Ferragosto a Palazzo Ducale: mostre ad ingresso gratuito. Il palazzo di apre alla città e ai turisti

11791949_10153520301448464_4124994246353545334_o-1Ferragosto di cultura “alla genovese” a Palazzo Ducale. Come già accadde l’inverno scorso, infatti, per un giorno le mostre saranno visitabili gratuitamente. È sufficiente ritirare il ticket di accesso gratuito presso la biglietteria. Un buon modo per conquistare i turisti che hanno deciso di passare la festa nella nostra città, ma anche per i genovesi che non sono in ferie e per tutti i vacanzieri della riviera e per i cittadini delle regioni vicine che potrebbero arrivare per vedere le esposizioni proprio il 15 agosto, tanto più che sono previsti temporali e bisognerà trovare un’alternativa alla spiaggia.

Chi vuole può anche decidere di scegliere la visita guidata (del costo di 6 euro) con partenza alle 11, alle 16 e alle 19.
Si potranno, quindi, visitare gratuitamente, dalle 10 alle 21, gli ambienti storici del palazzo dei dogi, le mostre fotografiche “August Sander“, “Una Genova di Giorgio Bergami” e “Liguria: un ritratto dal cielo, fotografie di Roberto Merlo“. La biglietteria, dove recuperare il biglietto di ingresso gratuito, chiude alle 20. Sarà aperta anche la visita della Torre Grimaldina, fino al Trecento “Torre del Popolo”, il simbolo visivo del potere politico esercitato dal Comune e poi dalla Repubblica di Genova. Le sue origini, visibili nei piani più bassi fino all’impostazione del tetto del Palazzo, risalgono al palazzo duecentesco di Alberto Fieschi. All’inizio del Quattrocento risale lo “strato” corrispondente delle finestre bifore, mentre al 1539 sono da risalire le tre fila di archetti pensili posti a conclusione dello stesso piano. L’ultimo livello in mattoni con la cella campanaria risulta dei primi del XVII secolo. Nella sua cella i rintocchi della “Grimaldina” segnavano i momenti più solenni e più drammatici della città. Da non trascurare il fatto, soprattutto per i fotografi, che dalla Torre Grimaldina si gode uno strabiliante panorama della città.
Alle 22, inoltre, si potrà assistere, sempre grauitamente, ll’ultimo concerto del ciclo “I notturni en plein air, quattro pianisti per quattro notti”, con Alessandro Commellato. Appuntamento nel Cortile maggiore.

Ecco qualche nota storica sul palazzo
La costruzione del Palazzo viene avviata in un momento fortunato della storia politica della Repubblica: dopo la vittoria della Meloria contro i Pisani (1284) e quella di Curzola contro i Veneziani (1298), Genova afferma progressivamente la propria potenza economica in tutto il Mediterraneo.I Capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria fanno edificare il Palazzo degli Abati sull’area urbana preesistente fra le chiese di S. Lorenzo e S. Matteo (1291).
Nella nuova costruzione viene inglobato anche l’attiguo Palazzo con torre di Alberto Fieschi, acquistato dalla Repubblica nel 1294. Da questo nucleo si sviluppa il Palazzo, che viene detto “Ducale” dal 1339, quando diviene sede del primo Doge genovese, Simon Boccanegra.
Parte della costruzione medievale è oggi ancora visibile. Alla prima fase edilizia dell’edificio appartiene anche la “Torre del popolo”, sopraelevata poi nel 1539, che domina tuttora sul centro storico genovese.

Nel corso del XIV – XV secolo il Palazzo viene progressivamente ampliato con l’aggiunta di nuove costruzioni, fino a chiudere sui quattro lati la piazza antistante.
La struttura medievale scompare con i lavori del XVI secolo, quando viene conferita al Palazzo una nuova fisionomia, più adeguata all’importanza e al cerimoniale della nuova Repubblica oligarchica.
Nel 1591 viene affidato al ticinese Andrea Ceresola detto il Vannone l’incarico di ricostruire il Palazzo. All’intervento di questo artista si deve l’impostazione generale del nuovo edificio, caratterizzato da un grandioso atrio coperto, fiancheggiato da due cortili porticati.
Al Vannone è attibuito anche l’ampio scalone che si divide in due rampe contrapposte e collega l’atrio con le logge del piano nobile. La rampa di ponente immette negli ambienti di rappresentanza, con le Sale del Maggiore e Minor Consiglio e gli Appartamenti del Doge. Qui si trova anche la Cappella dogale, un semplice vano rettangolare interamente decorato da Giovanni Battista Carlone (1653-55).
Nella volta un ciclo di affreschi rappresenta la Madonna incoronata Regina di Genova.
L’intento celebrativo delle glorie genovesi attraverso la pittura è evidente soprattutto negli affreschi delle pareti laterali, con episodi gloriosi della storia genovese inseriti in una cornice architettonica dipinta a trompe l’oeil.
Della fase decorativa seicentesca si conserva anche l’affresco di Domenico Fiasella sulla rampa di sinistra dello scalone, con le figure di Dio Padre con Cristo morto, della Madonna e dei Santi protettori della città.
Nel 1777 un grave incendio distrugge alcune parti del Palazzo. La decorazione del Salone del Maggior Consiglio è irrimediabilmente rovinata. Successivamente, nel 1875, Giuseppe Isola affresca nella volta una allegoria del commercio dei Liguri. La ricostruzione del corpo centrale dell’edificio è affidata al ticinese Simone Cantoni, affermato architetto neoclassico. Il Cantoni progetta anche la decorazione interna degli ambienti di rappresentanza: il Salone del Maggior Consiglio è coperto con una enorme volta a botte con testate a padiglione, ornata di stucchi. Le pareti sono ritmate da una serie di paraste con capitelli in stucco e basi di marmo giallo.
La Sala del Minor Consiglio è ornata con lesene scanalate in stucco dorato e gli affreschi sono affidati al Ratti, pittore che utilizza bozzetti di Domenico Piola.
Gli interventi effettuati nel XIX e agli inizi del XX secolo hanno contribuito a falsare l’originaria fisionomia del Palazzo, che viene avulso anche dal suo contesto urbanistico. Con la costruzione della nuova Piazza De Ferrari, prospiciente il lato est del Palazzo, Orlando Grosso vi realizza appositamente una facciata con decorazioni pittoriche.
Alla sua riapertura (14 maggio 1992) il Palazzo Ducale di Genova, con 38.000 mq. di superficie e 300.000 mc. di volume, costituiva il più esteso intervento di restauro realizzato in Europa.
Il progetto di Giovanni Spalla ha portato al recupero dell’architettura tardo cinquecentesca del Vannone, senza tuttavia distruggere le testimonianze della vita del Palazzo attraverso i secoli (strutture medievali, intervento del Cantoni, facciata del 1935).
Come elemento legante del sistema Spalla ha ideato la grande “strada appesa”, rampa elicoidale in struttura d’acciaio che si sviluppa dai piani terra sino ai terrazzi, occupando gli spazi delle distruzioni ed evitando le strutture storiche.

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