Economia Sindacale 

Turisti in aumento, ma il lavoro sparisce: in Liguria 10mila occupati in meno tra commercio, alberghi e ristorazione

Nel primo trimestre l’occupazione resta quasi ferma, ma i disoccupati salgono a 39mila e il terziario arretra. Cisl e Cgil chiedono interventi su salari, precarietà, lavoro nero, energia e infrastrutture

Il mercato del lavoro ligure resta formalmente stabile, ma dietro il dato complessivo si apre una frattura che preoccupa i sindacati: aumentano i disoccupati, arretrano i servizi e il turismo perde occupati proprio mentre crescono arrivi e presenze. È la fotografia del primo trimestre 2026 elaborata sui dati dell’Istituto nazionale di statistica, che consegna una Liguria ferma a circa 651mila occupati, con un incremento minimo di 188 unità, pari allo 0,03 per cento, ma con segnali pesanti nei comparti che più incidono sulla vita quotidiana di imprese, lavoratori e famiglie.

Il primo elemento critico riguarda la disoccupazione. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le persone senza lavoro salgono da 34mila a 39mila e il tasso passa dal 5,2 al 5,8 per cento. Per Cisl Liguria è un dato da leggere senza allarmismi, ma con attenzione, perché la regione resta capace di tenere sul piano dell’occupazione complessiva, ma mostra squilibri sempre più evidenti. «I dati dell’Istituto nazionale di statistica ci consegnano una fotografia a chiaroscuro, che va letta senza allarmismi ma con grande concretezza», afferma Luca Maestripieri, segretario generale di Cisl Liguria. «Da un lato emerge la capacità di tenuta del tessuto produttivo e sociale ligure, dall’altro non possiamo ignorare un’anomalia che riguarda direttamente la nostra regione: la Liguria è l’unica area del Nord-Ovest in cui aumentano i disoccupati».

Il punto più fragile è il terziario. I servizi perdono 12mila occupati e la flessione si concentra soprattutto in commercio, alberghi e ristorazione, dove gli addetti passano da 144mila a 134mila. Il lavoro dipendente del comparto subisce la contrazione più netta, con 13mila lavoratori in meno. In controtendenza si muove invece l’industria, che sale a 146mila occupati e conferma una maggiore solidità rispetto ai settori legati a consumi, accoglienza e turismo.

Per Maestripieri la crisi del comparto non è un semplice rallentamento temporaneo. «Il dato che ci preoccupa maggiormente è la contrazione nei servizi, concentrata quasi interamente in commercio, alberghi e ristorazione. È il sintomo più evidente di una difficoltà che riguarda il turismo e, più in generale, tutto il lavoro legato all’accoglienza, alla ristorazione e ai consumi», sostiene il segretario generale di Cisl Liguria. Secondo il sindacato, il settore sta pagando salari troppo bassi, precarietà contrattuale, stagionalità, difficoltà nei collegamenti e un nuovo aumento dei costi dell’energia, che riduce i margini delle imprese e rischia di frenare investimenti e assunzioni.

Il paradosso viene sottolineato anche da Cgil Liguria: nel primo trimestre dell’anno gli arrivi turistici sono aumentati del 9,7 per cento e le presenze del 12 per cento, ma commercio, alberghi e ristoranti hanno perso 10.271 occupati. Per Maurizio Calà, segretario generale di Cgil Liguria, è un’anomalia che non può essere liquidata come oscillazione statistica. «L’elemento più preoccupante è sicuramente la contrazione degli occupati nel settore turismo che, nonostante stia meglio dello scorso anno, perde occupati ed è un fenomeno che si può spiegare solo con il ricorso al lavoro nero», dichiara Calà. Il sindacato parla di una fragilità strutturale del mercato del lavoro regionale e punta il dito contro una parte del sistema imprenditoriale che, secondo Cgil, si sarebbe collocata in una zona di evasione fiscale e contributiva.

A rendere ancora più instabile il quadro, per Cgil Liguria, è l’andamento disomogeneo dei settori. Industria e costruzioni crescono, mentre il turismo, pur centrale per l’economia regionale, registra un arretramento occupazionale pesante. «Siamo fortemente preoccupati da questa realtà e chiederemo un incontro all’assessore regionale al turismo perché questo fenomeno va affrontato celermente», conclude il segretario di Cgil Liguria.

La lettura tecnica dei dati è stata curata da Marco De Silva, responsabile dell’ufficio economico di Cgil Genova e Liguria. Nel primo trimestre 2026 gli occupati risultano 650.953, praticamente invariati rispetto all’anno precedente. La stabilità complessiva, però, è il risultato di movimenti opposti: da un lato aumentano le donne occupate e i dipendenti dell’industria, dall’altro si riducono la componente maschile del lavoro subordinato e il lavoro autonomo.

Per Cisl Liguria, il tema centrale resta la qualità dell’occupazione. Nel turismo e nel commercio pesano contratti deboli, frammentazione, stagionalità e retribuzioni spesso non adeguate al costo della vita. In questo quadro, il Patto per il lavoro nel turismo viene indicato da Luca Maestripieri come uno strumento utile per favorire maggiore stabilità, nuove assunzioni e lavoro di qualità, compresi contratti a tempo indeterminato.

Alla questione salariale si aggiunge quella infrastrutturale. «La Liguria continua a pagare un prezzo altissimo per le sue criticità infrastrutturali», afferma Luca. «Cantieri, autostrade paralizzate e collegamenti complessi scoraggiano i flussi turistici al di fuori dell’altissima stagione, rendono più difficile l’organizzazione delle imprese e incidono pesantemente sulla vita quotidiana dei lavoratori». Per Cisl, difendere occupazione e sviluppo significa intervenire non solo sul numero degli occupati, ma sulla stabilità dei contratti, sui salari, sulle condizioni di lavoro e sulle possibilità concrete per imprese e lavoratori di restare competitivi in Liguria.

Il quadro che emerge dalle due analisi sindacali è quindi quello di una regione che non perde occupazione in termini assoluti, ma vede crescere la disoccupazione e indebolirsi uno dei suoi comparti più esposti e strategici. Il turismo cresce nei numeri dei visitatori, ma non produce abbastanza lavoro regolare e stabile. È su questa contraddizione che Cgil e Cisl chiedono risposte rapide, controlli, investimenti e politiche capaci di trasformare la ripresa dei flussi in occupazione vera.


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