Regione Liguria, accalappiacani della Asl trasferita all’assessorato a cultura e sport

La singolare qualifica compare in una delibera pubblicata sull’albo pretorio dall’Atsl, Azienda Tutela della Salute Liguria. Il comando durerà un anno e, a dispetto delle facili battute, prosegue un’assegnazione già attiva dal 2023. Resta però ignoto quale compito svolgerà la dipendente e perché proprio lì servano le sue competenze

Nell’amministrazione pubblica il posto giusto per la persona giusta è un principio talmente flessibile da poter essere annodato, arrotolato e trasformato all’occorrenza in un guinzaglio. Così, mentre cittadini e operatori si interrogano sulle strategie culturali della Liguria, dall’albo pretorio arriva una risposta che nessuno aveva previsto: alla Direzione generale centrale Organizzazione, Stazione unica appaltante regionale, Cultura e Sport è stata comandata per un anno una lavoratrice ufficialmente inquadrata come “operatore tecnico accalappiacani” in una ex Asl ligure.

Non è una battuta, anche se il titolo professionale sembra scritto appositamente per risollevare le sorti della satira locale. È quanto riporta la deliberazione numero 1137 dell’8 settembre 2026 del direttore generale dell’Azienda Tutela della Salute Liguria. Il provvedimento concede l’assenso al comando presso la Giunta regionale dal primo settembre 2026 al 31 agosto 2027.
Il nome della dipendente non è rilevante e non lo riporteremo. Non è lei ad avere inventato gli organigrammi, le categorie contrattuali o la fantasiosa combinazione tra sanità animale, cultura, sport, appalti e organizzazione. Ha semplicemente manifestato la propria disponibilità al comando, come afferma la delibera, e si muove all’interno delle possibilità previste per il personale pubblico.
La notizia è tutta nell’accostamento prodotto dalla burocrazia: “accalappiacani” da una parte, “Cultura e Sport” dall’altra. Due mondi che, fino a ieri, sembravano separati. Evidentemente mancava soltanto una determinazione amministrativa per scoprire che appartengono allo stesso ecosistema.
Il documento non specifica quali mansioni saranno concretamente affidate alla lavoratrice nella struttura regionale. Non sappiamo quindi se dovrà occuparsi di pratiche amministrative, attività di supporto, organizzazione degli uffici o altri compiti compatibili con il nuovo incarico. Possiamo soltanto escludere, fino a prova contraria, che sia stata chiamata per inseguire gli artisti sfuggiti alla programmazione culturale o recuperare gli atleti che tentano di saltare una gara regionale senza autorizzazione.
La presenza della Stazione unica appaltante regionale nella stessa Direzione generale apre altri scenari. In caso di gara andata deserta, qualcuno potrebbe finalmente essere professionalmente preparato a riportarla a casa. Se invece una pratica dovesse sottrarsi alla firma, nascondersi sotto una scrivania e mostrare i denti al dirigente, l’amministrazione disporrebbe almeno di una competenza formalmente certificata.
Naturalmente sarebbe ingeneroso fermarsi alla comicità involontaria del titolo. La qualifica di provenienza non indica necessariamente l’attività che una persona svolgerà durante il comando presso un altro ente. Nella pubblica amministrazione gli inquadramenti possono sopravvivere molto più a lungo delle mansioni effettivamente esercitate, creando formule capaci di sembrare surreali quando vengono trasferite integralmente negli atti ufficiali.
C’è poi un particolare importante. La lavoratrice non è approdata improvvisamente in Regione seguendo una misteriosa pista di croccantini. La stessa delibera precisa che era già assegnata temporaneamente al medesimo ente sulla base di un precedente provvedimento dell’ottobre 2023. Dal primo settembre 2026 quell’assegnazione è cessata ed è stata sostituita dal comando annuale.
Più che una rivoluzione nella politica culturale ligure, dunque, il provvedimento formalizza la prosecuzione di un rapporto già esistente. La vera sorpresa è che per quasi tre anni la macchina regionale abbia potuto beneficiare di questa professionalità senza che il grande pubblico ne fosse pienamente consapevole.
Il passaggio era stato richiesto dalla Regione Liguria nel giugno scorso, inizialmente con decorrenza dal primo agosto 2026 al 31 luglio 2027. Una successiva comunicazione di agosto ha spostato il periodo dal primo settembre 2026 al 31 agosto 2027. È arrivato anche il parere favorevole della struttura di Sanità animale, come è naturale quando una professionalità inquadrata come accalappiacani si prepara a entrare stabilmente, sia pure per dodici mesi, nei territori della cultura e dello sport.
Gli oneri retributivi, previdenziali e contributivi saranno rimborsati dalla Regione Liguria. La delibera precisa che dal provvedimento non derivano costi per l’Azienda Tutela della Salute Liguria. La cultura potrà quindi contare sul rinforzo, mentre la sanità animale non dovrà sostenerne la spesa. In tempi di bilanci difficili, è già un esempio di addomesticamento contabile.
Resta senza risposta la domanda più semplice: che cosa farà concretamente la lavoratrice? L’atto indica l’ufficio di destinazione, la durata del comando, la disponibilità dell’interessata, il rimborso degli oneri e l’assenza di conflitti di interessi, ma non descrive le funzioni che saranno svolte.
È il solito prodigio della trasparenza amministrativa: il cittadino può conoscere il numero della delibera, le date delle comunicazioni, le norme richiamate, le strutture coinvolte e perfino l’orario delle firme digitali. Alla fine, però, non sa quale lavoro verrà effettivamente fatto.
La dipendente, è bene ribadirlo, non è il bersaglio della storia. La comicità nasce dal linguaggio burocratico e dall’incapacità degli atti di spiegare con parole normali il rapporto tra la qualifica posseduta e l’incarico di destinazione. Senza questa spiegazione, l’albo pretorio consegna ai cittadini un’accalappiacani alla Cultura e Sport e pretende che nessuno trovi l’abbinamento curioso.
Forse la Regione potrebbe chiarire che l’inquadramento è soltanto formale e indicare le mansioni realmente svolte. Sarebbe utile per comprendere il provvedimento e tutelerebbe anche la professionalità della lavoratrice, evitando che venga identificata esclusivamente con una qualifica capace di fagocitare qualsiasi altra informazione.
In attesa di spiegazioni, rimane l’immagine irresistibile di una politica culturale ligure dotata finalmente di collare, guinzaglio e trasportino. Del resto, con tanti progetti che scappano, fondi che si perdono e promesse che vagano senza padrone, una competenza simile potrebbe rivelarsi meno fuori posto di quanto sembri.
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