Porto 

Gian Enzo Duci: “Merlo? Lo vorrei ministro”

L’intervista
di Black Giac

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Incontro Gian Enzo Duci “imprenditore sul mare, docente all’Università, reggente in Banca d’Italia, presidente di Assagenti, velista appena si può, marito di Agnese e papà di Giovanni” come recita il suo profilo Twitter, in piazza Fossatello nel centro storico di Genova, nell’antica Liquoreria Marescotti e tra un cocktail e l’altro parliamo di porto, di politica, di Genova e del futuro degli agenti marittimi. Duci da circa un mese ricopre la carica di vicepresidente di Federagenti e con Piero Lazzeri presidente uscente di FedeSpedi è un genovese che può guardare alle dinamiche economiche e marittime della Liguria dalla privilegiata prospettiva romana.

Partiamo dalla cronaca più stringente Duci, tra Autorità Portuale e Regione dopo un inizio di rapporti idilliaco i toni si sono improvvisamente alzati per via di una direttiva d’indirizzo sulle opere portuali non sottoposta al presidente Merlo. E’ l’inizio di una delle tante “guerre” che spesso hanno logorato la vita amministrativa e economica della città?

Non credo, non mi pare che da parte della Regione e del presidente Toti ci fosse l’intenzione di scavalcare Luigi Merlo. È indubbio che quando si fa la lista delle opere prioritarie per il porto di Genova sarebbe meglio sottoporla al presidente dell’Autorità Portuale prima che alla stampa e allo stesso governo ma credo si sia trattato di un errore dovuto alla fretta di presentare un piano con dei contenuti che possano permettere di intavolare trattative per ottenere dei finanziamenti. In Comitato Portuale Edoardo Rixi assessore regionale allo sviluppo economico che rappresentava l’amministrazione regionale ha spiegato ampiamente che non c’era assolutamente l’intenzione di scavalcare Palazzo San Giorgio. Merlo ci ha detto che lui si sente un po’ un “presidente precario” ma noi abbiamo bisogno che sino alla fine del suo mandato sia presidente – presidente.

Mi sembra di capire che lei ha stima dell’attuale presidente dell’Autorità Portuale”?

Guardi le dirò una confidenza: io insieme a altri del Gruppo Giovani delle diverse categorie professionali siamo stati tra coloro che hanno fatto per primi il suo nome per quell’incarico e lo abbiamo “portato via” a Claudio Burlando (Merlo era assessore ai trasporti n.d.r.) che in ogni caso ci aiutò nell’impresa di traslocarlo a Palazzo San Giorgio. Credo sia stato uno dei migliori presidenti che abbiamo avuto anche se ora, prima che termini il suo mandato dovrebbe cercare di chiudere alcune delle tante partite aperte nello scalo genovese.

Ci sarebbe qualche priorità secondo lei?

Ce ne sono diverse come il riordino del sistema delle manovre ferroviarie oppure tutta la questione legata alla riorganizzazione delle Rinfuse Liquide della Carmagnani e della Superba, un problema che Genova si trascina da troppo tempo, la questione del Ribaltamento a Mare a Sestri che Merlo stesso ha sempre sostenuto con forza e poi il Blue Print di Renzo Piano. Lui è una figura di primo piano anche a livello politico e credo possa avere importanti prospettive in futuro…

Nella corsa a Palazzo Tursi ad esempio?

Potrebbe perché no, ma io lo vedrei molto bene come ministro o in un ruolo molto importante proprio ad occuparsi di portualità: abbiamo bisogno di persone competenti e di spessore per affrontare temi molto spesso troppo trascurati per il nostro.

Intanto proprio in queste ultime ore sono arrivate due notizie confortanti: il Senato ha dichiarato strategico per l’Italia il ruolo dell’Aeroporto di Genova e il via libera del Cipe ai 600 milioni del finanziamento completo per il nuovo lotto (il terzo) del Terzo Valico.

È vero. Questa seconda notizia era attesa perché non poteva essere altrimenti mentre nel primo caso va dato atto al senatore Maurizio Rossi di aver condotto una battaglia in piena solitudine e di aver portato a casa un risultato decisivo per la città. Ora Autorità Portuale e Camera di Commercio avranno più chance per cercare un gestore che possa accollarsi la guida del Cristoforo Colombo e farsi carico di una ristrutturazione che non può più attendere.

A proposito, recentemente intervistato sulla sua amministrazione, ritenuta da più parti poco brillante, della città il sindaco Marco Doria ha detto che “Genova sta subendo delle trasformazioni ma non è in declino” lei cosa ne pensa?

Doria ha ragione a dire che Genova si sta trasformando, ma credo che sia anche in declino. Lo si vede da tanti indicatori come il decremento demografico, la crisi industriale, la sofferenza di settori nevralgici come quello dell’informazione, non c’è più un giornale con un editore genovese, ha chiuso lo storico “Corriere Mercantile” e le televisioni regionali sono in difficoltà. Anche il peso politico di Genova si è ridotto ad esempio rispetto a una città come La Spezia cresciuta prepotentemente e a livello commerciale mancano brand medio alti come Hermès che, ad esempio, puoi trovare in città come Brescia, Parma e Bergamo. È il sintomo del decadimento di una classe borghese medio alta che si riflette drammaicamente sul commercio. È vero che settori come il turismo sono cresciuti enormemente rispetto a vent’anni fa e contrastano il declino ma è anche vero che a Genova è quasi scomparsa l’industria. Certo c’è l’high tech che speriamo che cresca ma sicuramente non va a coprire le voragini lasciate dalle precedenti attività produttive.

Resta il porto, la principale attività industriale che è rimasta, ma rispetto al passato la crescita dei volumi di traffico non garantisce un proporzionale aumento dei posti di lavoro. Aumenta la produttività in termini di performance non la necessità di aumentare la forza lavoro e Genova ha un enorme bisogno di creare nuovi posti di lavoro.

Sì ma visto il quadro come si fa?

Intanto dobbiamo cominciare a perdere la nostra tradizionale spocchia e cominciare a guardarci da un’altra prospettiva. I 130 km che ci separano da Milano possono essere la condizione per rilanciare Genova come polo produttivo residenziale dell’agglomerato milanese. Oggi le distanze vanno considerate in termini di tempo e non di spazio: con un treno ad alta velocità si può essere alla Stazione Centrale del capoluogo lombardo in un’ora aprendo così prospettive occupazionali e di valorizzazione urbanistica del centro di Genova ad oggi inimmaginabili. Teniamo conto che la distanza, ad esempio, tra Oslo e il suo aeroporto è di 84 km. ma loro hanno un collegamento veloce che li porta direttamente all’imbarco in una mezz’ora e alla distanza non ci fanno più caso. Bisogna cominciare a ragionare in modo differente e a cercare le condizioni per farlo.

Tra poco più di un anno ci saranno le elezioni amministrative a Genova. Chi è favorito secondo lei?

A Genova la spinta conservativa è molto forte ed è incarnata più dai movimenti che si propongono come nuovi piuttosto che da altri. Credo che in una realtà con una bassa crescita economica e quindi più sensibile a spinte populistiche la scelta del candidato sia decisiva. La logica tipo “Possiamo far eleggere chi vogliamo noi, anche quel camionista” non funziona più come vent’anni fa, oggi vince il candidato che saprà presentare la visione più convincente. La Regione è stato un segnale e il Comune lo sarà ancora di più.

Parliamo, infine, della vostra categoria. Come cambia e come si evolve la professione dell’agente marittimo con l’arrivo delle nuove tecnologie e i cambiamenti globali?

Durante un’assemblea di qualche anno fa Antonio Cosulich intervenne e disse: “Internet farà sparire i broker”. Diciamo che nel tempo è cambiato il lavoro ma non siamo stati eliminati. Oggi le rendite di posizione determinate da precise localizzazioni geografiche non rendono più, i clienti sono diventati più esigenti richiedono servizi accurati 24 ore su 24. Tutto questo li porta a cercare partner robusti e dall’altra parte spinge a creare collaborazioni, sinergie e fusioni tra soggetti più piccoli. Paragonandoci all’Inghilterra che è il paese che per popolazione e quantità di porti più simile all’Italia una realtà come la nostra ha meno di 200 associati mentre noi ne abbiamo 650. Quello che spero è che si verifichino sempre più accorpamenti e fusioni per essere sempre più competitivi come nel comparto del rimorchio marittimo che a differenza dei tempi passati dove in ogni porto c’era un operatore oggi 3 o 4 soggetti si contendono il mercato nazionale e internazionale.

 

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