Scuole liguri, Legambiente: appena 3,61 euro ad alunno per i progetti. Il dossier svela i divari su sicurezza e servizi

L’associazione analizza 299 edifici frequentati da oltre 29mila studenti: collaudo statico presente nel 33,2% dei casi e accorgimenti contro le barriere architettoniche nel 30,4%. Crescono le verifiche sui solai e le certificazioni di agibilità. Savona terza in Italia per spesa nella manutenzione ordinaria

Tre euro e sessantuno centesimi per studente per finanziare progetti educativi, meno di un quarto della media nazionale. Edifici con accorgimenti per superare le barriere architettoniche fermi al 30,4%. Certificazioni di sicurezza ancora poco diffuse, mentre quasi la metà delle scuole considerate nell’analisi energetica rimane nella classe meno efficiente. Il ritorno in aula si accompagna, in Liguria, alla pubblicazione di una fotografia che mette in evidenza quanto le opportunità offerte agli alunni dipendano anche dalle condizioni degli immobili e dai servizi disponibili.
A tracciarla è “Ecosistema Scuola 2026”, la ventiseiesima edizione della ricerca di Legambiente dedicata all’edilizia scolastica e ai servizi educativi. Presentato il 14 settembre, il dossier utilizza i dati del 2025 forniti dalle amministrazioni dei Comuni capoluogo. Per la Liguria prende in esame 299 edifici, dalle scuole dell’infanzia alle primarie e alle secondarie di primo grado, frequentati quotidianamente da oltre 29mila studenti. Il perimetro dell’indagine va quindi tenuto presente: i risultati descrivono il patrimonio scolastico monitorato nei capoluoghi e non costituiscono un censimento di tutti gli istituti della regione, né comprendono le scuole superiori.
Il quadro presenta progressi significativi, soprattutto nelle indagini diagnostiche sui solai e nella disponibilità dei certificati di agibilità. Restano però distanze molto ampie rispetto ai valori nazionali su accessibilità, investimenti educativi e servizi alle famiglie. È proprio la disomogeneità, secondo l’associazione, il problema che attraversa i diversi indicatori.
Sul fronte della sicurezza, soltanto il 33,2% degli edifici liguri risulta dotato di collaudo statico. Il miglioramento rispetto al 31,3% della precedente rilevazione è di 1,9 punti percentuali e lascia il dato vicino a un edificio su tre. Il certificato di prevenzione incendi è presente nel 42,5% dei casi, contro il 56% nazionale: una distanza di 13,5 punti percentuali. Più consistente il passo avanti dell’agibilità, che passa dal 42,5% al 59,3%, con un incremento di 16,8 punti.
Sono indicatori documentali importanti, da leggere senza trasformarli automaticamente in un giudizio sulle condizioni di ogni singola scuola. Il dato sul possesso delle certificazioni non permette, da solo, di quantificare quanti edifici siano concretamente pericolosi. Evidenzia però una criticità nella documentazione di sicurezza rilevata e la necessità di completare verifiche, procedure e interventi dove richiesti.
Tra gli elementi più preoccupanti c’è l’accessibilità. Appena il 30,4% degli edifici monitorati dispone di accorgimenti per il superamento delle barriere architettoniche, mentre la media italiana raggiunge l’84%. Il divario è di 53,6 punti percentuali. Si tratta di una distanza che riguarda direttamente la possibilità di utilizzare gli spazi scolastici e partecipare alla vita della scuola. L’indicatore rileva la presenza di accorgimenti: non equivale, nemmeno quando positivo, a una certificazione di piena accessibilità di ogni ambiente.
Un segnale favorevole arriva invece dalle indagini diagnostiche sui solai, che in Liguria raggiungono il 75,6%, migliorando per il secondo anno consecutivo. Il rapporto nazionale considera le verifiche svolte negli ultimi cinque anni e registra, per l’Italia, una copertura del 26,1%. Il risultato ligure si colloca dunque nettamente sopra quel riferimento. Legambiente richiama l’importanza di questi controlli per prevenire cedimenti e distacchi. Resta essenziale distinguere la diagnosi dalla messa in sicurezza: verificare le condizioni di un solaio consente di individuare eventuali problemi, mentre risolverli può richiedere lavori successivi.
Anche la manutenzione straordinaria restituisce una situazione articolata. Nel quinquennio considerato ha interessato il 92,3% degli edifici liguri, contro il 51,7% nazionale. La diffusione degli interventi è quindi elevata, ma le risorse medie per immobile rimangono contenute. Per l’annualità rilevata, gli stanziamenti liguri ammontano a 17.487 euro per edificio e la spesa effettiva a 14.561 euro. In Italia le medie sono rispettivamente di 48.054 e 38.312 euro.
La spesa ligure corrisponde così a circa il 38% della media nazionale. Il confronto segnala la minore consistenza economica degli interventi, pur senza consentire di stabilirne da solo l’adeguatezza rispetto alle necessità di ciascun immobile. Inoltre, il 92,3% riguarda gli edifici interessati da lavori nell’arco di cinque anni, mentre gli importi citati descrivono la media per edificio dell’anno di riferimento: sono misure differenti, che non vanno sovrapposte.
Nella manutenzione ordinaria emerge il risultato di Savona, terza nella graduatoria nazionale dei Comuni con maggiore spesa media per edificio. Con 27.924 euro, il capoluogo perde una posizione rispetto alla precedente edizione ma resta tra i primi cinque, preceduto da Mantova, con 32.258 euro, e Alessandria, con 30.264. La media italiana è di 9.088 euro: Savona spende quindi oltre tre volte quel valore. La posizione riguarda questo specifico indicatore e non rappresenta una classifica generale della qualità delle scuole.
Un altro riscontro positivo interessa Imperia, inserita dal dossier tra le città in zona sismica 2 che hanno realizzato interventi di adeguamento sismico nelle scuole negli ultimi cinque anni. È un riconoscimento dell’attività svolta, che non implica il completamento dell’adeguamento dell’intero patrimonio. A livello nazionale il rapporto evidenzia infatti quanto il percorso resti lungo: gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico del quinquennio hanno coinvolto il 4% degli edifici monitorati.
La qualità degli ambienti scolastici passa anche dagli spazi per muoversi, giocare e svolgere attività all’aperto. In Liguria il 53,1% degli edifici dispone di strutture per lo sport, come palestre o campi esterni. Il dato cresce rispetto al 48,6% del 2024, ma lascia quasi metà del patrimonio osservato senza queste dotazioni. Giardini e aree verdi fruibili da studenti, docenti e personale sono presenti nel 56,2% dei casi. La disponibilità di questi spazi rimane dunque tutt’altro che generalizzata.
Il percorso fra casa e scuola mostra altre fragilità. Gli edifici serviti dallo scuolabus sono il 29,6%, una quota superiore al 24% nazionale, ma comunque limitata a meno di un terzo del campione ligure. Il pedibus, che permette ai bambini di raggiungere la scuola a piedi in gruppo accompagnati, interessa il 6,2% degli edifici, poco sotto il 6,7% italiano. Secondo il quadro regionale, i servizi di pedibus rilevati sono affidati esclusivamente ai volontari.
Le piste ciclabili nell’area antistante sono presenti nel 14,8% dei casi, a fronte del 18% nazionale. Le aree di sosta per le automobili raggiungono invece il 46,9%. Appena il 2,5% degli edifici si trova in una zona a traffico limitato e nessuno, nel campione rilevato, è collocato in una zona con limite di velocità di 30 chilometri orari. Nel complesso, i dati descrivono una presenza ancora ridotta di soluzioni per favorire gli spostamenti attivi e contenere il traffico davanti alle scuole.
Per le famiglie pesa anche la scarsa diffusione dei servizi prima e dopo le lezioni. Il pre-scuola e il post-scuola sono disponibili soltanto nell’8,6% dei casi, contro una media nazionale del 21,2%. Il divario, pari a 12,6 punti percentuali, riguarda un sostegno concreto alla conciliazione fra orari di lavoro e tempi scolastici.
Ancora più marcata la distanza nei fondi destinati ai progetti educativi. Lo stanziamento medio per studente sale da 2,57 a 3,61 euro, con un aumento di 1,04 euro, ma resta lontanissimo dai 15,35 euro nazionali. Mancano 11,74 euro per alunno rispetto a quel riferimento e la dotazione ligure ne rappresenta circa il 23,5%. Il dato riguarda specificamente i finanziamenti per i progetti educativi censiti dall’indagine, non la spesa complessiva per l’istruzione. Misura comunque quanto siano ristrette le risorse disponibili per ampliare le opportunità formative.
Sul versante energetico, la Liguria presenta una buona diffusione delle certificazioni, disponibili per l’89,6% degli edifici, pur con una lieve flessione rispetto alla rilevazione precedente. È un valore molto superiore al 36,3% nazionale. Conoscere le prestazioni degli immobili, tuttavia, non significa averli già resi efficienti: nella distribuzione delle classi riportata per la Liguria, il 47,4% rimane in classe G, mentre la classe A si ferma all’1,1%, contro il 6,1% italiano. Gli edifici che utilizzano fonti rinnovabili sono il 16,1%.
È anche su questo punto che si concentra la valutazione di Alice Micchini, vicepresidente di Legambiente Liguria e responsabile del settore Scuola e Formazione. Secondo Micchini, i miglioramenti non cancellano un sistema nel quale la qualità degli ambienti e l’accesso ai servizi cambiano sensibilmente da un territorio all’altro. La disponibilità di spazi per lo studio e lo sport, gli investimenti nelle attività educative e le condizioni energetiche degli immobili finiscono per incidere sulle esperienze quotidiane degli alunni.
«Il diritto a un’istruzione di qualità fruibile in ambienti sicuri, efficienti ed inclusivi, non viene garantito in modo uniforme su tutto il territorio regionale», afferma Alice Micchini. L’associazione richiama anche le difficoltà di edifici poco adatti a fronteggiare temperature elevate e ondate di calore, chiedendo risorse strutturali e una programmazione capace di collegare sicurezza, sostenibilità e inclusione.
Il dossier accompagna l’analisi con cinque proposte al Governo. La prima riguarda l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, che Legambiente chiede di rendere più accessibile e immediatamente consultabile, così da utilizzarla come strumento pubblico di trasparenza e programmazione. La seconda punta a rafforzare l’Osservatorio per l’edilizia scolastica, attribuendogli un ruolo permanente di coordinamento.
La terza richiesta è un piano nazionale per completare la messa in sicurezza, dando priorità alle aree a maggiore rischio sismico e accelerando insieme la riqualificazione energetica e l’adattamento climatico. La quarta riguarda i Patti educativi di comunità, attraverso i quali scuole, amministrazioni, Terzo settore e realtà territoriali possano progettare e organizzare servizi e opportunità accessibili. La quinta propone di ampliare l’utilizzo degli edifici oltre l’orario delle lezioni, aprendoli ad attività educative, sociali e culturali.
La prospettiva indicata da Legambiente è quella di una manutenzione e di un’offerta educativa sostenute da risorse continuative, con priorità verificabili nel tempo. Per la Liguria, i prossimi avanzamenti si misureranno nella capacità di estendere i controlli e far seguire i lavori necessari, ridurre gli ostacoli all’accesso, migliorare le prestazioni energetiche e rendere meno dipendenti dal luogo di residenza le opportunità offerte a bambini e ragazzi.
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