Partecipate, i sindacati chiedono formalmente al Comune di ritirare la delibera

Clima tesissimo nelle aziende. Martedì in consiglio si temono nuovi scontri. Possibile riunione a porte chiuse.
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Dopo gli incidenti di martedì scorso, nei quali sono rimaste ferite 6 persone ( 3 lavoratrici delle aziende e 3 agenti di polizia municipale), i sindacati formalizzano la richiesta già avanzata proprio martedì scorso di ritirare la delibera e cominciare a concertarne una nuova.

L’intervista di martedì scorso al segretario generale della Cisl Luca Maestripieri

L’intervista di oggi ad Alba Lizzambri, segretario confederale Uil Genova e Liguria

Questa la lettera dei sindacati al sindaco Marco Doria e, al prefetto Fiamma Spena e alla commissione di garanzia.

Al Prefetto di Genova

Al Sindaco di Genova e, p.c.

Alla Commissione di garanzia della attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali

Oggetto: Dichiarazione stato di agitazione

CGIL CISL UIL Confederali di Genova dopo un confronto con l’Amministrazione comunale che non ha prodotto risultati condivisi e dopo la decisione della Giunta di portare comunque in votazione il provvedimento sulle linee guida del personale delle società partecipate con il contenuto dalle stesse respinto, chiedono il ritiro della delibera.

A sostegno di questa richiesta, così come previsto dalla Legge 146/90 e successive modifiche attivano le procedure e dichiarano lo stato di agitazione nelle Società partecipate del comune di Genova coinvolte dal provvedimento proposto in Consiglio e quindi per tutto il personale di AMT S.p.A., AMIU S.p.A., Aster S.p.A., Themis S.r.l., Genova Parcheggi e Job Center S.r.l.
Le Segreterie Generali CGIL – CISL – UIL Genova

Aldi là delle prese di posizione ufficiali dei sindacati, esiste il pericolo che martedì prossimo molti lavoratori arrivino in consiglio comunale più arrabbiati di qualche giorno fa  e, proprio come la settimana scorsa, le organizzazioni sindacali decidano di convocare lì un’assemblea in modo da poter permettere ai lavoratori di partecipare a una civile protesta che, però rischia di sfuggire di mano, proprio come la martedì scorso. L’amministrazione potrebbe anche decidere di tenere la riunione “a porte chiuse”.
Inoltre, serpeggia il malcontento anche tra gli agenti di polizia municipale che la scorsa settimana si sono trovati a dover gestire una situazione da ordine pubblico, compito che non è loro proprio (è escluso dal contratto) e per la cui gestuone non hanno dotazioni e formazione specifica come, invece, carabinieri e polizia di stato. La pm presidia le porte d’accesso al palco del pubblico perché questo può sopportare solo il peso di 100 persone e se viene invaso rischia di crollare. Difficile, però, fermare decine di persone arrabbiate e martedì scorso per tentare di non far entrare i lavoratori arrabbiati, altri lavoratori, tre degli operatori di polizia municipale a guardia dell’ingresso) sono finiti all’ospedale.

Intanto, ieri, Marco Doria ha pubblicato sulla sua pagina Facebook questa lettera aperta.

Per la seconda volta in pochi giorni è saltato il consiglio comunale per mancanza di numero legale. Alcuni consiglieri di maggioranza erano assenti e i consiglieri di opposizione sono usciti dall’aula non ritenendo che il funzionamento dell’assemblea competa a tutti coloro che sono stati eletti. Non ha potuto essere approvata una delibera giusta che verrà portata nuovamente in votazione. Una delibera che non dice affatto, come una informazione sbagliata e falsa sostiene, che devono essere privatizzate le aziende del Comune. Dice un’altra cosa: che eventuali aumenti delle retribuzioni dei dipendenti delle aziende del Comune possono essere concessi solo se le aziende in questione realizzano dei miglioramenti dei loro conti che consentano di erogare gli aumenti. Nessun taglio delle retribuzioni dunque, ma aumenti concessi solo se le aziende hanno i soldi per concederli. Se così non fosse i costi si tradurrebbero in passivo per le imprese comunali, con rischio per la loro sopravvivenza, oppure graverebbero sulle casse del comune e sui cittadini. È con i soldi del Comune e dei cittadini che queste aziende stanno in piedi ed esistono e ritengo che non debba pesare su di loro un carico maggiore di quello che già sostengono. Nessuna privatizzazione e nessun taglio alle retribuzioni dunque (chi lo dice lo fa per ignoranza o mente sapendo di mentire); solo la scelta di non caricare sulle spalle dei cittadini e sulle casse del Comune un ulteriore onere che non spetta loro.

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