Rifiuti, parte la sfida sull’impianto che dovrebbe rendere autonoma la Liguria. Il Pd: «Nessun confronto con i territori e nessuno dice quanto costerà»

Insediata la commissione che valuterà le proposte dei privati per il nuovo impianto di chiusura del ciclo. La Regione punta a ridurre la dipendenza da strutture fuori Liguria, mentre il Partito Democratico chiede di riaprire la pianificazione e propone accordi pluriennali con le regioni confinanti

Entra in una nuova fase il percorso verso il futuro impianto destinato a chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria. Si è insediata la commissione chiamata a valutare le proposte di partenariato pubblico-privato per progettazione, costruzione e gestione della struttura, nell’ambito della procedura avviata dall’Agenzia regionale ligure per i rifiuti secondo quanto previsto dal decreto legislativo 36 del 2023.

Per la Regione si tratta di un passaggio determinante verso quella che l’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone definisce l’autonomia impiantistica della Liguria. Per l’opposizione, invece, resta aperto un problema politico prima ancora che tecnico: la mancanza, sostengono i consiglieri del PD Davide Natale e Roberto Arboscello, di un confronto con i territori destinati a ospitare l’impianto e di informazioni precise sui costi che il nuovo sistema potrebbe comportare per famiglie e imprese.

La commissione è stata nominata dal direttore dell’Agenzia al termine della selezione prevista dall’avviso pubblico. A presiederla sarà Fernando Della Pina, direttore generale dell’Ambiente della Regione Liguria. Ne fanno parte anche Andrea Baroni, Domenico Oteri, Enrico Bracci e Mario Grosso, scelti per coprire competenze tecniche, impiantistiche ed economico-finanziarie.
«L’insediamento della commissione rappresenta un momento fondamentale di un percorso che Regione Liguria ha fortemente voluto», afferma Giacomo Raul Giampedrone, secondo il quale l’obiettivo è arrivare a un’infrastruttura «moderna, sicura e tecnologicamente avanzata» che permetta di chiudere definitivamente il ciclo regionale dei rifiuti.
Il traguardo indicato dalla giunta è quello di ridurre, fino a superarla, la necessità di spedire parte dei rifiuti liguri fuori regione, con l’intento dichiarato di contenere i costi e aumentare l’autosufficienza. L’impianto dovrà trattare il rifiuto residuo e consentire anche il recupero di energia, nel rispetto delle prescrizioni ambientali e delle tecnologie disponibili.
Ora la commissione dovrà entrare nel merito delle proposte presentate dagli operatori economici e individuare quella considerata maggiormente rispondente all’interesse pubblico sotto il profilo ambientale, gestionale ed economico.
Ma proprio mentre prende il via questa fase tecnica, dal Partito Democratico arriva una contestazione netta dell’impostazione scelta dalla giunta regionale. Davide Natale, vicepresidente della commissione Ambiente, e Roberto Arboscello accusano l’amministrazione di procedere senza avere prima coinvolto adeguatamente le realtà locali.
«Nessuno parla con il territorio e con le amministrazioni interessate e nessuno spiega quanto costerà lo smaltimento dei rifiuti alle famiglie e alle imprese liguri», sostengono i due consiglieri, che chiedono di riportare la pianificazione del ciclo dei rifiuti prima in commissione e poi in Consiglio regionale.
Secondo Natale e Arboscello, infatti, alcuni degli elementi sui quali era stata costruita la programmazione regionale non starebbero procedendo secondo le previsioni. Citano il trattamento meccanico-biologico previsto a Genova e il biodigestore, che definiscono ancora lontani dalla realizzazione, i problemi dell’impiantistica nell’Imperiese e la situazione della provincia della Spezia, dove, sostengono, diversi Comuni starebbero valutando soluzioni alternative per il conferimento dei rifiuti organici a prezzi inferiori.
Da qui una proposta completamente diversa rispetto alla linea della giunta Marco Bucci: anziché puntare principalmente su un grande impianto regionale, il PD chiede di verificare la possibilità di costruire rapporti pluriennali con le regioni confinanti per il trattamento dei rifiuti e, contemporaneamente, investire su impianti intermedi capaci di rafforzare le aziende liguri del settore.
La distanza politica, quindi, non riguarda soltanto il singolo impianto ma l’intero modello di gestione. Per Giacomo Raul Giampedrone la disponibilità di una struttura in Liguria rappresenta un tassello indispensabile dell’economia circolare e la strada per uscire dalla dipendenza da impianti esterni. Per Davide Natale e Roberto Arboscello, invece, prima di procedere occorrerebbe ridiscutere l’intera pianificazione, chiarire costi e ricadute ambientali e coinvolgere direttamente i territori.
La commissione, intanto, ha cominciato il proprio lavoro. Sarà la valutazione delle proposte a indicare quale progetto potrà proseguire nell’iter amministrativo. Il confronto politico su dove, come e a quale prezzo chiudere il ciclo dei rifiuti ligure, invece, è appena cominciato.
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