Nuova Diga, legalità sotto la lente: controlli rafforzati per la Fase B, a settembre il confronto politico

Firmato il protocollo che estende verifiche antimafia, tracciabilità finanziaria e controllo della manodopera all’intera filiera del cantiere. Intanto il Consiglio regionale prepara una seduta dedicata dopo l’audizione di Marco Bucci: opposizioni e maggioranza si dividono su costi, cassoni, fondali e funzionamento della vigilanza

La Fase B della Nuova Diga Foranea di Genova partirà con un sistema di sorveglianza esteso a tutte le imprese, ai fornitori, ai lavoratori, ai mezzi e ai flussi finanziari collegati all’opera. Il nuovo Protocollo di legalità è stato sottoscritto dal subcommissario per la Ricostruzione di Genova Carlo De Simone e dall’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Nuova Diga Foranea Giacomo Raul Giampedrone, in raccordo con le Prefetture di Genova e Livorno.

La firma arriva mentre in Consiglio regionale cresce la richiesta di un esame complessivo dell’intervento. A settembre la Terza e la Quarta Commissione si riuniranno congiuntamente per approfondire l’andamento del cantiere e potranno ascoltare anche il presidente della Regione e commissario straordinario Marco Bucci. Successivamente sarà convocata una seduta dell’Assemblea interamente dedicata alla diga.

Un controllo che parte prima dell’ingresso in cantiere
Il nuovo protocollo accompagnerà la realizzazione della Fase B dalla procedura di gara fino alla certificazione della conclusione dei lavori. Il principio fissato nel documento è che nessun soggetto possa operare nel cantiere senza essere stato identificato e verificato preventivamente.
Le verifiche antimafia non riguarderanno soltanto l’appaltatore principale. Il controllo si estenderà a subappaltatori, subcontraenti, fornitori, imprese di noleggio e soggetti incaricati di prestazioni professionali, indipendentemente dall’importo economico del contratto.
Il sistema supera quindi le soglie normalmente previste dalla normativa e sottopone al vaglio prefettizio l’intera catena degli affidamenti. Gli accertamenti saranno effettuati attraverso la Banca dati nazionale antimafia e le liste dei fornitori sottoposti ai controlli delle Prefetture.
In caso di interdittiva antimafia, il rapporto contrattuale dovrà essere risolto automaticamente. Non sarà quindi necessario attendere ulteriori valutazioni discrezionali da parte della stazione appaltante.
Giampedrone: «Il cantiere deve essere protetto da ogni infiltrazione»
Per Giacomo Raul Giampedrone, la Fase B rappresenta il completamento decisivo dell’infrastruttura portuale e richiede un livello di vigilanza coerente con la sua rilevanza nazionale.
«La Nuova Diga Foranea è l’infrastruttura marittima più importante oggi in costruzione nel nostro Paese», afferma l’assessore. «Accanto alla qualità tecnica e alla certezza dei tempi abbiamo voluto, fin dal primo giorno, uno dei presìdi di legalità più avanzati d’Italia».
Il protocollo, secondo Giacomo Raul Giampedrone, dovrà impedire che imprese riconducibili a interessi illeciti possano inserirsi anche nei livelli meno visibili della filiera.
«Il documento blinda il cantiere rispetto a ogni tentativo di infiltrazione e tutela chi lavora onestamente. È una garanzia per il porto, per Genova e per tutta la Liguria».
Conti dedicati e una banca dati per seguire ogni affidamento
Tra gli strumenti previsti figura l’Anagrafe degli esecutori, una banca dati informatica nella quale saranno registrati tutti i soggetti coinvolti nella Fase B.
Per ogni impresa o operatore dovranno essere indicati il contratto, l’importo dell’affidamento e le coordinate del conto corrente dedicato. In questo modo sarà possibile ricostruire i passaggi finanziari collegati all’opera e verificare la destinazione delle risorse pubbliche.
Il monitoraggio non si fermerà ai pagamenti principali. Anche gli affidamenti secondari e le prestazioni inserite nelle fasi successive della filiera dovranno essere tracciati.
«Ogni impresa deve essere verificata prima di entrare in cantiere, ogni lavoratore identificato e ogni flusso finanziario ricostruibile», sottolinea Carlo De Simone. «La legalità non può essere considerata un adempimento formale: è la condizione necessaria per realizzare un’opera di questa portata correttamente e nei tempi previsti».
Secondo il subcommissario, il sistema serve contemporaneamente a proteggere l’investimento pubblico, il lavoro regolare e le imprese che rispettano le regole.
Il “Settimanale di cantiere” fotograferà presenze e mezzi
Ogni settimana dovrà essere trasmesso un documento con l’elenco completo delle imprese operative, dei mezzi utilizzati e dei lavoratori presenti. Il cosiddetto “Settimanale di cantiere” sarà condiviso anche con le Casse edili.
Il personale potrà accedere alle aree di lavoro soltanto con una tessera di riconoscimento. Per ciascun mezzo dovranno essere registrate la targa e la proprietà.
L’obiettivo è impedire presenze non autorizzate e rendere immediatamente verificabile chi si trovi nel cantiere, per conto di quale impresa e con quale funzione.
Il sistema dovrà inoltre permettere di confrontare le presenze effettive con i rapporti di lavoro dichiarati, i versamenti contributivi e i dati comunicati dalle aziende.
Un Tavolo per controllare la manodopera
Una parte del protocollo è dedicata espressamente alle condizioni di lavoro. Sarà istituito un Tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera con la partecipazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro e delle organizzazioni sindacali.
Il nuovo organismo dovrà verificare la regolarità contributiva, il rispetto delle norme di sicurezza e l’eventuale presenza di intermediazione illecita o sfruttamento.
La Cabina di regia e i gruppi interforze delle Prefetture di Genova e Livorno coordineranno invece i controlli amministrativi e quelli effettuati direttamente sul campo.
Le imprese saranno obbligate a denunciare immediatamente eventuali pressioni, tentativi di estorsione, condizionamenti o richieste illecite. Le segnalazioni dovranno arrivare tempestivamente anche al prefetto competente.
Per le violazioni sono previste penalità progressive, che potranno arrivare alla revoca delle autorizzazioni e alla risoluzione del contratto.
L’ombra dell’inchiesta sul cantiere dei cassoni
Il rafforzamento delle verifiche assume un rilievo particolare dopo l’inchiesta sul presunto caporalato nel cantiere di Vado Ligure, dove venivano realizzati i cassoni destinati alla diga.
Proprio quella vicenda è diventata uno degli elementi centrali del confronto politico in Regione. Le opposizioni chiedono di stabilire se i controlli e il precedente protocollo abbiano funzionato e, in caso contrario, quali passaggi abbiano consentito alle presunte irregolarità di svilupparsi.
Il nuovo sistema viene presentato come una garanzia per la Fase B, ma la minoranza chiede che non si perda di vista ciò che sarebbe accaduto durante le lavorazioni già avviate.
Secondo i gruppi di opposizione, occorre verificare non soltanto la correttezza formale delle procedure, ma anche la loro capacità concreta di individuare violazioni delle condizioni di lavoro.
Due Commissioni riunite e poi il dibattito in Aula
Il Consiglio regionale ha raggiunto un accordo per avviare un approfondimento istituzionale dedicato alla diga. La Terza Commissione, competente su attività produttive, formazione e lavoro, e la Quarta Commissione, che si occupa di territorio e ambiente, si riuniranno in seduta congiunta.
L’incontro dovrebbe essere fissato nei primi giorni di settembre. Potranno essere ascoltati Marco Bucci, Giacomo Raul Giampedrone e gli altri soggetti coinvolti nella costruzione dell’opera.
Terminata la fase istruttoria, la questione tornerà in Consiglio regionale per una seduta dedicata. L’accordo è stato raggiunto dopo un lungo confronto tra maggioranza e minoranza sulla sede più adatta per discutere dell’infrastruttura.
La presidente della Quarta Commissione Chiara Cerri, esponente di Forza Italia, ha chiesto che il primo passaggio sia un’analisi tecnica approfondita, necessaria per consentire successivamente all’Aula di esprimersi con piena conoscenza dei dati.
Il presidente della Terza Commissione Armando Biasi ha sostenuto la stessa impostazione: prima una ricostruzione tecnica, poi una valutazione politica.
Le opposizioni chiedono i numeri aggiornati dell’opera
Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Lista Orlando Presidente e Movimento 5 Stelle hanno accolto positivamente l’impegno a convocare un Consiglio straordinario dopo il lavoro delle Commissioni.
La minoranza, però, ritiene indispensabile che il confronto affronti tutte le questioni ancora aperte. Al centro vi sono l’evoluzione dei costi, il quadro finanziario aggiornato, la costruzione dei cassoni, le verifiche sui fondali e le criticità ambientali emerse durante l’iter.
«La diga non è un’infrastruttura come le altre», sostengono i gruppi di opposizione. L’opera utilizza risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e coinvolge direttamente anche Regione Liguria attraverso finanziamenti propri. Per questo, secondo la minoranza, deve essere garantito il massimo livello di trasparenza.
La consigliera Selena Candia, di Avs, ha ricordato che la richiesta di una seduta straordinaria era nata anche dalla mancata ammissione all’ordine del giorno di una precedente interrogazione presentata da Andrea Orlando.
Il capogruppo del M5S Stefano Giordano ha chiesto che tutte le forze politiche possano esaminare dati e documenti e che il percorso avvenga con la più ampia condivisione.
Il nodo dei costi e delle verifiche tecniche
Tra i temi che saranno portati nelle Commissioni figura l’aumento del costo complessivo dell’opera. Le opposizioni chiedono di conoscere il quadro economico aggiornato e di comprendere come siano cambiate le previsioni rispetto alla fase iniziale.
Un altro capitolo riguarda i cassoni e le modalità con le quali sono stati costruiti. La discussione dovrà includere sia gli aspetti tecnici sia le conseguenze dell’inchiesta sulle condizioni di lavoro nel cantiere di Vado Ligure.
Restano inoltre le verifiche sui fondali marini e le criticità ambientali segnalate durante il procedimento autorizzativo.
Per la minoranza, questi elementi richiedono un’assunzione di responsabilità politica e non possono essere confinati a un confronto esclusivamente tecnico.
La replica della maggioranza: «L’iter corretto era quello delle Commissioni»
Le liste civiche che sostengono la Giunta hanno accusato l’opposizione di avere trasformato la seduta regionale in una lunga polemica su un tema che non poteva essere affrontato compiutamente senza la presenza di Marco Bucci.
I consiglieri Matteo Campora e Federico Bogliolo, di Vince Liguria, insieme a Marco Frascatore e Walter Sorriento, di Orgoglio Liguria-Bucci Presidente, sostengono che l’unico percorso corretto fosse fin dall’inizio l’audizione del commissario nelle Commissioni competenti.
Secondo gli esponenti della maggioranza, la minoranza avrebbe imposto l’inserimento del tema nell’ordine del giorno pur sapendo che il presidente e commissario non avrebbe potuto partecipare.
«Una giornata di Consiglio regionale buttata via per il capriccio dell’opposizione», hanno dichiarato i quattro consiglieri.
A loro giudizio, al termine di ore di discussione sarebbe stata approvata proprio la procedura già proposta dal centrodestra: ascoltare Marco Bucci in Commissione e riportare successivamente gli esiti del confronto davanti all’intera Assemblea.
La maggioranza considera quindi l’intesa raggiunta una conferma della propria impostazione. Le opposizioni, al contrario, rivendicano di avere ottenuto la garanzia di un successivo passaggio politico in Aula.
Settembre sarà il mese delle risposte
La firma del Protocollo di legalità definisce le regole di controllo per la Fase B, ma non esaurisce le domande sull’andamento complessivo della Nuova Diga.
Nei primi giorni di settembre le Commissioni dovranno esaminare i documenti tecnici, il quadro economico, le procedure di controllo, le condizioni dei lavoratori, l’avanzamento dei cassoni e le verifiche ambientali.
Il passaggio successivo in Consiglio regionale servirà invece a stabilire se le risposte fornite siano sufficienti e se il sistema di vigilanza debba essere ulteriormente rafforzato.
Il nuovo protocollo promette una sorveglianza continua e capillare per tutta la durata del cantiere. Il banco di prova sarà la sua applicazione concreta: non soltanto la quantità delle informazioni raccolte, ma la capacità delle istituzioni di trasformarle in controlli tempestivi e interventi efficaci.
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