Uscire dal carcere senza una casa: il reinserimento rischia di trasformarsi in un salto nel vuoto

La Consulta Carcere-Città affronta l’emergenza abitativa delle persone che hanno terminato la detenzione o accedono a misure alternative. Tra le ipotesi, il recupero degli alloggi comunali sfitti con il coinvolgimento del Terzo settore

La pena può finire, ma senza una casa il ritorno alla vita fuori dal carcere rischia di non cominciare mai davvero. Un indirizzo stabile è spesso indispensabile per trovare un lavoro, mantenere i rapporti familiari, accedere ai servizi e proseguire i percorsi avviati durante la detenzione.
L’emergenza abitativa è stata al centro del quarto tavolo tematico della Consulta Carcere-Città, riunito questa mattina a Palazzo Tursi. Il confronto ha coinvolto amministrazione comunale, istituzioni, servizi e realtà territoriali con l’obiettivo di individuare soluzioni per le persone prossime alla scarcerazione o ammesse all’esecuzione della pena fuori dagli istituti penitenziari.
Istituita dal Comune di Genova nel 2025, la Consulta viene presentata dall’amministrazione come il primo organismo comunale stabile italiano dedicato al rapporto tra carcere e città. Il suo compito è mettere in comunicazione soggetti che spesso intervengono separatamente su problemi strettamente collegati tra loro.
Nei precedenti incontri sono già stati affrontati il lavoro, la formazione professionale, l’inclusione sociale, l’assistenza sanitaria, l’accesso alle cure, i diritti civili e l’iscrizione anagrafica. L’abitazione rappresenta però uno dei passaggi più difficili: senza un alloggio, anche un’opportunità lavorativa o un percorso terapeutico possono diventare complicati da mantenere.
Il tavolo ha esaminato gli strumenti dell’inclusione socio-abitativa, dell’edilizia residenziale pubblica e dell’edilizia sociale. Il problema riguarda anche le regole regionali per l’assegnazione degli alloggi, sulle quali il Comune intende aprire un confronto con la Regione Liguria.
Tra le possibilità emerse c’è il recupero di appartamenti comunali attualmente sfitti attraverso accordi con gli enti del Terzo settore. Una modalità già sperimentata che Palazzo Tursi vorrebbe ampliare introducendo specifiche previsioni nel regolamento del patrimonio abitativo comunale, ora in fase di revisione.
Il lavoro della Consulta proseguirà nei prossimi mesi con due nuovi approfondimenti. Uno sarà dedicato alla tutela dei genitori detenuti e dei loro figli, l’altro al rapporto tra sicurezza, prevenzione e reinserimento sociale. Entro la fine dell’anno dovrebbe essere predisposto un documento contenente le proposte condivise da sottoporre alle istituzioni interessate.
L’assessora ai Servizi sociali Cristina Lodi ha sottolineato che casa, salute, lavoro, formazione e documenti devono essere affrontati come parti dello stesso percorso. L’assessore al Patrimonio Davide Patrone ha indicato nella collaborazione con il Terzo settore e nel recupero degli immobili sfitti due possibili strumenti operativi. Ai prossimi tavoli parteciperanno anche l’assessora alla Scuola e alle Pari opportunità Rita Bruzzone e l’assessora alla polizia locale e alla Sicurezza Arianna Viscogliosi. La Consulta è stata promossa inoltre con il coinvolgimento dell’assessore alla Mobilità, ai Trasporti e ai Rapporti sindacali Emilio Robotti.
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