Facce de Zena 

L’ultimo saluto a Piero Battara riunisce a Quinto campioni, ultras e tifosi della Samp

Nella chiesa di San Pietro si sono ritrovati ex giocatori blucerchiati, tifosi e capi ultras. Il figlio Massimo ha ricordato il padre e i giovani portieri che lo consideravano una guida

La chiesa di San Pietro di Quinto si è riempita di maglie, ricordi e abbracci per l’ultimo saluto a Pietro “Piero” Battara, portiere e allenatore legato alla storia della Sampdoria. Alla cerimonia di martedì 29 settembre hanno partecipato ex compagni e campioni blucerchiati, rappresentanti della tifoseria organizzata e familiari. Al termine delle parole del figlio Massimo Battara, un lungo applauso ha accompagnato il feretro fuori dalla chiesa.

Sul sagrato di piazza Santa Paola Frassinetti si sono ritrovati Attilio Lombardo, Gianluca Pagliuca, Guido Bistazzoni, Christian Puggioni, Luca Pellegrini, Fausto Pari, Beppe Dossena, Enrico Nicolini, Giovanni Invernizzi, Giulio Nuciari e Marco Lanna. Presenti anche gli storici capi ultras Claudio Bosotin e Vincenzo Tirotta, oltre a Francesca Mantovani, figlia dell’ex presidente blucerchiato Paolo Mantovani.

Sul feretro in legno chiaro erano stati deposti fiori e i colori della Sampdoria. In chiesa e davanti all’auto funebre era presente anche lo striscione degli Ultras Tito Cucchiaroni 1969.

La funzione è stata celebrata dal sacerdote genovese Guido Porcile, tifoso blucerchiato. Nell’omelia ha ricordato il ruolo di Battara nella crescita dei portieri che sarebbero poi diventati protagonisti in campo, tra cui Gianluca Pagliuca. «Quando vedevamo qualcuno volare tra i pali, sapevamo che alle sue spalle c’era Battara, un uomo che lo aveva formato giorno per giorno», ha detto. Ha richiamato anche gli anni dei successi della Sampdoria, dallo scudetto alle coppe europee, sottolineando il lavoro svolto da Piero Battara dietro le quinte.

Dal pulpito è intervenuto anche il figlio Massimo Battara, ex portiere e allenatore dei portieri come il padre. Ha raccontato come il calcio abbia attraversato la vita della famiglia e il proprio percorso professionale, anche lontano da Genova. «Il campo è come la vita: è un giudice semplice, non guarda i nomi, non ascolta le parole, guarda ciò che fai», ha ricordato.

Massimo Battara ha riferito inoltre che alcuni dei giovani allenati dal padre gli hanno scritto per dirgli quanto fosse stato importante per loro. Alcuni lo consideravano una figura paterna, un riconoscimento che il figlio ha definito particolarmente significativo per un uomo che aveva dedicato tanto tempo alla formazione dei ragazzi. Le sue parole si sono chiuse tra gli applausi dei presenti.

Al termine della cerimonia, il personale di A.Se.F., la società di onoranze funebri del Comune di Genova, ha accompagnato il feretro al crematorio di Staglieno. Dopo la cremazione, l’urna cineraria sarà trasferita a Gavi.


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