Dalla Sopraelevata alle teleferiche, Genova raccontata attraverso le opere che l’hanno cambiata

Sei incontri gratuiti a Palazzo Ducale ripercorrono un secolo di ferrovie, strade, acquedotti, collegamenti aerei, cantieri navali e percorsi pedonali. “Salvo imprevisti” prende il via il 16 settembre e si conclude il 4 novembre, nell’anno del centenario della Grande Genova

Genova è una città costruita anche contro la propria geografia. Stretta tra il mare e i rilievi, attraversata da torrenti e vallate, ha dovuto continuamente cercare nuovi spazi per abitazioni, industrie, porto e collegamenti. Ferrovie, strade, reti idriche, impianti energetici, infrastrutture portuali e perfino teleferiche hanno ridisegnato il territorio, modificando non soltanto il paesaggio ma anche le abitudini quotidiane dei suoi abitanti.
A questa lunga trasformazione è dedicato “Salvo imprevisti”, ciclo di sei incontri promosso dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Genova insieme a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Gli appuntamenti si svolgeranno dal 16 settembre al 4 novembre 2026, sempre alle 20.30, nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. L’ingresso sarà libero fino all’esaurimento dei posti disponibili.
Curata da Jacopo Baccani, la rassegna si inserisce nell’anno dedicato alle trasformazioni urbane e nel programma per il centenario della Grande Genova. Nel 1926 il capoluogo inglobò diciannove comuni autonomi, da Voltri a Nervi, passando per le vallate del Polcevera e del Bisagno. Nacque così una città molto più vasta e complessa,, che si trovò a dover collegare territori profondamente differenti per storia, morfologia e vocazione economica.
Il titolo “Salvo imprevisti” richiama con ironia una formula familiare ai genovesi, spesso utilizzata quando si parla di cantieri, opere pubbliche e tempi di realizzazione. Dietro la battuta emerge però un tema ancora attuale: la difficoltà di progettare e trasformare un territorio nel quale ogni nuova infrastruttura deve fare i conti con la scarsità di spazio, la fragilità del suolo e la convivenza tra porto, industrie, quartieri residenziali e mobilità.
Il percorso proposto dagli incontri attraversa terra, acqua e cielo. Sulla terra si sono sviluppate le ferrovie, le tranvie, le grandi strade urbane e le autostrade. L’acqua è stata contemporaneamente risorsa da raccogliere e distribuire, via di comunicazione e spazio sul quale il porto ha continuato ad avanzare. Il cielo ha ospitato i primi esperimenti dell’aviazione, gli idrovolanti, i progetti dell’industria aeronautica e le teleferiche utilizzate per collegare fabbriche, depositi e banchine.
A emergere sarà anche la frattura storica tra il Levante residenziale, caratterizzato da ville, parchi e affacci sul mare, e il Ponente industriale, trasformato dagli stabilimenti, dalle infrastrutture portuali e dai grandi assi di comunicazione. Una divisione che ha inciso sull’identità dei quartieri e che ancora oggi alimenta il dibattito sulla qualità urbana e sulla distribuzione degli spazi pubblici.
Dalla città del ferro a quella dell’automobile
Il primo incontro, in programma mercoledì 16 settembre, sarà condotto da Jacopo Baccani e avrà per titolo “Genova rimossa – Il canto del cigno del trasporto su ferro”. Al centro della serata ci sarà il ruolo ricoperto dalle tranvie e dalle ferrovie nel collegamento tra il centro e i territori entrati a far parte della Grande Genova.
Per decenni il trasporto su rotaia rappresentò uno degli elementi capaci di tenere insieme la città allungata lungo la costa e sviluppata nelle due principali vallate. La progressiva affermazione dell’automobile, però, cambiò le priorità della pianificazione urbana e portò al ridimensionamento della rete tranviaria. Il racconto consentirà di rileggere anche le scelte contemporanee, in una fase nella quale Genova sta tornando a investire su filobus, metropolitana e assi di trasporto pubblico.
Il passaggio dalla città del ferro a quella dell’automobile sarà approfondito mercoledì 23 settembre da Gian Luca Porcile nell’incontro “Genova in coda – Nuove direttrici stradali e motorizzazione di massa”.
Il boom delle auto private trasformò radicalmente Genova. Viale Brigate Partigiane e corso Italia, le autostrade che penetrano nel tessuto urbano e la strada Sopraelevata Aldo Moro furono espressione di un’epoca nella quale la possibilità di muoversi rapidamente in automobile veniva considerata uno dei principali indicatori di modernità. Quelle stesse opere sono oggi al centro di valutazioni differenti, tra congestione, inquinamento, manutenzione e recupero dello spazio per pedoni e trasporto collettivo.
Le reti invisibili sotto la città
Mercoledì 30 settembre la storica dell’architettura Sara Rulli guiderà “Genova in bolletta – Grandi opere per acqua, luce e gas”. L’incontro sarà dedicato alle infrastrutture meno visibili ma indispensabili per la crescita della città: acquedotti, condotte, reti elettriche e sistemi per la distribuzione del gas.
L’annessione dei diciannove comuni rese necessario uniformare e ampliare servizi che fino a quel momento erano stati organizzati su scala locale. Portare acqua ed energia nei nuovi quartieri, nelle fabbriche e negli insediamenti sorti lungo la costa e nelle vallate fu una delle condizioni essenziali per rendere concreta l’unificazione amministrativa del 1926.
Queste reti hanno lasciato tracce architettoniche e territoriali spesso poco conosciute, dai serbatoi agli impianti tecnici, e continuano a rappresentare una delle strutture fondamentali sulle quali poggia la città contemporanea.
Idrovolanti, aeroplani e trasporti sospesi
Il quarto appuntamento, mercoledì 7 ottobre, porterà lo sguardo sopra i tetti. Antonio Lavarello presenterà “Genova a mezz’aria – Collegamenti aerei, industria aeronautica e teleferiche”, ripercorrendo la stagione nella quale la conquista del cielo sembrava destinata a offrire una risposta anche ai limiti geografici della città.
Dai primi idrovolanti alle attività dell’industria aeronautica, Genova ha sviluppato progetti e competenze oggi in parte dimenticati. Un capitolo particolare riguarda le teleferiche industriali, impianti sospesi utilizzati per superare dislivelli e trasferire materiali in un territorio nel quale costruire collegamenti a terra risultava difficile e costoso.
La serata ricostruirà ambizioni, risultati e occasioni mancate, mostrando come la ricerca di nuove vie di comunicazione abbia accompagnato l’intero sviluppo novecentesco della città.
Il porto, i transatlantici e la “Signora dei Mari”
Mercoledì 14 ottobre il racconto si sposterà sulle banchine con “Genova in alto mare – Rotte atlantiche, cantieristica e attrezzature portuali”. A condurre l’incontro sarà Matteo Frulio.
Il porto è stato per secoli la principale porta di Genova sul mondo, ma nel Novecento assunse dimensioni e funzioni nuove. Le rotte transatlantiche, la cantieristica navale e lo sviluppo delle attrezzature portuali consolidarono il ruolo internazionale della città, alimentando occupazione e competenze tecniche.
La stagione dei grandi transatlantici fu anche un laboratorio nel quale ingegneria, architettura, arredamento e arti applicate lavorarono insieme. Navi destinate a rappresentare l’Italia sulle rotte oceaniche nacquero dall’incontro tra progettisti, cantieri, maestranze e artisti. Quel sistema produttivo contribuì alla definizione dell’immagine di Genova come “Signora dei Mari”, ma produsse anche una crescente occupazione del litorale e nuove distanze tra i quartieri e il mare.
Camminare per ricucire gli spazi contesi
Dopo una pausa di tre settimane, il ciclo terminerà mercoledì 4 novembre con “Genova a spasso – Camminare in una città di spazi contesi”, affidato alla paesaggista Caterina Tamagno.
L’ultimo appuntamento cambierà prospettiva e osserverà Genova alla velocità di chi si muove a piedi. Camminare permette infatti di cogliere cesure che dall’automobile spesso sfuggono: barriere ferroviarie, strade ad alta percorrenza, infrastrutture portuali, dislivelli, interruzioni dei percorsi costieri e difficoltà di collegamento tra quartieri vicini.
Dal Ponente industriale alle vallate, fino al Levante affacciato sul mare, l’incontro proverà a individuare le possibilità di ricucire territori separati e restituire continuità agli spazi pubblici. Il cammino diventa così uno strumento per leggere le trasformazioni già avvenute, ma anche per immaginare interventi futuri.
“Salvo imprevisti” non propone soltanto una ricostruzione storica. Attraverso opere realizzate, progetti abbandonati e infrastrutture diventate parte del paesaggio quotidiano, il ciclo affronta domande ancora aperte: come collegare meglio le diverse parti di Genova, quanto spazio destinare alle automobili, come avvicinare nuovamente i quartieri al mare e in quale modo conciliare sviluppo economico e qualità della vita.
Sono interrogativi nati insieme alla Grande Genova e rimasti centrali anche cento anni dopo.
Foto di Jacopo Baccani
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