comune diritti e sociale 

Senza dimora e dipendenze, cambia tutto: nuove unità di strada in ogni municipio

Il nuovo modello partirà entro la fine dell’anno e unirà interventi sociali, sanitari e accoglienza. L’assessora Cristina Lodi: «Non più soltanto contatti in strada, ma percorsi continuativi verso servizi e autonomia»

Un sistema cittadino più capillare, capace di intercettare le persone fragili direttamente nei luoghi in cui vivono e di accompagnarle in un percorso stabile di assistenza. Il Comune di Genova prepara la riorganizzazione delle unità di strada, che dalla fine del 2026 opereranno in tutti i municipi attraverso équipe multidisciplinari e una rete integrata con gli enti del Terzo settore.

Il nuovo modello punta a superare gli interventi occasionali e a trasformare il primo contatto in strada nell’avvio di una vera presa in carico. L’obiettivo è costruire una relazione di fiducia con le persone senza dimora, orientarle verso i servizi sociali e sanitari, facilitarne l’accesso alle strutture diurne e notturne e, quando possibile, accompagnarle verso percorsi di autonomia e inclusione.

In attesa dell’entrata in funzione del sistema definitivo, durante l’estate il Comune ha rafforzato le attività di prossimità rivolte alle persone che vivono in strada. È stato potenziato il gruppo operativo interistituzionale formato da polizia locale, Unità operativa cittadini senza territorio, Educativa territoriale di strada, Servizio per le dipendenze e Centro di salute mentale.

Gli operatori effettueranno sopralluoghi congiunti nei diversi quartieri, valuteranno le situazioni più critiche e proporranno l’accompagnamento verso i servizi diurni o le strutture di accoglienza notturna. L’intervento sarà svolto insieme agli enti del Terzo settore aderenti al Patto di sussidiarietà.

«Il sistema cittadino di accoglienza si sta evolvendo verso risposte sempre più adatte ai bisogni delle persone senza dimora», spiega l’assessora comunale al Sociale Cristina Lodi. Una particolare attenzione sarà riservata a chi presenta problemi di dipendenza, spesso accompagnati da disturbi di natura psichiatrica e da una condizione di isolamento sociale.

Nel sistema rientra anche la struttura Odissea, che mette a disposizione 17 posti destinati a persone con dipendenze intercettate dagli operatori sul territorio e disponibili ad avviare un percorso di sostegno. Il lavoro di prossimità diventa quindi il primo passaggio per accedere a un’assistenza più articolata, costruita sulla base delle condizioni individuali.

Tra gennaio e giugno 2026 gli operatori hanno effettuato più di 500 interventi nei municipi genovesi, svolgendo attività di ascolto, orientamento e accompagnamento ai servizi. Numeri che, secondo l’amministrazione, mostrano quanto la presenza costante in strada sia decisiva per far emergere condizioni di fragilità che altrimenti rischierebbero di restare invisibili.

Un altro indicatore arriva dal servizio diurno di vico Croce Bianca, dove nei primi sei mesi dell’anno sono state utilizzate oltre 5 mila docce da persone senza dimora, comprese numerose persone con problemi di dipendenza. Un dato che fotografa la pressione crescente sui servizi essenziali e la necessità di ampliare la capacità di intervento.

Il percorso verso il nuovo assetto è cominciato con un primo tavolo di lavoro al quale hanno partecipato dieci realtà del Terzo settore: Fondazione San Marcellino, Associazione San Marcellino, Afet Aquilone, Il Ce.Sto, Croce Rossa Italiana, Centro di solidarietà di Genova, Music for Peace, Cooperativa Il Melograno, Comunità San Benedetto e Cooperativa Agorà.

Al confronto hanno preso parte anche l’Unità operativa adulti, inclusione e contrasto alla povertà, l’Unità operativa cittadini senza territorio e il Pronto intervento sociale. Il compito del tavolo sarà definire modalità comuni di intervento, scambio delle informazioni e collegamento tra i servizi.

«Vogliamo superare un modello fondato esclusivamente sull’intervento di prossimità», conclude Cristina Lodi. «Le unità di strada dovranno diventare il primo accesso a una presa in carico integrata, con un accompagnamento continuo verso l’assistenza sociale e sanitaria, l’accoglienza e i percorsi di inclusione».


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