Nel secondo trimestre 2015 – ininterrotta da cinque trimestri – prosegue la crescita del numero di occupati su base annua, stimata a +180 mila unità (0,8% in un anno). L’aumento dell’occupazione riguarda sia gli uomini (+0,7%, 89 mila) sia le donne (+1,0%, 91 mila) e tutte le ripartizioni territoriali, soprattutto il Mezzogiorno (+2,1%, 120 mila unità) dove oltre la metà della crescita interessa le donne (+3,0%, 65 mila).
Al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente), continua a contrapporsi la crescita degli occupati ultra 50enni (+5,8%), anche a motivo delle mancate uscite dal lavoro generate dall’inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione.
Nel secondo trimestre 2015, l’incremento dell’occupazione interessa sia gli stranieri (+50 mila unità) sia, soprattutto, gli italiani (+130 mila unità). In ambedue i casi l’aumento riguarda entrambe le componenti di genere.

Tasso di occupazione

Nel secondo trimestre 2015, il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni sale al 56,3% (+0,6 punti percentuali su base annua). La crescita è diffusa in tutte le ripartizioni, ed è particolarmente intensa nel Mezzogiorno (+0,9 punti in confronto a 0,4 nel Centro e nel Nord).
Il tasso di occupazione degli uomini sale al 65,3% (+0,6 punti percentuali), in aumento nel Nord e nel Mezzogiorno; quello femminile raggiunge il 47,4% (+0,5 punti), stabile nelle regioni settentrionali e in aumento sia nel Centro sia nel Mezzogiorno (+0,9 punti in entrambi i casi).
Il tasso di occupazione degli stranieri si attesta al 59,2% (era il 59,3% un anno prima); la riduzione è dovuta alle donne (-0,3 punti percentuali) a fronte della crescita per gli uomini (+0,2 punti). Prosegue, per entrambe le componenti di genere, l’incremento del tasso di occupazione degli italiani, che passa dal 55,4% all’attuale 56,0%.
Nel secondo trimestre 2015, il tasso di occupazione dei giovani 15-24enni scende al 15,1% (-0,6 punti percentuali in un anno), quello dei 18-29enni al 34,2% (-0,5 punti percentuali).

Posizione nella professione e settore di attività economica

Nel secondo trimestre 2015, l’incremento di occupazione interessa soltanto i dipendenti (+1,1%, 183 mila unità) mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. I dipendenti rappresentano il 75,5% del totale degli occupati, gli indipendenti il 24,5%.
Le dinamiche settoriali dell’occupazione appaiono differenziate a livello territoriale. Il numero di occupati in agricoltura aumenta del 2,0% rispetto a un anno prima (+16 mila unità), a seguito dell’incremento nel Mezzogiorno (+8,4%, 30 mila) che ha più che compensato la riduzione nel Centro e nel Nord. Nell’industria in senso stretto – dopo tre trimestri di crescita e la diminuzione nel primo 2015 – l’occupazione rimane sostanzialmente stabile, a sintesi dell’aumento nel Nord (+1,3%, 38 mila) e della diminuzione nelle altre ripartizioni geografiche. Nelle costruzioni, dopo diciannove trimestri di calo ininterrotto, gli occupati tornano a crescere (+2,3%, 34 mila unità) ma soltanto nel Nord e nel Mezzogiorno; l’aumento riguarda sia i dipendenti (+2,7%, 24 mila) sia, in minor misura, gli indipendenti (+1,6%, 10 mila).
Nel terziario gli occupati crescono dello 0,8% (127 mila unità in più su base annua), soprattutto tra i dipendenti (+97 mila unità). L’incremento, concentrato nel Centro e nel Mezzogiorno, interessa principalmente gli occupati nei comparti del credito e assicurazioni, alberghi e ristoranti, servizi alle imprese e servizi alle famiglie.
Nel secondo trimestre 2015, 138 mila occupati dichiarano di non avere lavorato nella settimana di riferimento dell’indagine, o di avere svolto un numero di ore inferiore alla norma, perché in Cassa integrazione guadagni (erano 209 mila nello stesso periodo del 2014).

Carattere dell’occupazione e tipologia di orario

Nel secondo trimestre 2015, il numero di lavoratori a tempo pieno cresce in misura sostenuta: l’incremento è di 139 mila unità (+0,8%), interessa gli individui con almeno 45 anni ed è concentrato nelle costruzioni e nei servizi. Ininterrotta dal 2010, prosegue la crescita degli occupati a tempo parziale (+1,0%, 41 mila unità nel raffronto tendenziale) ma in sette casi su dieci l’aumento riguarda il part time involontario, ossia il lavoro a orario ridotto accettato in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. L’incidenza del part time involontario sul totale dei lavoratori a tempo parziale si attesta al 64,6% (era il 64,5% nel secondo trimestre del 2014).
Nel secondo trimestre 2015, a ritmo più sostenuto, continua l’aumento su base annua del numero di dipendenti a tempo indeterminato (+0,7%, 106 mila unità); l’incremento riguarda gli ultra50enni e interessa soprattutto le donne, il terziario, il Centro e il Mezzogiorno. Ininterrotta da cinque trimestri, prosegue l’incremento del numero di dipendenti a termine (+3,3%, 77 mila su base annua) che coinvolge soprattutto gli uomini, le regioni del Mezzogiorno e l’industria in senso stretto. L’incidenza dei dipendenti a termine sul totale degli occupati sale al 10,7% (era 10,4% un anno prima). Di contro, i collaboratori diminuiscono dell’11,4% (-45 mila unità).

I disoccupati

Nel secondo trimestre 2015 la stima del numero di persone in cerca di occupazione rimane sostanzialmente invariata a 3 milioni 101 mila unità, dopo quattordici trimestri di crescita ininterrotta e il calo del primo trimestre 2015. La stabilità rispetto a un anno prima presenta andamenti differenziati per genere, territorio e cittadinanza: all’aumento per gli uomini (44 mila unità su base annua) si contrappone la diminuzione per le donne (-45 mila unità); il calo nelle regioni settentrionali (-40 mila unità) è compensato dall’incremento nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; la lieve riduzione per gli italiani (-14 mila unità su base annua) si accompagna alla crescita di simile entità per gli stranieri.
Nel secondo trimestre 2015, al lieve aumento dei disoccupati con precedenti esperienze lavorative – sia ex-occupati sia ex-inattivi – si associa la moderata riduzione di quanti sono in cerca di prima occupazione. L’invarianza del numero di disoccupati è anche il risultato della significativa flessione dei disoccupati 15-24enni e dei 35-49enni (-42 mila e -54 mila, rispettivamente), cui si contrappone la crescita dei 25-34enni e degli individui con almeno 50 anni (+48 mila e +46 mila unità).
Dopo l’ininterrotto aumento dal 2008 al 2014, nel secondo trimestre 2015 prosegue la riduzione di coloro che sono alla ricerca di lavoro da almeno 12 mesi, la cui stima scende a 1 milione 845 mila (-4,0%, 76 mila rispetto a un anno prima). L’incidenza dei disoccupati di lunga durata, pur rimanendo elevata, cala al 59,5% (era 61,9% un anno prima), soprattutto tra le donne (dal 63,2% al 59,7%).

Tasso di disoccupazione

Dopo quattordici trimestri di crescita e il calo nel primo del 2015, nel secondo trimestre 2015 il tasso di disoccupazione si attesta al 12,1% (-0,1 punti su base annua); la riduzione riguarda le donne (-0,5 punti percentuali) mentre per gli uomini l’indicatore aumenta di 0,2 punti percentuali.
Il tasso di disoccupazione si riduce al Nord (-0,3 punti), aumenta nel Centro (+0,1 punti) e rimane stabile nel Mezzogiorno. Pertanto, si ampliano i divari territoriali con l’indicatore che si posiziona al 7,9% nelle regioni settentrionali, al 10,7% nel Centro fino ad arrivare al 20,2% nel Mezzogiorno.
Nel secondo trimestre 2015, il tasso di disoccupazione degli stranieri si attesta al 16,2% (era 16,1% un anno prima): alla significativa riduzione per gli uomini (dal 16,2% al 15,3%) si contrappone un ulteriore aumento per le donne (+1,3 punti, dal 15,9% al 17,2%).
Nella classe di età tra 15 e 24 anni la stima dei disoccupati è di 626 mila unità (-42 mila rispetto al secondo trimestre 2014). Un giovane su dieci è in cerca di lavoro: l’incidenza dei disoccupati 15- 24enni sulla popolazione in questa fascia di età (5 milioni 942 mila unità) scende al 10,5% (era l’11,2% un anno prima); nel Mezzogiorno i 15-24enni in cerca di impiego sono 325 mila unità, il 13,8% della rispettiva popolazione.
Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni scende al 41,1% (-0,5 punti in un anno); nelle regioni del Mezzogiorno i giovani 15-24enni in cerca di lavoro rappresentano il 57,4% delle forze lavoro (somma di occupati e disoccupati) della stessa classe di età, con un aumento di 1,3 punti percentuali.
Nella classe di età 18-29 anni la stima dei disoccupati è di 1 milione 121 mila unità (-1,3%, -15 mila unità nel confronto annuale); il 15,0% del totale dei giovani di questa fascia di età (7 milioni 487 mila unità) è in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione dei 18-29enni sale al 30,5%, 0,2 punti in più su base annua.

Gli inattivi

Nel secondo trimestre 2015, ininterrotto da sei trimestri, prosegue con maggiore intensità il calo tendenziale della stima del numero di inattivi tra 15 e 64 anni (-1,9%, -271 mila unità), alimentato più dagli uomini che dalle donne. La riduzione, dovuta a tutte le classi di età, riguarda soprattutto i 35-54enni (-1,5%, -61 mila) e i 55-64enni (-5,0%, -194 mila). Il calo su base annua del numero di inattivi 15-64enni interessa le regioni del Nord, del Centro e soprattutto quelle del Mezzogiorno (- 2,7% -181 mila). La diminuzione continua a riguardare gli italiani (-297 mila unità) mentre prosegue la crescita per gli stranieri (+26 mila unità).
La riduzione del numero di inattivi tra 15-64 anni è dovuta quasi del tutto alla componente più distante dal mercato del lavoro, vale a dire coloro che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (-3,5%, 371 mila in meno), e in lieve misura a quanti cercano un impiego ma non sono immediatamente disponibili a lavorare (-11,6%, 33 mila in meno).
Di contro non si arresta l’aumento di quanti si dichiarano disponibili a lavorare (+4,2%, 133 mila in più rispetto a un anno prima), ovvero chi ha cercato lavoro ma non nelle quattro settimane precedenti l’intervista e chi non lo ha cercato ma vorrebbe lavorare. La crescita di queste due componenti è concentrata nelle regioni settentrionali.
Riguardo ai motivi dell’inattività, dopo la crescita ininterrotta dal terzo trimestre 2011, diminuisce lo scoraggiamento (-5,8%, -114 mila unità), soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani di 15-34 anni. Di contro, aumentano i motivi di studio (+1,8%, 77 mila unità) e l’attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+6,0%, 41 mila). Prosegue la forte riduzione delle persone ritirate dal lavoro o non interessate a lavorare (-7,2%, 238 mila unità in meno); in quasi nove casi su dieci la diminuzione coinvolge i 55-64enni ed è generata anche dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Tasso di inattività

Nel secondo trimestre 2015, il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni si attesta al 35,8% (-0,6 punti percentuali rispetto a un anno prima). La riduzione dell’indicatore riguarda sia gli uomini (-0,8 punti) sia, in minor misura, le donne (-0,3 punti).
L’indicatore diminuisce in tutte le aree territoriali, con maggiore forza nel Mezzogiorno e nel Centro (rispettivamente -1,1 e -0,6 punti percentuali rispetto a un anno prima) in confronto al Nord (-0,1 punti), ma i divari dell’indicatore restano elevati: si passa dal 29,5% delle regioni settentrionali al 46,5% di quelle meridionali.
Il tasso di inattività della popolazione straniera tra 15 e 64 anni rimane stabile al 29,3% su base annua, a sintesi dell’aumento tra gli uomini (18,4%, +0,7 punti percentuali) e della diminuzione tra le donne (38,8%, -0,7 punti).
Nel secondo trimestre 2015, il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni sale al 74,4% (+1,2 punti rispetto a un anno prima). L’aumento è diffuso a livello territoriale e interessa sia gli uomini sia le donne. Nell’86,8% dei casi il motivo per cui i 15-24enni non partecipano al mercato del lavoro è lo studio o la formazione professionale.
Il tasso di inattività per la classe di età 18-29 anni si attesta al 50,9% (+0,6 punti nel raffronto tendenziale). Tra i motivi della mancata ricerca, allo studio o alla formazione professionale, che riguardano il 69,9% degli inattivi 18-29enni, si aggiungono lo scoraggiamento (8,0%) e i motivi familiari per le donne (12,1%).

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