diritti e sociale 

Minori non accompagnati, in Liguria Genova ne accoglie otto su dieci. Il Comune cambia la qualità dell’accoglienza: rientro alle 21 e incontri sulla legalità

Le assessore Arianna Viscogliosi e Cristina Lodi illustrano il percorso avviato nelle comunità con polizia locale, Tribunale per i minorenni e Procura minorile. «Le azioni di microcriminalità riguardano soltanto una piccola percentuale dei ragazzi»

Genova concentra circa l’80 per cento dei minori non accompagnati presenti in Liguria. Un carico molto elevato, che richiede al Comune di tenere insieme accoglienza, protezione, educazione alla legalità e gestione delle criticità emerse in alcune comunità.

Il tema è stato affrontato ieri in commissione comunale Affari istituzionali dall’assessora alla polizia locale e alla sicurezza Arianna Viscogliosi, che ha invitato a riconoscere i problemi senza trasformarli in un giudizio generalizzato su tutti i ragazzi ospitati.

«È inutile nascondersi dietro un dito: il tema esiste», ha detto Viscogliosi. «Parliamo però di giovani senza una rete familiare alle spalle. Io ho due figli adolescenti e conosco le difficoltà che ogni genitore incontra nel seguirli, controllare le frequentazioni, i social e i luoghi che frequentano. Figuriamoci ragazzi arrivati senza genitori, senza famiglia e dopo avere vissuto esperienze molto difficili».

Secondo l’assessora, proprio questa condizione impone alle istituzioni di intervenire prima che il disagio possa trasformarsi in isolamento o illegalità. «È evidente che non sempre riescano a esprimere il meglio di sé. Sta a noi fare tutto quello che possiamo per recuperarli. E soprattutto bisogna ricordare che non sono tutti problematici».

Dopo le aggressioni e gli episodi segnalati negli ultimi mesi, la polizia locale ha avviato un progetto direttamente nelle comunità, in particolare in quelle comunali. Gli agenti sono entrati nelle strutture insieme ai rappresentanti del Tribunale per i minorenni per incontrare gli ospiti e spiegare le conseguenze dei comportamenti violenti o illegali.

«Il presidente del Tribunale per i minorenni ha chiarito ai ragazzi quali possono essere le conseguenze dei comportamenti scorretti», ha riferito l’assessora. «Danneggiare gli arredi significa colpire la stessa struttura che li accoglie. Non è accettabile aggredire, neppure verbalmente, gli educatori che li seguono ogni giorno. Da queste condotte si può poi arrivare ad azioni di microcriminalità in città».

L’assessora ha però precisato che i reati riguardano un numero limitato di ospiti. «Le azioni di microcriminalità coinvolgono soltanto una piccola percentuale di questi ragazzi. Non sono tutti portati a delinquere e bisogna evitare di descriverli come se fossero un gruppo indistinto».

Per i minori responsabili di reati può essere disposto il trasferimento in un’altra comunità, anche fuori dalla Liguria. La perdita dei rapporti costruiti nella struttura viene considerata un possibile deterrente, perché per molti ragazzi gli amici e gli educatori diventano l’unica rete affettiva disponibile.

«Essere trasferiti fuori regione significa lasciare le persone con cui hanno creato legami che, in qualche modo, sostituiscono quelli familiari», ha spiegato Arianna Viscogliosi. «Dire loro che, in caso di comportamenti gravi, potrebbero essere allontanati dalla comunità può avere un effetto concreto».

Nelle strutture comunali è stato inoltre introdotto un orario di rientro fissato alle 21. La misura, secondo l’assessora, serve innanzitutto a proteggere i minori, soprattutto dopo le aggressioni avvenute nelle ore serali, ma anche a ridurre le occasioni di tensione all’interno e all’esterno delle comunità.

Il progetto viene portato avanti insieme all’assessora al sociale Cristina Lodi, che ha lavorato per il rafforzamento dei rapporti tra Comune, Tribunale per i minorenni e Procura minorile.

«Sono molto soddisfatta perché, in questo primo anno di amministrazione, abbiamo ripreso in maniera stabile e costante i rapporti politici e amministrativi con il Tribunale per i minorenni e con la Procura minorile», spiega Lodi. «Questo confronto ci ha permesso di migliorare la presa in carico e la capacità di seguire i ragazzi».

Gli incontri nelle comunità hanno coinvolto gli uffici della sicurezza, i servizi sociali, la polizia locale e i rappresentanti della giustizia minorile. «Il primo obiettivo è stato conoscersi reciprocamente», dice l’assessora al sociale. «Abbiamo cercato anche di far comprendere ai ragazzi che il ruolo delle forze dell’ordine non è soltanto quello di intervenire sui reati, ma anche quello di proteggerli».

Il contatto con il Tribunale per i minorenni è diventato quasi quotidiano e riguarda anche la scelta della collocazione più adatta per ogni giovane. «Ci confrontiamo sulle singole situazioni per prendere decisioni corrette», ha aggiunto Cristina Lodi. «Ci sono minori con storie relativamente semplici e altri con percorsi molto complessi, che richiedono risposte specialistiche. Per questi ultimi attendiamo ancora la struttura complessa che deve essere attivata da Regione Liguria».

Nel suo intervento in commisione, Arianna Viscogliosi ha raccontato anche l’impatto personale degli incontri nelle comunità. «Ho parlato con questi ragazzi e per me è stato un momento molto emozionante. Ho pensato a mio figlio, che ha 15 anni, e mi fa male immaginare adolescenti della stessa età completamente soli e senza nessuno accanto».

La presenza della polizia locale nelle strutture proseguirà con nuovi incontri. «Ho visto ragazzi normali, non ho visto nulla di strano», ha concluso Viscogliosi. «Sono contenta che sia stato creato questo contatto e continueremo a portarlo avanti. È un’attività che va oltre le incombenze tradizionali della polizia locale, ma può servire a costruire un’autentica educazione alla legalità».


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts