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Ericsson, 131 posti di lavoro a rischio: la Cgil chiede un tavolo di crisi nazionale

Dopo l’incontro in Regione, il sindacato rilancia la richiesta di ritirare i licenziamenti e coinvolgere il Governo per salvaguardare ricerca, sviluppo e occupazione

La vertenza Ericsson torna al centro del confronto istituzionale. Questa mattina i rappresentanti sindacali hanno incontrato il presidente della Regione Liguria Marco Bucci per discutere della procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 131 lavoratori del sito genovese della multinazionale svedese.

«Non possiamo tollerare che questo scempio si concretizzi», è la posizione ribadita dalla Cgil, che chiede l’apertura di un tavolo di crisi nazionale con il coinvolgimento del Governo. L’obiettivo è fermare la procedura e costruire un percorso in grado di tutelare i dipendenti direttamente interessati, ma anche il futuro dell’intero insediamento.

«Nonostante Ericsson sia presente su tutto il territorio nazionale, la procedura di licenziamento è stata aperta soltanto per Genova», ha dichiarato Sonia Montaldo, segretaria generale del Sindacato lavoratori della comunicazione Cgil di Genova. «La preoccupazione riguarda i 131 dipendenti coinvolti, ma anche chi resterà. Se viene meno il cuore della ricerca e sviluppo, sono a rischio anche gli altri reparti e l’intero sito».

Secondo il sindacato, il possibile ridimensionamento della ricerca e sviluppo non può essere considerato una vicenda limitata a una sola parte dell’organico. La perdita delle professionalità e delle competenze specialistiche rischierebbe infatti di indebolire progressivamente tutte le attività presenti nella sede, compromettendo la tenuta complessiva dell’azienda sul territorio.

L’incontro in Regione arriva dopo le mobilitazioni organizzate nei giorni scorsi e dopo il confronto con la sindaca Silvia Salis. Dalle iniziative sindacali sono scaturiti anche ordini del giorno nei consigli comunale e regionale, a dimostrazione, secondo la Cgil, di una posizione condivisa tra istituzioni e forze politiche sulla necessità di intervenire nella vertenza.

«La procedura deve essere ritirata e, contemporaneamente, deve essere aperto un tavolo di crisi nazionale», ha affermato Maurizio Calà, segretario generale della Cgil Liguria, presente all’incontro. «In quel confronto deve essere coinvolto il Governo, sia per salvaguardare i 131 lavoratori sia per ottenere garanzie sul futuro dell’azienda e sulla sua permanenza a Genova».

Il sindacato sottolinea inoltre il ruolo svolto da Ericsson nel sistema industriale e tecnologico italiano e richiama il sostegno pubblico di cui l’azienda avrebbe beneficiato nel corso degli anni. «Ericsson è un’impresa che ha ricevuto molto dalle tasse degli italiani», ha aggiunto Calà. «È quindi necessario che resti sul territorio e che venga chiarito quale prospettiva intenda garantire alla sede e alle sue lavoratrici e ai suoi lavoratori».

La mobilitazione non si fermerà con l’incontro in Regione. La Cgil e il Sindacato lavoratori della comunicazione Cgil di Genova annunciano nuove iniziative di protesta e attendono la convocazione da parte della Prefettura. Il prossimo passaggio sarà quindi il confronto con le istituzioni competenti e con l’azienda, chiamata a spiegare le ragioni della procedura e a valutare possibili alternative ai licenziamenti.

Aggiornamento: «Invieremo una lettera al governo chiedendo l’apertura di un tavolo di crisi nazionale con i ministri Urso, Calderone e Giorgetti, Regione e Comune per incontrare i vertici aziendali il prima possibile. L’obiettivo comune deve essere quello di ottenere un impegno da parte della multinazionale svedese a rimanere a Genova, attivando gli ammortizzatori sociali e aprendo una discussione sulle prospettive future della sede Ericsson nel capoluogo ligure». Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci che oggi, insieme all’assessore alle Relazioni sindacali Paolo Ripamonti, ha ricevuto una delegazione di rappresentanti sindacali in relazione alla vertenza Ericsson.
«L’elemento indispensabile è che Ericsson rimanga a Genova – prosegue Bucci – A fronte di questo impegno, come Regione metteremo a disposizione tutti gli strumenti possibili per trovare una soluzione immediata, facendoci carico di eventuali necessità dell’azienda, anche sul piano della formazione».


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