Al Ducale “Dagli Impressionisti a Picasso. I capolavori del Detroit Institute of Arts”

Van Gogh, Gauguin, Monet, Cézanne, Degas, Renoir, Matisse, Modigliani, Kandinsky, Picasso dal 25 settembre 2015 al 10 aprile 2016 nell’Appartamento del Doge

Pierre Auguste Renoir: Woman in an Armchair 1874, oil on canvas, Detroit Institute of Art. (Photo by APIC/Getty Images)

(Donna in Poltrona, Pierre Auguste Renoir)

Quasi fosse l’apertura di un nuovo museo di arte moderna, per l’eccezionale periodo di 200 giorni, il Detroit Institute of Arts si trasferisce a Genova con una selezione di cinquantadue capolavori, un’occasione unica per ammirare capolavori dei più grandi pittori del ‘900 nel loro periodo di massima espressione artistica e per ripercorrere all’inverso il tragitto che da Detroit porta al vecchio continente. Ritroviamo a Palazzo Ducale pionieri e simboli delle avanguardie: Monet, Van Gogh, Renoir, Degas, Picasso, Matisse, Kandinsky, artisti capaci di anticipare il gusto del moderno attraverso le loro tele, espressione di tutte quelle novità e stimoli che hanno caratterizzato l’Europa di inizio ‘900.
Curata da Salvador Salort-Pons e Stefano Zuffi, la mostra è organizzata dal Detroit Institute of Arts, prodotta da MondoMostre Skira insieme a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura ed è promossa dal Comune di Genova e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. La realizzazione del catalogo è curata da Skira editore. La conferenza stampa di presentazione della mostra verrà ospitata, il giorno 21 settembre 2015, nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, alla presenza dell’Ambasciatore John R. Phillips e del Sindaco di Genova Marco Doria.
Nel 1880, uno dei fondatori del Metropolitan Museum spronava i suoi connazionali americani a “convertire la carne di maiale in porcellane, il grano e i derivati in ceramiche preziose, le pietre grezze in sculture in marmo, le partecipazioni alle linee ferroviarie e i proventi dell’industria estrattiva nelle gloriose tele dei maestri più importanti del mondo”. Nasce la straordinaria avventura culturale e imprenditoriale del collezionismo statunitense: un inimitabile scambio tra pubblico e privato, uno scenario del tutto nuovo per il mercato dell’arte internazionale, che porta alla creazione e al rapido sviluppo di grandi musei, considerati strategici per la crescita culturale dell’intera nazione.
Con tipico spirito americano, nel giro di pochi decenni, a cavallo del Novecento, si assiste a una vera e propria competizione per la formazione delle raccolte più complete, per l’acquisizione di opere-chiave, per la scoperta e la valorizzazione di artisti antichi e moderni. La scintillante Parigi della Belle Époque è il punto di riferimento principale, ma i collezionisti, i galleristi, gli antiquari, le case d’aste, i direttori dei musei americani sono impegnati in una continua corsa sostenuta non solo da ingenti risorse economiche, ma anche da un gusto aperto, libero da pregiudizi. E’ noto, ad esempio, che pittori come gli impressionisti o lo stesso Matisse sono stati apprezzati e acquistati prima da collezionisti americani (e russi), e solo in seguito apprezzati anche in Europa.
Detroit è una delle capitali economiche degli Stati Uniti, storico centro dell’industria automobilistica, tanto da essere soprannominata “Motor City”: il Detroit Institute of Arts, fondato nel 1885 e più volte ampliato e rinnovato nel corso dei suoi 130 anni di storia, è da sempre l’epicentro della gloria cittadina, in particolare quando, negli anni del boom economico, le fabbriche cittadine rappresentavano la locomotiva dell’industria americana. Già nei primi decenni del ‘900 il Detroit Institute of Arts era considerato l’avamposto e la principale via di accesso delle avanguardie europee negli Stati Uniti.
Il percorso inizia con la grande sala in cui si racconta la nascita del movimento che ha cambiato per sempre la storia della pittura: l’impressionismo. La volontà di aprirsi alla luce libera della natura è una conquista che – agli albori dell’impressionismo – passa attraverso il realismo intenso di Courbet (Bagnante addormentata presso un ruscello) e le opere narrative di pittori “alla moda” come Gervex e Carolus-Durand, ma approda poi alla gloria del colore di un capolavoro di Claude Monet, i radiosi Gladioli databili intorno al 1876. Altrettanto significativo è il luminoso Sentiero di Camille Pissarro, che costituisce un autonomo, libero sviluppo dell’impressionismo, riflesso in un ampio paesaggio di campagna. Significativa in questa sala è la presenza di tre opere affascinanti di Pierre Auguste Renoir, a cominciare dalla Donna in poltrona che coincide con la prima mostra dell’Impressionismo (1874), per giungere a due opere della tarda maturità, ormai dopo la svolta dell’anno 1900.
Uno spazio autonomo è dedicato alla figura di Edgar Degas, di cui sono presenti cinque tele che sviluppano tutti i temi fondamentali del pittore parigino: il ritratto, i cavalli e le inconfondibili ballerine. In ciascuna di queste tele si riconosce la perspicacia del disegno con cui Degas fissa espressioni, gesti, sentimenti, con un percorso parallelo a quello degli impressionisti ma che è anche di nobile autonomia.
La sala successiva, la principale della mostra, affronta uno dei temi più delicati e significativi dell’arte di fine Ottocento: il superamento dell’impressionismo e l’aprirsi di nuovi orizzonti. La figura-chiave è Vincent Van Gogh, che trasferendosi in Francia “scopre” la luce e rispecchia una vicenda umana esaltante ma terribilmente sofferta in pennellate cariche di materia e di espressione. La Riva della Oise ad Auvers, del 1890, è un capolavoro che si impone per la esplosiva carica del colore, ma anche per le dimensioni significative.
Immediato e molto intenso è il confronto con una serie di quattro straordinari dipinti di Paul Cézanne. Anche in questo caso, le collezioni del museo di Detroit comprendono tutti i campi di ricerca del pittore: la figura umana, il paesaggio provenzale nei dintorni di Aix (con una delle ultime versioni della prediletta Montagna Sainte Victoire), la natura morta, le Bagnanti nel bosco. All’opposto di Van Gogh, Cézanne non si lascia travolgere dai sentimenti, ma ritorna più volte sugli stessi soggetti, indagandone con pazienza la forma, e combinando il colore luminoso degli impressionisti con una rigorosa logica geometrica ben radicata nella tradizione. Alle dinamiche del postimpressionismo partecipano Pierre Bonnard, con l’incantevole Donna con un cane, e l’originalissimo Odilon Redon, la cui Evocazione di farfalle è uno dei dipinti più suggestivi e sorprendenti di tutta la mostra.
All’aprirsi del Novecento, Parigi si conferma il centro delle arti e della cultura. I pittori internazionali convergono sulle due leggere alture di Montmartre e di Montparnasse, alle estremità opposte rispetto al centro della Ville Lumière. Prendono corpo gruppi e avanguardie, ma nel suo insieme si parla di una École de Paris, la “scuola parigina”. Uno dei massimi protagonisti è Henri Matisse, qui presente con tre opere memorabili, fra cui l’indimenticabile Finestra (1916), la prima opera di Matisse ad entrare in una collezione pubblica americana, in cui un classico interno borghese viene scomposto in una serie di forme, tra la penombra e la piena luce. Appassionante è il dialogo con i tre ritratti (uno femminile e due maschili) di Amedeo Modigliani, capaci di evocare sentimenti segreti, con una intensità struggente.
Le tele dei francesi Raoul Dufy e Georges Rouault, del bielorusso Chaim Soutine, dello spagnolo Juan Gris confermano la spiccata internazionalità del contesto artistico parigino nei primi due decenni del XX secolo.
Il gruppo di capolavori delle avanguardie tedesche presenti a Detroit è senza paragoni nei musei nordamericani. Accanto ad artisti di spiccata autonomia, come Emil Nolde (Girasoli) e Oskar Kokoschka (vedute di Dresda e di Gerusalemme), troviamo i protagonisti delle diverse tendenze in cui si articola il movimento espressionista in Germania. Il “Ponte”, con gli elettrizzanti Paesaggi di Ernst Kirchner e di Karl Schmidt Rottluff, e le figure inquiete di Erich Heckel e Max Pechstein; la “Nuova oggettività” di Max Beckmann; e infine la svolta verso l’astrattismo, carico di colore e di emozione, impressa da Vassily Kandinsky, con il precoce Studio per quadro con forma bianca, del 1913.
La sala monografica dedicata a Pablo Picasso presenta sei tele, in un percorso che attraversa in pratica l’intera vicenda dell’arte del Novecento, dalla giovanile Testa di Arlecchino (1905) fino alla magmatica Donna seduta, dipinta nel 1960, quando Picasso era ormai alle soglie degli ottant’anni. Da un capolavoro all’altro, si seguono le svolte, gli scatti geniali, il continuo dinamismo mentale del grande pittore spagnolo. Si parte dal periodo blu, ancora legato alle lezioni accademiche, e con il Ritratto di Manuel Pallarés (1909) ci si ritrova sulle soglie della scomposizione cubista, una indagine sulle forme che si ispira chiaramente a Cézanne; la natura morta intitolata La bottiglia di Anìs del Mono (1915) è una evoluzione di questa ricerca, con gli oggetti disposti liberamente nello spazio, riconducibili alle sagome e alle materie essenziali. Sorprendente è il passaggio successivo, il “classicismo” dei primi anni Venti, conseguenza di un viaggio in Italia: il grande ritratto di Donna seduta in poltrona ne è un esempio di formidabile intensità e importanza. La ragazza che legge (1938) ci porta poi nel clima stilistico di Guernica (dipinta l’anno prima), con l’espressiva deformazione di visi e mani, pur senza perdere la forza intima del personaggio.
La mostra si conclude con una sala che esce dalla sequenza cronologica per presentare un gruppo di autoritratti, tutti di grandissima intensità: quasi un rapido ma profondo riepilogo dell’intero percorso attraverso i volti dei protagonisti. I visitatori sono accompagnati dall’inconfondibile sguardo penetrante di Van Gogh nell’Autoritratto con il cappello di paglia (1887) alla posa meditabonda e un po’ sorniona di Paul Gauguin (1893); poi, l’impressionante fermezza grafica e l’espressione decisa di un ancora giovanissimo Otto Dix (1912), per finire con il severo Max Beckmann (1945).
http://www.impressionistipicasso.it/

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