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Ericsson non arretra: 131 posti restano a rischio. Oggi l’incontro di lavoratori e sindacati con la sindaca, domani col presidente della Regione

L’azienda conferma la procedura di licenziamento collettivo e respinge la richiesta di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Comune e sindacati chiedono un tavolo nazionale

Nessun passo indietro da parte di Ericsson sulla procedura di licenziamento collettivo avviata per la sede genovese. Nel confronto in videoconferenza con le organizzazioni sindacali, svolto nel pomeriggio di oggi, l’azienda ha respinto sia la richiesta di ritirare la procedura sia l’ipotesi di utilizzare ammortizzatori sociali. A rischio ci sono 131 lavoratori degli Erzelli e, con loro, le famiglie e una parte significativa delle competenze tecnologiche presenti sul territorio.

«Abbiamo chiesto il ritiro della procedura e, in alternativa, l’applicazione degli ammortizzatori sociali, ma la risposta è stata categorica in entrambi i casi», spiega Sonia Montaldo, segretaria generale del Sindacato lavoratori della comunicazione della Confederazione generale italiana del lavoro di Genova.

Secondo quanto riferito dai rappresentanti aziendali, il ridimensionamento sarebbe legato alle difficoltà del mercato italiano delle telecomunicazioni e alla diversa velocità di sviluppo delle tecnologie di nuova generazione rispetto ad altri Paesi, dove la transizione verso il 6G sarebbe già più avanzata. Per il sindacato, però, le motivazioni addotte da Ericsson chiamano direttamente in causa anche il Governo e le politiche industriali nazionali.

I lavoratori hanno chiesto inoltre di valutare la ricollocazione del personale in altri reparti o in altre sedi italiane, ma anche su questo punto non sarebbe arrivata un’apertura concreta. I vertici locali dell’azienda hanno tuttavia riferito di aver avviato un confronto con Confindustria Genova per verificare eventuali opportunità di reinserimento professionale sul territorio.

«Ericsson sostiene di essere un’azienda solida e di non voler abbandonare Genova, ma questo non basta», sottolinea Igor Magni, segretario generale della Camera del lavoro di Genova. Il ridimensionamento, anche se circoscritto a una specifica area di prodotto, rappresenterebbe secondo il sindacato un colpo pesante per la città, soprattutto alla luce delle risorse pubbliche utilizzate negli anni per favorire l’insediamento e lo sviluppo dell’azienda.

Dopo l’incontro con i lavoratori, la sindaca Silvia Salis ha incontrato i vertici genovesi di Ericsson insieme all’assessore al Lavoro e ai Rapporti con le organizzazioni sindacali Emilio Robotti. L’amministrazione comunale ha annunciato l’invio di una lettera al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone e al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

L’obiettivo è ottenere la convocazione urgente di un tavolo nazionale con la proprietà, il Governo, la Regione Liguria, i sindacati, Confindustria e i parlamentari liguri. Al centro del confronto dovranno esserci il piano industriale di Ericsson, gli investimenti previsti in Italia e il futuro della sede genovese degli Erzelli.

«Vogliamo garanzie per i 131 lavoratori e risposte chiare sul futuro di Ericsson in città», ha dichiarato Silvia Salis, chiedendo che l’urgenza indicata dall’azienda non diventi un motivo per evitare il confronto. Anche Emilio Robotti ha ribadito che il Comune resterà al fianco dei dipendenti e delle organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di esplorare ogni soluzione possibile per tutelare l’occupazione e impedire la dispersione di professionalità altamente specializzate.

La vertenza proseguirà domani mattina con un incontro con il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, fissato alle 9. La richiesta dei sindacati è di costruire un fronte istituzionale comune per convincere Ericsson a rivedere la propria posizione e scongiurare i licenziamenti.


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