Ambiente Porto 

Fumi delle navi e merci pericolose, comitati in presidio sotto Palazzo San Giorgio: «Il porto esca dalle nebbie»

Manifestazione davanti alla sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale. Associazioni e comitati chiedono risposte su inquinamento, sicurezza, depositi chimici, riempimenti a mare e impatti dei progetti portuali sui quartieri

Presidio questa mattina davanti a Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale, dove associazioni e comitati hanno portato la protesta dei quartieri esposti agli effetti delle attività portuali. Lo slogan scelto dai promotori è “Il porto delle nebbie”: un’accusa politica e civile alla mancanza di confronto diretto con chi vive ogni giorno vicino alle banchine, ai terminal, alle strade percorse dai mezzi pesanti e alle aree interessate dai progetti infrastrutturali.

La mobilitazione nasce dalla richiesta di essere ricevuti e ascoltati dal presidente dell’Autorità di sistema portuale. I comitati contestano una gestione giudicata poco trasparente su dossier che toccano salute, sicurezza e qualità della vita di residenti e lavoratori. Nel mirino ci sono i fumi delle navi, le ricadute dell’inquinamento nei quartieri di levante e ponente, le emissioni che interessano in modo particolare San Teodoro, il possibile transito di merci pericolose lungo il tracciato ferroviario collegato al Terzo Valico, i depositi chimici vicino alle abitazioni di Multedo e i riempimenti a mare previsti o ipotizzati per l’ampliamento dei terminal, con ricadute sui litorali tra Pegli, Pra’, Palmaro e Voltri.

Sul fronte dei fumi delle navi, la Rete delle associazioni di San Teodoro ha esposto materiali dedicati all’impatto dell’inquinamento portuale sul quartiere. Nei pannelli viene richiamata la presenza di navi in manovra o in sosta con generatori diesel accesi e vengono citate le ricadute su polveri sottili e biossido di azoto. Secondo i comitati, dietro i dati ci sono persone e famiglie che vivono in aree già fortemente condizionate dalla collocazione del quartiere, dalle attività dei terminal traghetti e crociere, dal traffico veicolare e dalla conformazione urbana che può ostacolare la dispersione dei fumi.

Le richieste rivolte alle istituzioni sono diverse. Al Comune di Genova viene chiesto di riconvocare l’Osservatorio Ambiente e Salute per incrociare i dati ambientali con quelli sanitari. A Regione Liguria, Azienda ligure sanitaria e Azienda sanitaria locale 3 viene sollecitata un’indagine epidemiologica a San Teodoro, con il coinvolgimento dei medici di base e l’attivazione di un presidio sanitario. Alla Capitaneria di porto e al Comune si chiede di adottare provvedimenti vincolanti sull’uso di gasolio a basso tenore di zolfo prima dell’ingresso in porto, con controlli e sanzioni adeguate. All’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure viene chiesto il potenziamento delle centraline e una divulgazione dei dati comprensibile agli abitanti.

Un altro punto riguarda l’elettrificazione delle banchine, considerata dai comitati una misura non più rinviabile per ridurre l’impatto delle navi in sosta. I promotori chiedono all’Autorità di sistema portuale di completare gli interventi necessari e agli enti competenti di impegnare gli armatori a usare mezzi conformi a standard ambientali più sostenibili, prevedendo anche l’adeguamento all’alimentazione elettrica durante la permanenza in porto.

Il presidio davanti a Palazzo San Giorgio vuole quindi aprire un fronte pubblico su più questioni che, secondo i comitati, non possono essere trattate solo dentro conferenze, presentazioni o ricostruzioni considerate parziali. La richiesta è una: passare da informazioni calate dall’alto a un confronto diretto con i territori. “Basta fumi e fumisterie, basta merci pericolose in mezzo alle case, basta ambiguità, speculazioni e ritardi sulla pelle della gente e sull’ambiente”, scrivono i promotori nel volantino distribuito per la manifestazione.

A chiamare alla partecipazione sono la Rete delle associazioni di San Teodoro, il Comitato Liberi Cittadini di Certosa e il Coordinamento dei comitati del Ponente. L’obiettivo dichiarato è costruire una mobilitazione comune tra associazioni, comitati e cittadini, per portare sotto la sede dell’Autorità di sistema portuale le istanze dei quartieri che chiedono risposte su salute, ambiente, sicurezza e futuro del rapporto tra Genova e il suo porto.

Foto di Dario Di Giorgi


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