Scolmatore del Bisagno, scontro sui ritardi: il Pd parla di «ombre e improvvisazione», Giacomo Raul Giampedrone replica sui piani di scavo

Nel confronto in Consiglio regionale restano al centro tempi, destinazione dei materiali e ricadute sulla Val Bisagno. Armando Sanna e Simone D’Angelo dubitano dell’entrata in funzione il primo gennaio, mentre l’assessore assicura che il cantiere lavora alla massima capacità e annuncia un aumento degli scavi da settembre

Nuovo scontro politico sullo Scolmatore del Bisagno, con il Partito Democratico che accusa la Regione di non avere fornito risposte sufficienti e l’assessore alla Difesa del suolo Giacomo Raul Giampedrone che respinge le contestazioni, assicurando che il cantiere procede sulla base di programmi definiti e di verifiche tecniche sulla destinazione dei materiali estratti.

Il confronto si è consumato in Consiglio regionale dopo le interrogazioni presentate dal capogruppo dem Armando Sanna e dal consigliere Simone D’Angelo. I due esponenti del Pd hanno chiesto chiarimenti sui tempi di conclusione dell’opera, sulla gestione delle terre di scavo, sui maggiori costi e sulle conseguenze che i ritardi starebbero producendo sia nella Val Bisagno sia sul litorale ligure.

Secondo Armando Sanna e Simone D’Angelo, le risposte fornite dall’assessore non avrebbero dissipato i dubbi. «Al contrario, confermano che sullo Scolmatore del Bisagno regnano incertezza e improvvisazione», sostengono i consiglieri, secondo i quali restano ancora troppe domande senza risposta.
Uno dei nodi principali riguarda la destinazione del materiale che non potrà essere impiegato per il ripascimento delle spiagge. Per il Partito Democratico, non sarebbe stato ancora chiarito dove finiranno centinaia di migliaia di metri cubi di materiale non riutilizzabile, come saranno organizzati i trasporti e quali effetti potranno avere sul traffico e sulla vivibilità dei quartieri attraversati dai mezzi pesanti.
«Ancora oggi non è chiaro dove finiranno centinaia di migliaia di metri cubi di materiale non riutilizzabile, né come saranno organizzati i trasporti e quali ricadute avranno sul territorio», affermano Armando Sanna e Simone D’Angelo, evocando il rischio che le strade della Val Bisagno possano essere interessate da un aumento consistente dei camion.
I due consiglieri attendono ora il nuovo cronoprogramma annunciato per settembre, ma manifestano forti dubbi sulla possibilità che lo scolmatore possa entrare in funzione il primo gennaio. «Dopo quanto ascoltato oggi è difficile credere che lo scolmatore possa entrare in funzione il prossimo primo gennaio», sostengono.
Per D’Angelo, la gestione dell’opera continuerebbe a procedere per aggiustamenti successivi, affrontando i problemi soltanto dopo il loro manifestarsi. «Dalle parole dell’assessore emerge una gestione che procede per tentativi, rincorrendo i problemi», dichiara.
Il consigliere dem lega le incertezze del cantiere anche alle condizioni vissute dai residenti. «Un approccio che mette a rischio la sicurezza della città e scarica le conseguenze sui cittadini della Val Bisagno, costretti da mesi a convivere con cantieri e impianti aperti ventiquattr’ore su ventiquattro e con disagi ormai oltre il limite della sopportazione».
Nel mirino dell’opposizione finiscono anche i controlli ambientali e le misure di mitigazione. Secondo D’Angelo, continuerebbe a mancare quella chiarezza che lo stesso Comune di Genova starebbe chiedendo, in particolare sul fronte dell’inquinamento acustico notturno e dell’impatto delle lavorazioni sui quartieri.
Armando Sanna allarga invece il tema alle conseguenze sul litorale. I ritardi e le incertezze sulla possibilità di utilizzare il materiale di scavo per il ripascimento, secondo il capogruppo del Partito Democratico, non riguarderebbero soltanto la sicurezza idraulica della città, ma anche gli interventi programmati sulle spiagge liguri.
«Oggi Giacomo Raul Giampedrone ha promesso che la Regione troverà le risorse per sostituire il materiale di scavo che non potrà essere utilizzato per il ripascimento degli arenili», afferm Sanna. «Prendiamo atto dell’impegno, ma finora abbiamo ascoltato soltanto parole».
Di segno opposto la ricostruzione fornita dall’assessore regionale. Giampedrone ha negato che vi sia incertezza sulla gestione del materiale e ha parlato di polemiche non corrispondenti all’effettivo andamento del cantiere.
«Non esiste alcuna incertezza sul riutilizzo dei materiali scavati», ha dichiarato. «Esistono, al contrario, piani di lavoro ben definiti e una gestione del materiale che verrà affrontata sulla base delle verifiche della compatibilità con il tipo di riutilizzo».
L’assessore ha spiegato che entro la fine di agosto è previsto il raggiungimento di altri 25 mila metri cubi di materiale scavato. Da settembre, con il funzionamento dell’impianto a pieno regime e l’introduzione del turno serale, il ritmo dovrebbe aumentare sensibilmente.
«Da settembre il ritmo di avanzamento salirà a una media compresa tra 30 e 40 mila metri cubi di scavo al mese», ha annunciato Giampedrone. La destinazione del materiale dipenderà dalle analisi tecniche. Qualora le caratteristiche risultassero compatibili con il ripascimento, le terre saranno utilizzate secondo quanto previsto dalla valutazione di impatto ambientale. In caso contrario, la Regione e i soggetti attuatori punteranno a impiegarle in altre opere compatibili.
«Se il materiale risulterà idoneo al ripascimento, sarà destinato a questo utilizzo come previsto. In caso contrario, l’obiettivo sarà il suo riutilizzo in altre opere compatibili», ha precisato l’assessore.
Giacomo Raul Giampedrone ha ribadito che tutte le valutazioni in corso sono di natura tecnica e vengono effettuate nel rispetto delle autorizzazioni. Ha inoltre sostenuto che il cantiere stia operando alla massima capacità consentita su tutti i fronti disponibili.
«Il cantiere sta lavorando al massimo della capacità consentita e continuerà a farlo fino alla conclusione dei lavori», ha affermato.
L’assessore ha ricordato anche le criticità già affrontate durante la realizzazione dell’opera, citando le interdittive antimafia successivamente annullate e il montaggio della talpa, non previsto nella configurazione originaria del progetto.
«In questi mesi abbiamo affrontato e superato criticità importanti, dalle interdittive antimafia poi annullate fino al montaggio della talpa, garantendo sempre la piena operatività del cantiere», ha concluso Giampedrone.
Il confronto resta dunque aperto. Da una parte il Pd chiede un quadro certo sui tempi, sulla destinazione delle terre, sui costi e sulle ricadute ambientali e viabilistiche. Dall’altra l’assessore difende la gestione tecnica del cantiere e rinvia alle verifiche sulla qualità dei materiali le decisioni sul loro impiego.
Il prossimo passaggio sarà il nuovo cronoprogramma atteso a settembre. Sarà quello il documento chiamato a chiarire se l’aumento del ritmo degli scavi potrà consentire di recuperare i ritardi e se l’entrata in funzione dello scolmatore all’inizio del nuovo anno resterà un obiettivo realistico.
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