Facce de Zena 

Addio ad Aldo Ascolese, morto a 62 anni il “pirata” della canzone genovese

Cantautore, chitarrista e appassionato interprete di Fabrizio De André, si è spento oggi a Genova dopo un difficile periodo segnato dai problemi di salute. Con la sua bandana, la voce profonda e lo spettacolo “Da Faber al cielo” aveva conquistato teatri, piazze e festival. Nel 2023 aveva ricevuto il Genovino d’argento

Si è spenta una delle voci più riconoscibili di Genova

Genova perde una delle sue voci più calde, profonde e immediatamente riconoscibili. È morto oggi, 9 settembre 2026, all’età di 62 anni, il cantautore e chitarrista Aldo Ascolese, conosciuto da tutti come “il pirata” per la bandana che amava portare sul palco.

Da tempo affrontava seri problemi di salute. Durante il periodo più difficile, il mondo artistico genovese gli si era stretto intorno organizzando concerti e iniziative solidali. Musicisti, amici e persone che avevano condiviso con lui palchi, prove, serate e progetti avevano provato a restituirgli almeno una parte del calore che Ascolese aveva distribuito per anni attraverso la musica.

La notizia della sua morte ha cominciato a circolare in serata, suscitando numerosi messaggi di cordoglio. Per chi lo aveva seguito dal vivo, Aldo Ascolese non era soltanto un interprete particolarmente efficace della canzone d’autore. Era una presenza capace di stabilire un rapporto diretto con il pubblico, senza creare distanze tra il palco e la platea.

La sua voce profonda poteva restituire la malinconia e la durezza dei brani di Fabrizio De André, ma nella sua interpretazione rimaneva sempre una componente personale: un calore ruvido, una vena ironica e quella leggerezza scanzonata che impediva all’omaggio di trasformarsi in semplice imitazione.

Nato musicalmente nei carruggi

Il legame del cantautore con Genova non era soltanto anagrafico. Era nato e cresciuto tra i carruggi, in una città nella quale le canzoni possono diventare geografia e le strade conservano ancora le tracce degli artisti che le hanno raccontate.

La sua formazione musicale era avvenuta soprattutto attraverso l’ascolto, la curiosità e una pratica costruita giorno dopo giorno. Aveva imparato a suonare la chitarra da autodidatta, sviluppando un modo personale di accompagnare la voce e di affrontare il repertorio della canzone d’autore.

Non aveva bisogno di trasformare ogni esecuzione in una dimostrazione tecnica. La chitarra era innanzitutto lo strumento con il quale sorreggere le parole, dare loro ritmo e accompagnarle fino al pubblico. Al centro restavano la storia raccontata e la forza emotiva del testo.

La sua musicalità sembrava appartenere naturalmente a quella tradizione genovese nella quale la canzone non viene considerata soltanto intrattenimento, ma una forma di racconto civile. Nei suoi spettacoli convivevano ironia, malinconia, attenzione per gli ultimi e sensibilità verso le contraddizioni sociali.

Per questa capacità di tenere insieme leggerezza e profondità, Aldo Ascolese era considerato una delle voci più autentiche della scena musicale genovese contemporanea. Non apparteneva per ragioni generazionali al nucleo storico dal quale nacque la scuola genovese, ma ne aveva raccolto e portato avanti l’eredità.

La bandana e quel soprannome diventato un’identità

Il pubblico lo riconosceva prima ancora che cominciasse a cantare. La bandana annodata intorno alla testa era diventata la sua firma visiva e gli aveva procurato il soprannome di “pirata”.

Non era soltanto un dettaglio dell’abbigliamento. Con il passare degli anni era diventata parte del personaggio pubblico di Ascolese, insieme alla chitarra, alla voce profonda e al modo informale di occupare il palco.

Il suo “pirata” non aveva bisogno di scenografie elaborate. Gli bastavano una sedia, un microfono e una chitarra per creare un’atmosfera raccolta, anche quando si esibiva davanti a un pubblico numeroso. Il concerto assumeva spesso la forma di un incontro, con canzoni, racconti, battute e ricordi che rendevano ogni esibizione diversa dalla precedente.

Era un modo di stare in scena coerente con la sua idea di musica: popolare senza essere superficiale, colta senza diventare distante, capace di affrontare temi sociali conservando il sorriso e l’ironia.

L’incontro artistico con le canzoni di Fabrizio De André

Una parte centrale del percorso di Aldo Ascolese è stata legata all’opera di Fabrizio De André. La particolare pasta vocale e la profondità del timbro lo avevano reso uno degli interpreti più apprezzati del repertorio del cantautore genovese.

Nel corso degli anni pubblico e critica lo avevano spesso indicato come uno dei migliori interpreti di De André. Un riconoscimento impegnativo, perché confrontarsi con quei brani significa entrare in un patrimonio musicale e poetico profondamente radicato nella memoria collettiva.

Ascolese aveva scelto di affrontare quelle canzoni con rispetto, evitando di trasformarle in una riproduzione meccanica degli originali. La somiglianza di alcuni colori vocali poteva colpire al primo ascolto, ma la sua interpretazione non cercava la copia perfetta. Manteneva inflessioni, pause e sfumature proprie.

Attraverso la sua voce tornavano a vivere marinai, ribelli, esclusi, innamorati, prostitute, soldati e personaggi collocati ai margini della società. Storie che De André aveva consegnato alla canzone italiana e che Aldo Ascolese riportava sul palco con la consapevolezza di chi conosceva i luoghi, il linguaggio e l’umanità dalla quale erano nate.

Il rapporto con quel repertorio era anche un rapporto con Genova. Cantare “Via del Campo”, “La città vecchia” o gli altri brani legati all’universo di Fabrizio De André significava attraversare musicalmente i carruggi e restituire voce a una città fatta di contrasti, bellezza, ferite e incontri.

Il successo di “Da Faber al cielo”

Il progetto più conosciuto di Aldo Ascolese è stato “Da Faber al cielo”, spettacolo costruito intorno alle canzoni di Fabrizio De André e alla loro capacità di continuare a parlare a generazioni differenti.

Il titolo conteneva un omaggio affettuoso già nella scelta delle parole. “Faber”, il soprannome attribuito a Fabrizio De André dall’amico Paolo Villaggio, diventava il punto di partenza per un viaggio musicale che non voleva limitarsi a riproporre una sequenza di brani famosi.

Con questo spettacolo Ascolese aveva attraversato teatri, festival, piazze e rassegne, incontrando un pubblico formato sia da ascoltatori cresciuti con i dischi di Fabrizio De André, sia da giovani arrivati a quelle canzoni molti anni dopo la loro pubblicazione.

La forza dello spettacolo stava nella capacità di conservare la profondità dei testi senza trasformare il concerto in una celebrazione rigida. Tra una canzone e l’altra trovavano spazio racconti, richiami alla storia dei brani e momenti più leggeri.

Aldo Ascolese riusciva a rendere quelle composizioni nuovamente presenti, senza collocarle sotto una teca. Le trattava come materia ancora viva, da cantare e condividere con chi aveva davanti.

I palchi condivisi con la musica d’autore

La carriera di Aldo Ascolese gli aveva permesso di incrociare importanti protagonisti della musica d’autore italiana e internazionale. Nel suo percorso vengono ricordati incontri, collaborazioni e palchi condivisi con Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni e Pierangelo Bertoli.

A questi nomi si aggiungono Ian Anderson e Clive Bunker, rispettivamente cantante, flautista e storico batterista dei Jethro Tull. Esperienze differenti, che raccontano l’ampiezza di un cammino musicale non confinato al solo repertorio genovese.

La vicinanza a personalità così diverse non modificò però la natura del suo modo di fare musica. Aldo Ascolese rimase un artista fortemente legato alla dimensione dal vivo, al contatto con il pubblico e alla necessità di usare le canzoni per raccontare qualcosa.

Poteva esibirsi in un teatro, in una piazza o in una strada del centro storico senza perdere quella naturalezza che lo caratterizzava. La sua cifra non dipendeva dalle dimensioni del palco, ma dalla capacità di far sentire ogni ascoltatore parte del concerto.

Il Genovino d’argento nel 2023

Nel 2023 la città gli aveva consegnato il Genovino d’argento, riconoscimento civico attribuito dal Comune di Genova a persone che si sono distinte nella propria attività e hanno contribuito alla vita della comunità.

Per Aldo Ascolese il riconoscimento aveva assunto un significato particolare. Arrivava dalla sua città e premiava un percorso artistico rimasto costantemente legato a Genova, alla sua cultura musicale e alla diffusione dell’opera dei cantautori che l’hanno resa conosciuta in tutto il mondo.

Il Genovino non celebrava soltanto l’interprete di Fabrizio De André, ma un artista con una propria sensibilità, capace di portare nei testi e nelle esibizioni attenzione sociale, ironia e partecipazione.

Era anche il riconoscimento di un rapporto costruito con il pubblico nel tempo. Ascolese non era un artista osservato soltanto da lontano: era una figura conosciuta nei luoghi della musica genovese, presente nelle iniziative cittadine e disponibile a condividere il proprio talento in occasioni culturali e solidali.

La malattia e l’abbraccio degli amici

Negli ultimi tempi i problemi di salute lo avevano costretto ad affrontare una prova particolarmente difficile. La sua situazione aveva suscitato una grande mobilitazione nella comunità artistica genovese.

Amici, musicisti e colleghi avevano promosso concerti solidali per sostenerlo. Quelle serate erano diventate anche la dimostrazione del legame costruito da Aldo Ascolese durante la sua carriera.

Il pubblico aveva risposto alle iniziative con affetto. Non si trattava soltanto di aiutare un musicista in difficoltà, ma di restituire qualcosa a una persona che per anni aveva accompagnato momenti pubblici e privati attraverso la propria voce.

Anche durante la malattia non erano mancati i messaggi rivolti a chi gli era vicino e a quanti continuavano a sostenerlo. Il “pirata” aveva cercato di conservare il rapporto con il suo pubblico, mentre intorno a lui cresceva una rete di solidarietà che attraversava la scena musicale genovese. La moglie Angela, attraverso la pagina Facebook, aggiornava tutti sulle sue condizioni di salute e due giorni fa aveva chiesto una preghiera per lui. In queste ore, sui social si stanno moltiplicando i commenti di cordoglio, stima, amicizia e le condoglianze alla famiglia da parte di amici o fan del cantautore.

Il ricordo di Viadelcampo29rosso

Tra i primi e più intensi messaggi di addio c’è quello pubblicato da Viadelcampo29rosso: «Così vogliamo ricordarti caro Aldo, in Via del Campo, a cantare Fabrizio con la tua bellissima voce. Buon viaggio, verso gli spazi profumati dell’eternità».

Il post è accompagnato da una fotografia che mostra Aldo Ascolese mentre canta e suona la chitarra proprio in Via del Campo. Indossa la sua inconfondibile bandana, è seduto davanti al microfono e accanto a lui suona un tastierista. È l’immagine di un artista immerso nel proprio ambiente naturale: la musica eseguita dal vivo, a poca distanza dal pubblico, in una delle strade simbolo della canzone genovese.

Viadelcampo29rosso è l’emporio-museo musicale che si trova al civico 29 rosso di Via del Campo, nel centro storico di Genova. Conosciuto anche come la “casa dei cantautori genovesi”, occupa gli spazi nei quali si trovava il negozio di dischi e strumenti musicali di Gianni Tassio, diventato nel tempo un punto di riferimento per gli appassionati di Fabrizio De André.

Acquistato dal Comune di Genova e riaperto come museo nel 2012, conserva documenti, fotografie, dischi e testimonianze dedicate alla scuola genovese. Tra gli oggetti più importanti c’è la chitarra Esteve appartenuta a Fabrizio De André, acquistata da Gianni Tassio attraverso una grande raccolta fondi cittadina. Il ricavato dell’asta contribuì alla realizzazione di un ospedale di Emergency.

Il museo non è soltanto uno spazio dedicato alla memoria. Ospita iniziative, incontri ed esibizioni e continua a raccontare la tradizione musicale genovese anche attraverso gli artisti che ne hanno raccolto l’eredità. Il ricordo pubblicato per Aldo Ascolese ha quindi un valore particolare: arriva da uno dei luoghi nei quali la sua voce aveva incontrato più direttamente la storia di Fabrizio De André e della città.

Quella voce che resterà nei carruggi

La morte di Aldo Ascolese lascia un vuoto che va oltre il mondo degli omaggi a Fabrizio De André. Genova perde un interprete, un chitarrista e un cantautore che aveva saputo costruire nel tempo una relazione sincera con la città.

Resteranno gli spettacoli, le registrazioni e le immagini delle esibizioni. Resterà soprattutto il ricordo della voce: calda, profonda, ruvida quanto bastava per attraversare le parole senza renderle levigate.

Resterà l’immagine del musicista con la bandana, la chitarra stretta tra le mani e il microfono davanti, pronto a iniziare un’altra canzone. Il “pirata” se ne è andato a 62 anni, dopo aver affrontato la malattia circondato dall’affetto della sua comunità.

Viadelcampo29rosso ha scelto di salutarlo ricordandolo mentre cantava in Via del Campo. È forse l’immagine più fedele per congedarsi da Aldo Ascolese: dentro i carruggi della sua Genova, con la chitarra e quella voce capace di riportare ancora una volta Faber verso il cielo.


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