Turati, l’assemblea degli stranieri

di Monica Di Carlo

Gli stranieri del mercatino di via Turati si sono incontrati ieri nella sede del Movimento di promozione sociale e culturale della Comunità egiziana in via Sottoripa. All’ordine del giorno: la richiesta di un mercato legale da sottoporre al Comune. La domanda è già stata avanzata dal Movimento insieme all’associazione Italia Colorata. La richiesta è quella di avere uno spazio in via mura degli Zingari o, in subordine, nel sottopassaggio di De Ferrari. Sono pronti a costituirsi in cooperativa, a pagare una quota commisurata ai loro guadagni e le tasse, a farsi carico della pulizia finale. Tra di loro, soprattutto tunisini, marocchini ed egiziani, ma anche qualche centroafricano in rappresentanza degli altri, perché gli abitanti del Ghana e del Mali (i senegalesi preferiscono vendere capi contraffatti e generalmente non partecipano al mercatino) non capiscono l’arabo e quasi sempre nemmeno l’Italiano. A discutere della richiesta da portare a Tursi, ci sono persone che hanno lavorato in Italia e sono rimaste disoccupate. Ad esempio Farid, che ha lavorato cinque anni a Piacenza in un’azienda che installava condizionatori: <A Genova non trovo lavoro – dice – e in Marocco ho una moglie e un figlio da mantenere>.
Mustapha Farid chiede <una collocazione non lontana dal centro> e sottolinea che gli stranieri sono disposti a pagare una cifra che sia congrua rispetto alla merce venduta. Ahmed Jamacur promette un po’ in italiano e un po’ in genovese: <Non lasceremo “rumenta”>. Mustapha Darraji aggiunge: <Vogliamo pagare le tasse> e Redouane Roudan chiede solo che il posto scelto non sia lontano <perché altrimenti la gente non sa come arrivare>. Gianluca Sabani, italo-tunisino con forte accento napoletano, assicura <Siamo in regola e vogliamo solo lavorare>. Per dimostrare di essere in Italia regolarmente, tutti gli stranieri mostrano la carta d’identità. Molti hanno già anche la licenza da ambulante. Walid Azouzi parla l’italiano meglio di tanti altri e sintetizza le richieste: <Tanti non trovano lavoro – dice -. Non vogliono rubare, non vogliono spacciare droga. Sono puliti, in regola. Hanno cercato un’occupazione e non l’hanno trovata. Vogliono solo un posto vicino dove la gente può arrivare, dove sistemare bancarelle ordinate, vogliamo pagare le tasse. Tutti i partecipanti saranno dotati di tesserino di riconoscimento>. Parla anche un uomo non più giovanissimo, da molto tempo in Italia: <Rispettiamo gli Italiani, non vogliamo creare problemi. Capiamo quanto c’è da pagare e poi paghiamo. Rispetteremo le regole degli Italiani, chiediamo solo di lavorare>. Sayed Abdel Lattif, il presidente del Movimento, spiega di aver consegnato una lettera all’assessore alle attività produttive Emanuele Piazza. Contiene un’idea progettuale che, ora, gli stranieri andranno a precisare e ufficializzare. Si costituiranno in cooperativa e chiederanno uno spazio. Dal giorno dopo, dicono, in via Turati non ci sarà più nulla. Per dimostrare che portano davvero la voce dei circa 300 venditori, stanno cominciando a raccogliere le firme. Spiegano che il 95% di loro è in regola. Oltre a quelli col permesso di soggiorno, ci sono i rifugiati. Gli altri, spiegano gli stranieri, aspettano una sanatoria. Mrahi Abdelagif dice che gli ambulanti italiani pagano per il posto che occupano. <Noi siamo poveri, vendiamo la roba povera, usata. Vogliamo pagare in proporzione a quanto guadagnamo. Ci sono negozi che vendono roba usata e pagano le tasse. Dobbiamo rispettare questi negozi>. Sayed Abdel Lattif chiede al Comune di poter discutere la proposta al più presto. Molta gente, spiega, ha bisogno di mangiare e per farlo chiede solo di poter lavorare assoggettandosi alle regole commerciali del Comune.

©GENOVAQUOTIDIANA – Riproduzione riservata

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: