Una fiera nei parchi di Nervi con banchetti, cartomanti, pendoli e pratiche olistiche. Italia Nostra, Amici dei parchi e Nuova Ecologia sul piede di guerra

Banchetti commerciali, massaggi, campi aurici e messaggi… dalle Pleiadi. Le associazioni mettono in discussione la compatibilità della manifestazione con il luogo scelto e chiedono al Comune di chiarire condizioni, autorizzazioni e benefici per il patrimonio pubblico che dovrebbe ospitarla, oltre che l’aderenza allo specifico regolamento comunale

Cartomanzia, cristalli, pendoli e pratiche olistiche tra alberi monumentali e prati storici: il programma di “Donne sapienti”, previsto a Villa Gropallo, accende la protesta delle associazioni impegnate nella tutela dei Parchi di Nervi.
La discussione investe però una scelta più ampia: quali attività possono trovare posto in un giardino storico e a quali condizioni? Stefano Fera e Francesca Mazzino, per Italia Nostra, richiamano il valore culturale e la fragilità di questi luoghi; gli Amici dei Parchi di Nervi chiedono conto delle procedure e delle risorse destinate alla manutenzione; Giorgio Scarfì, presidente del Circolo Nuova Ecologia, contesta la trasparenza delle decisioni e domanda quale ritorno ne ricavi la collettività. A unire gli interventi è la richiesta di anteporre la conservazione dei giardini alle esigenze delle manifestazioni.
Fera: «Un giardino storico non si può trasformare in una fiera»
Il presidente di Italia Nostra richiama la Carta di Firenze: apertura al pubblico e manifestazioni devono rispettare la fragilità dei luoghi. Una posizione che comprende anche i Balletti di Nervi
Il fatto che un giardino sia diventato pubblico non significa che possa sostenere qualsiasi utilizzo. È il punto da cui parte Stefano Fera, presidente di Italia Nostra, intervenendo sul tema delle manifestazioni nei Parchi di Nervi. Il riferimento è la Carta di Firenze sui giardini storici, elaborata nel 1981 dal comitato internazionale promosso dal Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti e dalla Federazione internazionale degli architetti paesaggisti, e adottata nel dicembre 1982.
A richiamare l’attenzione è soprattutto l’articolo 19, che descrive il giardino storico come un luogo di tranquillità, incontro e ascolto della natura: ospitare feste costituisce un’eccezione, da governare affinché l’evento valorizzi il giardino senza alterarne il carattere o comprometterne la conservazione. Gli articoli 18 e 21 richiamano invece la necessità di commisurare gli accessi alla fragilità degli spazi e di anteporre le esigenze di manutenzione e conservazione a quelle della fruizione. L’articolo 25 invita a favorire la conoscenza e l’apprezzamento del patrimonio rappresentato dai giardini.
Per Fera sono principi fondamentali della tutela, che le soprintendenze devono tenere come riferimento. «Non dico che siano norme, ma sono linee guida», precisa. Nel caso di Nervi, sottolinea, occorre partire dalla storia dei luoghi: giardini progettati per famiglie private, con una struttura che il passaggio all’uso pubblico non ha modificato. Un’apertura che considera positiva, ma che non cancella i limiti materiali del patrimonio ricevuto.
Per spiegare il concetto ricorre all’immagine di un’automobile d’epoca ereditata: non la si può trasformare in un pullman o in un camper soltanto perché oggi servirebbe a quello scopo. Lo stesso, sostiene, vale per i giardini storici, che non possono essere adattati indiscriminatamente a grandi afflussi, attività sportive o fiere. Il maggior numero possibile di persone deve poterne godere, ma attraverso modalità compatibili con la loro conservazione.
Una posizione che Fera estende anche agli appuntamenti culturali più riconoscibili del levante, inclusi i Balletti di Nervi. «Noi dobbiamo opporci a un uso dei giardini storici che non sia coerente con le linee guida della Carta di Firenze», afferma. Il criterio, nel suo ragionamento, riguarda l’impatto dell’iniziativa sul luogo, anche quando il suo valore culturale è riconosciuto.
Da Nervi la riflessione si allarga alle piazze storiche della città e al concerto della disc jockey in piazza Matteotti. Fera si domanda perché non scegliere spazi alternativi, indicando piazza della Vittoria, piazza Rossetti, lo stadio o il Palasport. «Non è questione di tipo di musica, è proprio la questione di tipo di eventi», osserva, spiegando che solleverebbe lo stesso problema anche per un’esecuzione delle “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. A preoccuparlo è la concentrazione di pubblico in luoghi storici che, quando vengono saturati da una manifestazione, finiscono per essere meno accessibili e godibili nella vita quotidiana dei cittadini.
Il no al festival olistico: «I parchi storici sono musei viventi, non contenitori»
Per Italia Nostra, l’esperta Francesca Mazzino contesta la compatibilità delle attività proposte con i giardini storici: tutela del patrimonio e fragilità della vegetazione devono guidare la scelta degli eventi
Francesca Mazzino, sempre per Italia Nostra, non approva “il festival olistico” nel parco Gropallo di Nervi e mette in guardia dalle ipotesi di modifica o soppressione del Regolamento sull’uso dei parchi storici pubblici di Genova: la tutela deve partire dal riconoscimento del valore culturale dei giardini e dalla loro fragilità.
«I parchi e i giardini storici, secondo la Carta di Firenze redatta dall’International Committee on Monuments and Sites e dall’International Federation of Landscape Architects, sono luoghi tranquilli che favoriscono il silenzio e l’ascolto della natura. Le attività che si possono svolgere eccezionalmente devono esaltare lo spettacolo del giardino e non snaturarlo o degradarlo».
«I parchi storici non sono dei contenitori, i parchi storici sono dei musei viventi». Francesca Mazzino parte da questa distinzione per affrontare una questione che, nel suo ragionamento, va oltre la singola manifestazione: la difesa del regolamento comunale dei parchi storici pubblici, di cui si discute l’abolizione o una modifica. Un patrimonio verde da conoscere e rispettare, e non da considerare disponibile per qualsiasi iniziativa.
La peculiarità dei parchi e giardini storici, riconosciuti come veri e propri “monumenti viventi”, consiste nel fatto che il materiale di cui sono costituiti, a differenza dei monumenti architettonici, è la vegetazione, con tutte le conseguenze che ne derivano. Gli alberi, insieme ai prati e agli arbusti, hanno un loro proprio ciclo di vita, condizionato in modo determinante dall’uso: da qui l’importanza fondamentale di regole d’uso adeguate dei parchi storici e l’estrema delicatezza dell’equilibrio tra conservazione e utilizzazione del giardino.
A intervenire è la studiosa che al paesaggio ha dedicato la propria attività accademica e scientifica. Già professoressa ordinaria di Architettura del paesaggio all’Università di Genova, vicepresidente della Società scientifica italiana di architettura del paesaggio e rappresentante per l’Italia in reti universitarie europee della disciplina, Mazzino è membro di comitati scientifici di riviste italiane ed europee. È stata inoltre a lungo alla guida della Consulta del Verde del Comune e ha coordinato per l’Università uno studio pilota sui Parchi di Nervi.
Il primo punto della sua critica riguarda la coerenza tra le attività proposte e il luogo che dovrebbe ospitarle. Per spiegarlo, Mazzino invita a immaginare le stesse iniziative dentro un museo: «Quando mai si permetterebbero iniziative simili a Palazzo Bianco, a Palazzo Rosso, a Palazzo Reale?». Il confronto serve a mettere in evidenza quella che considera una disparità culturale: nei confronti di un edificio storico e delle sue collezioni si riconoscono limiti di fruizione che, quando si parla di giardini, sembrano perdere peso.
Le attività nei parchi, chiarisce, possono esserci, ma devono avere una relazione riconoscibile con ciò che li rende un patrimonio e un ecosistema particolarmente fragile. «Certamente si possono svolgere delle attività», purché siano congruenti con il loro valore storico e culturale. Indica la sensibilizzazione ai temi botanici e naturalistici, l’educazione ambientale, la storia della città, dei parchi e del paesaggio genovese, il contatto con le piante e la natura, la promozione del giardinaggio e dell’orticoltura sostenibili, la conoscenza delle conseguenze dei cambiamenti climatici su piante, insetti, ecc.: argomenti capaci di aiutare il pubblico a comprendere i luoghi che attraversa.
Mazzino non esclude che singole proposte della manifestazione possano avere elementi di pertinenza, ma ritiene che il programma, considerato nel complesso, presenti numerose attività estranee alla vocazione dei giardini storici. «È una questione di tipo culturale, i parchi storici sono erroneamente percepiti come anonimi spazi verdi d’uso pubblico privi di qualunque connotazione storica, artistica o paesaggistica. L’impropria e distorta associazione fra parco storico e spazio verde, piuttosto diffusa, nasce da scarsa sensibilità ma anche da una ragione comprensibile in una città avara di spazi come Genova: la legittima esigenza dei genovesi di avere la disponibilità di spazi verdi contemporanei per diversi tipi di attività».
La richiesta è di orientarsi verso «spazi che hanno altre vocazioni», distinguendoli da un patrimonio paesaggistico e storico-culturale che richiede criteri specifici di utilizzo.
La presenza di espositori, precisa attraverso un esempio, può invece assumere un significato diverso quando esiste una selezione costruita intorno alla qualità e alla pertinenza delle proposte. Mazzino richiama la manifestazione florovivaistica del Castello di Masino, del Fondo per l’ambiente italiano, promossa a suo tempo dal paesaggista Paolo Pejrone. Ne sottolinea la selezione rigorosa di vivaisti ed espositori, chiamati a presentare prodotti di qualità e anche elementi innovativi.
Il secondo limite riguarda la capacità fisica dei giardini di sostenere una manifestazione. Richiamandosi ai principi della Carta di Firenze, Mazzino osserva che la possibilità di ospitare eventi deve fare i conti con l’afflusso di persone e con gli interventi necessari per allestirli. Il rischio è che il carico sui parchi ne alteri i caratteri o provochi danni. La sua posizione si estende quindi anche a iniziative di tutt’altro genere quali Euroflora e Balletti di Nervi, che hanno richiesto interventi di ripristino dopo i danni subiti.
Mazzino sostiene inoltre che finanziamenti ottenuti per il restauro dei Parchi di Nervi siano stati impiegati per rimediare ai danni causati dalla manifestazione: una contestazione che lega alla necessità di prevenire il deterioramento, anziché intervenire successivamente per ripararlo.
La fragilità dei prati, spiega, era stata affrontata anche nello studio pilota da lei coordinato per l’Università. «Si era proposta in questo studio la rotazione dell’uso dei prati», ricorda, proprio per consentire il recupero delle superfici erbose. Descrive quello di Nervi come un sistema di parchi di circa diciotto ettari, inserito in un contesto con caratteristiche che rendono i tappeti erbosi particolarmente vulnerabili alla concentrazione di visitatori.
La questione riguarda anche le strutture temporanee e le modalità di montaggio. Mazzino distingue la collocazione dei chioschi sui viali dall’occupazione dei prati e segnala i rischi legati a picchetti, ancoraggi agli alberi o altri interventi impropri. Mette in guardia da ciò che potrebbe accadere durante gli allestimenti e dalla difficoltà di controllare ogni passaggio.
Anche il confronto con le manifestazioni ospitate nei parchi storici europei, a suo giudizio, va affrontato distinguendo gli spazi. Mazzino richiama l’utilizzo di aree di servizio, edifici in disuso, spazi non più coltivati, separati dagli spazi propriamente destinati al giardino storico. Soluzioni che non possono essere trasferite automaticamente a Nervi, dove le estensioni disponibili sono diverse.
Ricorda che i Parchi di Nervi sono stati progettati «con un’attenzione straordinaria» e che, nonostante le perdite subite nel tempo, conservano elementi che meritano di essere letti e raccontati.
Gli Amici dei Parchi di Nervi chiedono conto al Comune di autorizzazioni, entità degli incassi e tutele
L’associazione scrive all’amministrazione comunale per conoscere le condizioni concesse a “Donne sapienti”. Il regolamento prevede un’informativa al Consiglio comunale, che ad oggi non è stato informato
Chi ha autorizzato la manifestazione, sulla base di quali pareri e con quali benefici economici per la manutenzione dei giardini? Sono le domande che l’Associazione Amici dei Parchi di Nervi rivolge al Comune a proposito di “Donne sapienti”, l’iniziativa organizzata da Holos Eventi negli spazi verdi storici del levante. Una richiesta che arriva da una realtà impegnata da anni nella cura e nella tutela dei parchi, anche attraverso interventi concreti come la donazione di alberi.
Nella lettera che sarà inviata a Tursi, l’associazione contesta quella che considera la natura esclusivamente commerciale dell’appuntamento: circa quaranta stand, con proposte che spaziano dai gioielli presentati come energetici ai massaggi di quaranta minuti, passando per quadri, foulard, creazioni prospettate come artistiche, prodotti alimentari e altri articoli. Secondo quanto riferito dagli Amici dei Parchi, agli espositori sarebbe inoltre richiesto un “contributo” di entità non trascurabile per ciascuna bancarella.
L’associazione vuole conoscere l’ufficio che ha rilasciato l’autorizzazione, le motivazioni del provvedimento e i pareri acquisiti, chiedendo chiarimenti sul coinvolgimento dell’Azienda servizi territoriali, della Consulta del verde e della Soprintendenza, oltre che sulle valutazioni paesaggistiche. Sul versante economico, domanda quale somma sia prevista per l’utilizzo del parco pubblico e quanto sarà destinato alla sua manutenzione.
La lettera sostiene che il regolamento comunale non contempli eventi privati con attività commerciali. L’articolo 15, in realtà, prevede espressamente la possibilità di autorizzare attività commerciali (dietro versamento di una garanzia), ma subordinandola a condizioni precise. Occorrono le autorizzazioni degli uffici e degli enti competenti, il parere del direttore responsabile del parco storico e un’idonea garanzia economica. Le attività devono inoltre essere compatibili con la salvaguardia e la conservazione dei luoghi oltre che col regolamento.
Lo stesso articolo stabilisce che il Consiglio comunale sia informato sulle procedure autorizzative: un passaggio che ad oggi non risulta avvenuto. Prevede inoltre che le entrate incassate dal Comune attraverso queste attività siano impiegate prioritariamente nella manutenzione dei giardini e dei parchi che le ospitano.
A completare il quadro sono le prescrizioni dell’articolo 3, che impongono il rispetto del carattere storico, paesaggistico, ambientale e culturale dei parchi (la disposizione stabilisce infatti che le attività «devono avere un carattere culturale, volto ad evidenziare il valore dei parchi attraverso attività formative, didattiche e ricreative correlate ad architettura del paesaggio e dei giardini, botanica, botanica storica, agronomia, storia dei parchi, espressioni artistiche) e quelle dell’articolo 6, dedicate alla protezione dei prati, sui quali l’uso intensivo può provocare deterioramento e maggiori costi di manutenzione. È su queste condizioni che gli Amici dei Parchi chiedono risposte: quali verifiche siano state compiute, quali protezioni siano previste e quale ritorno concreto riceverà il patrimonio pubblico che accoglie la manifestazione.
Scarfì: «È commercio, quale ritorno per la città e i parchi? Metodi opachi». E chiede conto degli alberi perduti in 10 anni
Il presidente del circolo Nuova Ecologia contesta la compatibilità della manifestazione con la tutela dei giardini e chiede trasparenza su autorizzazioni e benefici pubblici. Poi allarga il confScarfìal recupero del patrimonio arboreo dopo la tempesta del 2016
La compatibilità della “fiera olistica” con il carattere dei Parchi di Nervi, la trasparenza delle autorizzazioni e una domanda sullo sfondo: a che punto è il recupero dei giardini, a dieci anni dalla tempesta del 2016? Giorgio Scarfì, presidente del circolo Nuova Ecologia e membro della Consulta del Verde, tiene insieme questi aspetti nel suo intervento. La contestazione della manifestazione diventa così una richiesta più ampia di chiarezza sulla gestione di un patrimonio pubblico, sulle attività che vi trovano spazio e sugli interventi necessari a conservarlo.
«Questa manifestazione mi sembra non in linea con i contenuti del regolamento e della Carta di Firenze», obietta. È un giudizio che riguarda la relazione tra le proposte dell’evento e la natura dei giardini storici, ma al quale Scarfì affianca subito una critica al percorso amministrativo. «Il quesito è sempre lo stesso, è la trasparenza e il modo con cui vengono portate avanti queste autorizzazioni in luogo pubblico, per cui si viene a sapere tutto alla fine senza chiarezza».
Il punto, sostiene, è poter comprendere come si arrivi a concedere uno spazio pubblico a un’iniziativa commerciale e quale beneficio ne derivi per la città. «C’è un impegno commerciale, un’attività commerciale di cui non si capisce quale sia il ritorno per la collettività». Una domanda che porta l’attenzione sulle condizioni dell’utilizzo dei parchi e sulla necessità di renderle conoscibili.
Scarfì riconosce che amministrare questi luoghi significa confrontarsi con esigenze diverse. «Non so al posto loro cosa farei», premette, spiegando di comprendere la complessità delle scelte. Quello che considera inaccettabile è dover ricostruire ogni volta le informazioni attraverso ricerche e richieste, quando dovrebbero essere disponibili con chiarezza. «Sono molto dispiaciuto del modo opaco con cui vengono fatte queste cose», afferma.
Alla critica sul metodo si aggiunge quella sui contenuti. Il richiamo alla “sapienza delle donne”, a suo giudizio, non basta a spiegare la presenza di attività come la cartomanzia né a dimostrarne la pertinenza rispetto al luogo. «I cartomanti, quella roba lì, ma di cosa stiamo parlando? Non basta ricondurre tutto alla “sapienza delle donne”. È un business, sono affari, è commercio».
È in questo senso che Scarfì condivide la posizione espressa da Francesca Mazzino sulla possibilità di scegliere una sede diversa. «Fatelo alla Fiumara, che ha una vocazione commerciale», propone. Il suo intervento mette quindi in discussione la scelta dei Parchi di Nervi come sede della manifestazione, chiedendo che la destinazione degli spazi sia valutata in rapporto alle loro caratteristiche e alle finalità di tutela.
La richiesta di trasparenza, però, non si ferma alla “fiera olistica”. Scarfì segnala la presenza nei parchi di altre attività che, secondo quanto riferisce, avrebbero carattere commerciale: lezioni di ginnastica, corsi di allenamento fisico e tai chi a pagamento. «Vengono e fanno lì i corsi», osserva, lamentando anche in questi casi la mancanza di informazioni sulle condizioni del loro svolgimento.
Il presidente del circolo indica questo aspetto come un tema da approfondire: la sua segnalazione non documenta l’assenza di autorizzazioni, ma pone la domanda su quali regole vengano applicate, quali attività siano consentite e come ne sia disciplinato l’uso degli spazi. «Questo sarebbe da indagare», dice. E ribadisce il criterio che, nel suo ragionamento, deve valere per tutti: «Basta che ci sia chiarezza».
Al di sopra delle singole iniziative, Scarfì colloca poi quello che definisce il grande tema ancora aperto dei Parchi di Nervi: il recupero dopo la violenta tempesta del 2016, caratterizzata da raffiche discendenti e ricordata per la perdita di oltre trecento alberi. «Non è assolutamente chiaro che cosa stia avvenendo per il ripristino», sostiene. «Sono passati dieci anni».
Le sue domande riguardano sia i tempi sia la direzione degli interventi. «A che punto è la risistemazione dei parchi? Perché sta andando avanti così lentamente e così a lungo?». Il trascorrere degli anni, osserva, rende ancora più necessario un quadro aggiornato, perché alle perdite provocate dalla tempesta si sono aggiunte quelle successive, dovute ad altre cause e agli abbattimenti resisi necessari.
Scarfì richiama il progetto dello studio Dodi Moss, affidato dopo la tempesta, e chiede di conoscerne lo stato di attuazione. «Ma chi sta gestendo questa cosa qui? A che punto è?». Il bisogno che esprime è quello di una ricostruzione complessiva: quali interventi fossero previsti, quali siano stati realizzati e quali restino da completare, tenendo conto anche di ciò che è accaduto nei giardini durante questo decennio.
Il bilancio richiesto riguarda innanzitutto il patrimonio arboreo. Scarfì domanda quante piante siano state effettivamente reinserite e come questo dato si rapporti alle perdite iniziali e a quelle avvenute in seguito. «Oggi, a che punto siamo?», insiste, mettendo in relazione ciò che è stato ripiantato con gli alberi caduti o abbattuti negli anni successivi.
La conta, precisa, non esaurisce la questione: occorre valutare anche la qualità degli interventi e del patrimonio vegetale. I numeri possono aiutare a rendere comprensibile la dimensione del problema, ma devono accompagnarsi a una lettura dello stato dei giardini. La richiesta è quindi di poter seguire un progetto di recupero nel suo insieme, con informazioni che consentano di valutarne l’avanzamento.
Una presentazione si è tenuta, ricorda Scarfì, prima dell’estate nell’ambito della Consulta del Verde, a cura dell’Azienda servizi territoriali. Secondo il suo racconto, l’incontro ha suscitato forti critiche perché non avrebbe fornito il livello di approfondimento atteso. «Non era la spiegazione del progetto, dello stato d’avanzamento del progetto», contesta.
Il presidente del circolo giudica insufficiente una comunicazione limitata a indicare alcune piantumazioni e interventi futuri, senza collocarli in un quadro organico. «In ambito della Consulta il tema non lo si può approcciare con questa leggerezza», conclude. È la stessa esigenza che attraversa tutto il suo intervento: dalle autorizzazioni per le attività commerciali al recupero degli alberi, la gestione dei Parchi di Nervi deve poter essere conosciuta, compresa e discussa sulla base di informazioni precise.
Cosa è la manifestazione
Ma cosa è la manifestazione che si dovrebbe tenere nel prossimo fine settimana a Villa Gropallo? Ammicca alle “sapienza delle donne”, ma poi lancia inviti anche a tutti gli uomini perché non passi il concetto che si tratta di una manifestazione “in rosa”, cosa che dimezzerebbe i possibili visitatori. Sono previsti convegni e workshop (nella precedente edizione, a Villa Duchessa di Galliera, questi erano “a offerta libera”) , ma sono previsti anche parecchi banchetti per i viali.
Tra gli stand, non si intravede esattamente il confine fra fiera del benessere e rassegna di credenze. Si potrà scegliere il proprio cristallo alleato, pulire i chakra, attivare quelli delle mani per l’autoguarigione e sottoporsi a letture di rune, Sibille, tarocchi, registri akashici e temi natali. D’altro canto, un codice Ateco non si nega nemmeno ai cartomanti pur che paghino le tasse. Se le stelle fossero momentaneamente occupate, resteranno disponibili pendoli, campane tibetane, oli essenziali e “amplificatori planetari”: dispositivi dei quali la scienza non ha ancora avvertito l’urgenza, ma evidentemente il cosmo sì.
L’offerta comprende anche amuleti energetici, piramidi di rame tarate sulle frequenze sacre del Cubito Egizio, talismani per amore e abbondanza e statuine “della Dea”o modellate con “acqua informata”. Cosa è l’acqua informata, direte voi? No, non è un liquido che legge tutti i giorni i giornali. È la creativa teoria secondo cui l’acqua avrebbe una propria “memoria”, mai dimostrata scientificamente e più volte smentita nei fatti, che continua ad avere una certa presa. Mette insieme pseudoscienza, convinzioni errate, affascinanti ipotesi sui gusti musicali dell’acqua e l’omeopatia.
Chi preferisce rivolgere l’indagine verso il basso potrà affidarsi alla lettura psicosomatica del piede; chi guarda più in alto troverà geometria sacra, costellazioni familiari e purificazioni dell’aura.
Il programma dei workshop previsti porta il visitatore in un territorio nel quale yoga, danza, pittura e attività per bambini convivono serenamente con traumi cellulari, campi aurici e messaggi in arrivo dalle Pleiadi. Si potrà partecipare a “I Codici Cristallini dalle Pleiadi con Amore”, seminario che promette di aiutare a comprendere il proprio scopo: servizio certamente utile, anche se non è indicato quanto impieghi la comunicazione per coprire i circa 440 anni luce che separano la Terra dall’ammasso stellare.
Chi preferisce restare nel sistema solare potrà esplorare Marte nei dodici segni zodiacali, formulare desideri davanti a una Genesa Crystal oppure affidare alle campane di cristallo la rigenerazione del campo aurico. Ci saranno anche biorisonanza, terapie essene, yoga esoterico, respirazione energetica e tecniche che dichiarano di agire sull’energia elettromagnetica delle cellule, risvegliandone persino l’emozione. La biologia accademica non risulta aver mai trovato una cellula malinconica, ma forse non disponeva del gong adatto.
Il viaggio prosegue con funghi associati ad archetipi, danze vibrazionali fondate sulla “mobilità sacra del bacino”, ciclicità femminile collegata alle fasi lunari e incontri tra Shiva e Shakti. Alle proposte prive di solide prove scientifiche si affiancano, per fortuna, attività decisamente più verificabili: pilates, yoga, Tai Chi, danza del ventre, laboratori di disegno, giochi poetici per bambini e interazioni guidate con cani e conigli. Per partecipare è consigliato portare un tappetino. Perché si svolgeranno sui prati di villa Gropallo.
Accanto a pratiche presentate in qualche caso con affermazioni prive di solide conferme scientifiche, figurano attività molto più terrene: massaggi (anche viscerali), yoga, meditazione, pittura, artigianato, decorazioni all’henné, oggetti realizzati con legni recuperati dal mare e ricamo tradizionale palestinese. Insomma, come direbbero Cochi e Renato, “tacchi, dadi e datteri”. E, quando chakra e vibrazioni avranno finalmente trovato il loro posto, ci saranno, naturalmente pagando, anche caffè e torte salate: rimedi la cui efficacia sull’umore, almeno all’ora di pranzo, gode di un consenso decisamente più ampio.
Tutto questo nelle intenzioni degli organizzatori, perché i permessi per i banchetti, in realtà, al momento non ci sono ancora. Il Municipio ha dato il patrocinio all’associazione che ha presentato domanda solo per le conferenze e i workshop, ma non per la parte commerciale. Dall’assessorato al Commercio il permesso non è ancora stato rilasciato e se lo sarà, sarà a titolo oneroso (cioè a pagamento). Il Comune deve verificare che l’evento è sia compatibile con il proprio regolamento dei parchi storici, votato in consiglio e in corso di validità e deve acquisire il parere della Soprintendenza, che ancora non è stato espresso. C’è invece il parere positivo della Direzione comunale del Verde perché a suo dire si tratterebbe di un evento culturale.
L’associazione che ha presentato domanda al Municipio si chiama “Le Cicale Casa Editrice” (curiosando nell’indice del sito dell’editore si capisce che edita libri sui temi del paranormale, del paganesimo, dell’esoterismo, della “medicina” alternativa) ma il sito dell’evento dice che l’organizzatrice è la “Holos Eventi – La Mattia Barbara”, registrata in Camera di Commercio. Quindi si tratta di un un soggetto economico e non di un’associazione. La “Holos Eventi” che sempre sul sito, si definisce “Agenzia di Eventi Esperienziali”. Tra quelli già organizzati, un viaggio yoga relax alle Maldive, un Capodanno celtico a Torriglia, la “conferenza esperienziale” dal titolo “Tradimento come percorso evolutivo”.
La mostra fotografica espone esclusivamente immagini che riproducono i gioielli di un’artigiana che produce (lo scrive sulla sua pagina instagram) “gioielli canalizzati”. Si tratta di una definizione “esoterica” usata in ambito spirituale e New Age. Quanto alla mostra di quadri, il giudizio sull’arte è straordinariamente personale e non possiamo definirlo noi per i lettori. Per questo, pubblichiamo la foto che si trova sul sito, che mostra l’artista con le sue opere.

Giudichi il lettore, secondo la propria sensibilità, se siano temi idonei da proporre su uno spazio comunale, che sia pregiato come Villa Gropallo o no. Nonostante ci sia la collaborazione della biblioteca di quartiere Brocchi (un link all’evento è presente anche sul sito delle biblioteche del Comune di Genova, proprio nella pagina della Brocchi), nei cui spazi si svolgeranno i convegni, l’assessorato comunale alla Cultura è totalmente estraneo all’iniziativa. Più che di cultura, come vorrebbe il regolamento dei parchi storici comunali, si tratta di temi da affrontare nell’ambito dell’antropologia culturale.
Gli articoli del regolamento comunale
Ecco gli articoli potenzialmente interessati. L’intero regolamento potete trovarlo qui.



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