Fantasmi a Genova: spettri, spiriti ribelli e case infestate sotto la Lanterna

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Di Black Giac

Prima di parlare dei veri e propri fantasmi genovesi occorre una piccola premessa. Intanto, non è che si debba per forza credere ai fantasmi per narrarne. Lo spiritismo da tempo ha cessato di essere interessante per la scienza, ma è altrettanto vero che non badare alle storie degli spettri si finisce spesso per perdere qualcosa non solo dell’affabulazione in senso stretto ma anche del fascino e delle sedimentazioni culturali, a volte affettive ma per lo più tragiche che resero una vicenda talmente intensa da produrre nelle ripetute narrazioni, di secolo in secolo, lo spettro di quella storia. Così non è impossibile che nelle notti ventose di tramontana passando per Banchi ascoltare il lamento di qualche sventurata condannata per stregoneria e bruciata sul rogo proprio lì tra un bancomat e il banchetto che vende dischi e libri di seconda mano. Così ne “I misteri di Genova” Michelangelo Dolcino riporta la cronaca degli ultimi momenti di una donna condannata a questo terribile supplizio, applicato sino alla fine del 1600 “Mentre si bruciavano le funi con le quali aveva legate le mani, con la mano destra si faceva difesa del fuoco della faccia, soffiava su di essa con la bocca. Ma poco gli valse perché improvvisamente, se ne cadde nelle fiamme; e così finì la sua vita..” Come si diceva a Genova le storie di fantasmi, seppur esistenti, non sono mai state prese in seria considerazione. Città dedita agli affari e al commercio prima e poi operaia e socialista non ha mai incontrato l’afflato culturale con cui ad esempio gli inglesi con autori di tutto rispetto come James, Dickens e Rhodes James hanno valorizzato letterariamente questi racconti. Le vicende che stanno all’origine delle “Ghost stories”, dicevamo, sono sempre legate a morti tragiche e congiure di Stato ma anche a vissuti umani molto intensi come la costruzione di un imponente edificio. Infatti, i primi fantasmi di cui cominciamo a raccontare sono quelli che con molta discrezione e un po’ di immaginazione si possono incontrare la notte di S. Giovanni nella cattedrale di San Lorenzo. Si tratta dei fantasmi di chi costruì l’imponente e suggestivo edificio che fa ancora bella mostra di sé nella città contemporanea. Chissà cosa avranno da dirsi, magari staranno ancora rimuginando sulle ragioni di quel secondo campanile che mai si costruì . Spettro assai più fastidioso quello che si potrebbe incontrare in via Croce di Ferro; la pesante croce di metallo fu issata nella metà dell’800 proprio per le intemperanze dello spirito che appariva all’improvviso e prendeva a male parole i passanti. L’anima irascibile era quella dell’abate Ravano che aveva lasciato alle confraternite religiose le sue cospicue eredità. Mossa non particolarmente gradita dagli eredi che su di lui diffusero le peggiori voci, tanto da evocarne l’alterato spirito. Ben più drammatica la storia di un altro fantasma, quello di Stefano Raggi, che apparirebbe nelle sere di autunno nei pressi della chiesa di S. Donato, vestito secondo la moda aristocratica del 1650. Lo spettro si aggirerebbe pensoso senza particolari smanie comunicative. Stefano Raggi, persona accorta ma di carattere, ebbe momenti di forte contrasto con la Repubblica tanto che una volta per una disputa tra gentiluomini finì per scambiarsi diversi colpi di archibugio con i gendarmi che volevano fermarlo. La sua rovina fu un’accusa mai effettivamente provata, di essere tra gli organizzatori di un colpo di stato ai danni della Repubblica genovese. Arrestato e interrogato più volte quando capì che non c’era nulla da fare e non sarebbe mai riuscito a dimostrare totalmente la sua innocenza il nobiluomo si suicidò. La morte non lo sottrasse alla condanna per lesa maestà e una colonna infame, rimossa nel 1816, fu eretta per condannarlo in eterno. Uno spettro si aggira anche nell’imponente forte Sperone sulle alture di Genova: lo spettro “dal brutale aspetto” e quello dell’assassino di una pastorella, evento effettivamente accaduto verso la fine del ‘600. Da allora lo spirito si aggira alla ricerca di una impossibile espiazione. Nella chiesa di San Giacomo (ristrutturata nella metà dell’800) veniva ricoverati i corpi dei condannati a morte e la chiesa aveva assunto nel tempo anche la nomea della “Parrocchia degli impiccati”. Finivano qui anche i fucilati, generalmente briganti o condannati dal tribunale militare. È qui che si aggira lo spettro di un soldato, dall’aspetto orribilmente deturpato. La prima apparizione risale al 1797 e si associa al suicidio di un altro soldato. L’episodio raccontato dalla “Gazzetta ufficiale” avvenne nella notte del 3 novembre. Un militare di guardia vide avvicinarsi una figura sconosciuta e intimò l’alt ma l’altro continuò a camminare. Quando fu vicino il militare si accorse che si trattava di un condannato da lui fucilato il giorno prima. Quest’ultimo rivolse al suo carnefice dure parole di monito prima di dissolversi, l’altro sconvolto dall’incontro il giorno dopo si tolse la vita.

Nella zona di via di Francia potrebbe essere possibile incontrare a notte fonda una vera e propria processione di spettri. Non lontano da lì si trovava nel 1602 l’Oratorio delle Anime Purganti e nei pressi vi era il cimitero cosiddetto dei poveri, ovvero di chi non poteva permettersi una degna sepoltura. Situato non lontano dal mare nell’atmosfera lugubre e piuttosto malsana della zona non era improbabile imbattersi nelle ossa di qualche sepolto e le mareggiate portavano spesso i macabri resti sulle spiagge genovesi. Capitava che molti si recassero in zona di notte sperando di incontrare qualche anima che suggerisse i numeri del lotto, oppure per recuperare particolari tipi di ossa (le mani, ad esempio) per barbara e antiche superstizioni. Nel “ramo d’oro” di James Frazer si racconta che i ladri di un tempo usassero sostenere una fiaccola con lo scheletro di una mano per far sì che gli abitanti della casa che volevano svaligiare dormissero un sonno profondo.

In vico delle Mele apparirebbe notte tempo il fantasma di un’antica prostituta, una bella mora che lusingherebbe i passanti con esplicite profferte amorose, mentre in Salita degli Angeli apparirebbe al calar delle tenebre una processione di giovani monache.

A Marassi, dietro i “distinti” dello stadio Luigi Ferraris troviamo villa Centurione Musso Piantelli famosa per ospitare spiriti particolarmente turbolenti capaci di far volare stoviglie e ancora peggio tirare sonori ceffoni agli abitanti. Infine, il fantasma più famoso: quella della vecchina di vico Librai, una delle tante viuzze sparite con la demolizione di via Madre di Dio antico e popolare “budello” rimasto nella memoria dei più anziani. Secondo i molti che l’avrebbero incontrata l’anziana chiederebbe informazioni per ritornare a casa e la possibilità di cambiare alcune monte di un conio ormai non più esistente. Forse la storia, via via infiorettata, potrebbe risalire al fatto realmente accaduto e che destò grande commozione di una donna anziana probabilmente affetta da qualche malattia d’età che morì per strada vittima del freddo e della stanchezza non ricordando più il suo indirizzo. La commozione per quell’evento si agganciò poi successivamente alla grande emozione per i lavori che rasero al suolo quella zona. Secondo alcuni il fantasma gentile della vecchina potrebbe finalmente trovare pace se fosse invitata dalla persona incontrata a riposarsi a casa sua. Se dovesse capitarvi non dimenticatelo…

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