Aggressioni sui bus, il servizio Amt si è fermato nella notte per sciopero: passeggeri a piedi. Intanto arrivano al pettine i nodi della sicurezza

Dalle 23.30 a fine servizio il trasporto pubblico si è fermato senza il consueto preavviso dopo la sassaiola contro la linea 71 in Val Varenna e l’aggressione a una conducente della linea 160. Molti utenti, usciti contando sui mezzi pubblici per tornare a casa in sicurezza, sono rimasti a piedi nella notte. Intanto la polizia di Stato indaga sui nove giovani che avrebbero devastato il bus, il Comune schiera la polizia locale a scorta della 71 e chiede un tavolo urgente in Prefettura. L’Amt annuncia denunce e costituzione di parte civile. Sullo sfondo resta una domanda delicata: fino a dove può arrivare il ruolo della polizia locale quando il problema è palesemente di ordine pubblico?

Una notte che ha messo insieme due emergenze diverse e, per certi versi, contrapposte: da una parte la sicurezza di chi lavora ogni giorno alla guida degli autobus, dall’altra quella di migliaia di cittadini che utilizzano il trasporto pubblico proprio per evitare di mettersi al volante, soprattutto quando escono la sera e prevedono di bere alcolici o quelli che, semplicemente, finiscono tardi di lavorare e un mezzo proprio non lo hanno o non avevano preventivato di usarlo.

Dopo le due gravi aggressioni avvenute venerdì 17 luglio, dalle 23.30 fino alla fine del servizio il trasporto pubblico genovese si è fermato per lo sciopero proclamato in seguito agli episodi di violenza. Una protesta arrivata senza il normale preavviso con cui gli utenti sono abituati a confrontarsi in occasione delle astensioni programmate.

Il risultato è stato che numerose persone, secondo le testimonianze e le proteste apparse sui social, si sono ritrovate improvvisamente senza autobus per tornare a casa, in alcuni casi a diversi chilometri di distanza dalla propria abitazione.
Una situazione paradossale soprattutto per chi aveva scelto consapevolmente di non utilizzare l’automobile. Da anni le istituzioni invitano infatti i cittadini a servirsi dei mezzi pubblici quando intendono trascorrere una serata durante la quale potrebbero bere più di quanto sia compatibile con una guida sicura e con i limiti previsti dalla legge. Ieri sera, però, chi aveva seguito proprio questo principio si è trovato, dalle 23.30, a dover cercare un’alternativa o affrontare a piedi una parte del viaggio verso casa.
Lo sciopero immediato
La questione dello sciopero immediato è regolata da una disciplina particolare. La legge 12 giugno 1990 numero 146, che disciplina l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, prevede normalmente obblighi stringenti proprio per tutelare i diritti degli utenti. La normativa stabilisce un preavviso minimo e la comunicazione preventiva di durata e modalità dell’astensione. Esiste però un’eccezione per le astensioni proclamate in difesa dell’ordine costituzionale o come protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori: in questi casi non operano i normali obblighi di preavviso minimo e di indicazione preventiva della durata. La disciplina è contenuta nell’articolo 2 della legge, successivamente modificata dalla legge numero 83 del 2000.
È una previsione normativa nata per consentire una reazione immediata davanti a fatti di particolare gravità. Un esempio tradizionalmente noto è quello delle astensioni spontanee o immediate che possono seguire gravi incidenti mortali sul lavoro, come talvolta avviene nei porti.
Quanto accaduto venerdì a Genova è stato indubbiamente molto grave, anche se fortunatamente non si sono registrate vittime e le conseguenze fisiche per le persone coinvolte sono state limitate rispetto a ciò che sarebbe potuto accadere.
Il primo episodio è quello più impressionante per le modalità con cui si è sviluppato.
Intorno alle 19.50, sulla linea 71 diretta nella zona della Val Varenna, sarebbe salito un gruppo composto da circa nove giovani. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia di Stato, i ragazzi apparivano alterati dall’alcol e avrebbero cominciato quasi immediatamente a litigare e a colpirsi tra loro all’interno dell’autobus.
La situazione, come si vede anche in un video, è rapidamente degenerata.
Per proteggere gli altri passeggeri, il conducente ha fermato il mezzo e ha intimato al gruppo di scendere. Ma la violenza, anziché terminare, ha preso vigore.
Una volta fuori dal bus, alcuni componenti del gruppo avrebbero cominciato a lanciare contro il mezzo pietre e lattine di birra. I colpi hanno mandato in frantumi diversi vetri laterali.
L’autista è riuscito a chiudere le porte del bus e a proteggersi all’interno. Non è rimasto ferito.
Le indagini
Quando gli agenti della polizia di Stato sono intervenuti in piazza Rapisardi, i responsabili si erano già allontanati. Sul mezzo e attorno all’autobus, però, erano rimasti i segni di quanto accaduto: danneggiamenti all’interno e all’esterno, vetri infranti e, a terra, lattine, bottiglie, pietre e numerose schegge.
Il conducente, nonostante quanto aveva appena vissuto, una volta sostituito il mezzo avrebbe proseguito il proprio servizio. Aveva però chiesto di poter continuare con una scorta, una protezione che in quel momento non sarebbe stato possibile garantire con le forze disponibili.
Proprio questa situazione ha portato alla sospensione temporanea della linea.
Sul caso sono ora in corso le indagini della polizia di Stato. Gli accertamenti puntano a identificare i componenti del gruppo che avrebbe partecipato alla rissa e al successivo assalto al bus.
La polizia Scientifica sta svolgendo gli accertamenti tecnici, mentre gli investigatori stanno raccogliendo le testimonianze e analizzando le immagini registrate dalle telecamere presenti a bordo del mezzo.
Quelle registrazioni potrebbero essere decisive.
Il secondo episodio è avvenuto poche ore dopo e ha avuto come vittima direttamente una lavoratrice.
Intorno alle 21.15 una conducente della linea 160, il collegamento tra Cornigliano e la zona collinare, è stata aggredita da un motociclista.
Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe preteso che l’autista effettuasse una manovra in retromarcia con il bus per consentirgli di passare. La discussione sarebbe degenerata e il motociclista sarebbe sceso dal proprio mezzo, raggiungendo la conducente e colpendola con uno schiaffo.
La donna è stata soccorsa. Inizialmente l’intervento era stato attivato in codice giallo, ma le sue condizioni sono fortunatamente risultate meno gravi di quanto temuto. L’urgenza è stata quindi declassata al codice verde, quello meno grave, prima del trasferimento al pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi.
Due episodi avvenuti nella stessa sera, molto diversi tra loro, ma accomunati da un elemento: ancora una volta lavoratori del trasporto pubblico si sono trovati direttamente esposti a situazioni di violenza mentre stavano svolgendo il proprio servizio.
Da qui è partita la reazione sindacale e, alle 23.30, lo stop.
Una protesta che ha però trasferito improvvisamente una parte del disagio sull’utenza. Molti cittadini hanno raccontato sui social di essersi accorti soltanto nella tarda serata di non avere più un mezzo con cui rientrare. C’è chi ha dovuto camminare a lungo, chi cercare un taxi, chi chiamare familiari o amici.
È proprio questo uno dei punti più delicati della vicenda: come contemperare il diritto dei lavoratori a reagire immediatamente davanti a una situazione percepita come non più sicura con quello degli utenti di un servizio pubblico essenziale a non trovarsi improvvisamente senza trasporto, soprattutto nelle ore notturne.
Sul fronte istituzionale la risposta è arrivata stamattina.
La decisione del Comune
La sindaca Silvia Salis ha espresso solidarietà agli autisti coinvolti e ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura.
«La sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri viene prima di tutto», è la posizione della sindaca, che ha ricordato come nel novembre 2025 il Comune abbia avviato il progetto “Sicurezza in movimento”, con la presenza della polizia locale a bordo delle linee considerate maggiormente critiche.
Per Salis, però, il Comune non può affrontare da solo una problematica che investe direttamente anche il controllo del territorio e la sicurezza pubblica.
La richiesta è quella di un intervento interforze più ampio, con il coinvolgimento strutturale delle forze dell’ordine statali.
Il ragionamento della sindaca parte dalla constatazione che gli agenti comunali sono già impegnati in numerosi servizi di presidio, ma non possono essere considerati l’unica risposta a fenomeni che vanno dalle aggressioni alle risse, fino a situazioni di vera e propria violenza collettiva.
Gli assessori comunali Arianna Viscogliosi, titolare della Sicurezza urbana e della polizia locale, ed Emilio Robotti, titolare della Mobilità, hanno spiegato che il problema era già stato portato all’attenzione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Nel frattempo è stata adottata una misura straordinaria per consentire alla linea 71 di tornare in servizio.
Per il fine settimana è stato disposto un monitoraggio della linea da parte della polizia locale fino alle 20, con un servizio di scorta che prevede anche l’impiego del Nucleo Cinofilo.
Il presidio è stato organizzato dopo una richiesta formulata dalla direzione operativa dell’Amt.
La presenza degli agenti è stata anticipata e rafforzata rispetto ai servizi che erano già stati concordati per i pomeriggi di sabato e domenica. Grazie a questo dispositivo, il collegamento tra Pegli e San Carlo di Cese ha potuto riprendere già nella mattinata successiva all’assalto.
La soluzione, tuttavia, è dichiaratamente provvisoria.
Lunedì dovrebbe essere affrontata la ricerca di un assetto più strutturato insieme alle istituzioni competenti.
Lo sforzo richiesto alla polizia locale nel fine settimana è particolarmente significativo perché coincide con altri servizi già programmati o richiesti da Prefettura e Questura, compresi quelli collegati alla commemorazione del G8 e a un’iniziativa politica a Cornigliano.
Il caso della linea 71, inoltre, non nasce venerdì sera.
Secondo Arianna Viscogliosi ed Emilio Robotti, quel collegamento presenta da anni una criticità molto specifica legata ai flussi verso i laghetti della Val Varenna.
Durante la stagione estiva diversi gruppi raggiungono l’area utilizzando l’autobus. Secondo quanto riferito dagli assessori, in alcune occasioni si verificano situazioni di consumo eccessivo di alcol che, al momento del ritorno, finiscono per avere conseguenze sul trasporto pubblico, sulla viabilità e sulla sicurezza.
Polizia locale in campo, ma l’ordine pubblico è competenza dello Stato
Il problema è anche quello delle competenze.
La polizia locale può effettuare controlli stradali sulle vie di accesso e di uscita dalla valle, intervenire nell’ambito delle proprie funzioni e svolgere servizi a bordo dei mezzi, ma il controllo di ordine pubblico di determinate aree e la gestione di situazioni che assumono questa natura richiedono il coinvolgimento delle autorità e delle forze statali competenti.
Sul piano giuridico, è quindi più corretto distinguere tra le numerose funzioni che la polizia locale può esercitare (anche di indagine) e la titolarità dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica in senso stretto, materia riservata allo Stato. La legge quadro sulla polizia locale attribuisce agli agenti, in presenza dei requisiti previsti, anche funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, ma nell’ambito delle proprie attribuzioni; questo non trasforma il corpo comunale in una forza statale cui affidare autonomamente la gestione complessiva dell’ordine pubblico.
È un confine importante nel dibattito che si è aperto dopo la notte di venerdì.
Perché utilizzare stabilmente la polizia locale come risposta principale a risse, aggressioni collettive o situazioni ad alto rischio significa porre anche un problema di ruolo, organizzazione e tutela degli stessi agenti comunali, che hanno un ordinamento e un trattamento differenti rispetto agli appartenenti alla polizia di Stato e ai carabinieri.
È proprio su questo punto che Comune e amministratori insistono nel chiedere un dispositivo interforze.
Arianna Viscogliosi ed Emilio Robotti ricordano che da tempo la criticità della Val Varenna è stata segnalata in Prefettura e nelle sedi dedicate alla sicurezza.
La polizia locale effettua controlli sulle strade di accesso e uscita anche per contrastare la guida in stato di ebbrezza e, quando necessario, sale a bordo della linea 71. Secondo il Comune, però, questi servizi finiscono troppo spesso per gravare quasi esclusivamente sul corpo comunale.
Da qui la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle altre forze dell’ordine, sia per il controllo dell’area dei laghetti sia per una gestione coordinata di ciò che accade successivamente lungo la linea di trasporto pubblico.
La posizione di Amt
Anche l’Azienda mobilità e trasporti ha assunto una posizione molto netta.
Il direttore generale Nicola Pascale ha definito quelli di venerdì «due eventi di insensata violenza contro persone e mezzi».
L’azienda esprime piena solidarietà ai lavoratori coinvolti e annuncia che procederà formalmente contro i responsabili.
Secondo quanto dichiarato da Pascale, gli episodi saranno denunciati alle forze dell’ordine e l’Azienda mobilità e trasporti intende costituirsi parte civile per chiedere agli autori il risarcimento dei danni.
Un elemento fondamentale saranno proprio le immagini.
I mezzi sono dotati di telecamere e quanto accade a bordo viene registrato. I filmati relativi agli episodi saranno consegnati agli investigatori affinché possano essere utilizzati per ricostruire quanto avvenuto e individuare i responsabili.
Il direttore generale ha inoltre ringraziato la polizia locale per l’intervento a supporto del personale e ha annunciato che anche l’azienda chiederà alla Prefettura la convocazione di un tavolo sulla sicurezza.
Il quadro che emerge, dunque, è molto più complesso di due singoli episodi di cronaca.
Ci sono gli autisti, che chiedono di non essere lasciati soli davanti a comportamenti sempre più aggressivi.
Ci sono i passeggeri, che hanno diritto a salire su un autobus senza trovarsi nel mezzo di una rissa o sotto una sassaiola.
Ci sono gli agenti della polizia locale, chiamati ancora una volta a garantire presidi straordinari pur all’interno di competenze che non coincidono con quelle delle forze statali responsabili dell’ordine pubblico.
E ci sono anche gli utenti rimasti a piedi venerdì notte, che avevano fatto affidamento su un servizio pubblico essenziale e che hanno scoperto soltanto a serata in corso che dalle 23.30 non avrebbero più avuto autobus per tornare a casa.
I consumatori
I consumatori della Consulta comunale delle associazioni, rivendicando il successo dello sciopero del biglietto di ieri, si uniscono alla richiesta dei sindacati dei lavoratori di un tavolo urgente presso la Prefettura, per verificare gli impegni concreti di tutte le istituzioni e della società civile contro questi episodi di violenza. «In particolare – scrivono le associazioni -, invitiamo gli utenti a essere parte attiva nel denunciarli: fate videoriprese con i telefonini di qualsiasi episodio di intolleranza si registri a bordo degli autobus e inviatele alle forze dell’ordine, perché i violenti vengano identificati e perseguiti. L’autobus è di tutti: basta violenza sugli autobus».
A subire disagi e insicurezza sono lavoratori e passeggeri
In mezzo resta una questione che non può essere risolta contrapponendo lavoratori e passeggeri.
La violenza subita dal personale dell’Azienda mobilità e trasporti è un problema reale e grave. La possibilità di reagire a eventi lesivi della sicurezza dei lavoratori con forme di astensione immediata è contemplata dalla disciplina sugli scioperi nei servizi essenziali, ma l’applicazione concreta delle regole e la qualificazione dei singoli casi appartengono agli organismi competenti e non può essere data automaticamente per scontata solo richiamando la norma generale.
Allo stesso tempo, lasciare senza preavviso il servizio notturno significa produrre conseguenze dirette anche sulla sicurezza di chi, proprio per scelta responsabile, ha deciso di non usare l’automobile.
Venerdì sera nessuno è morto. Fortunatamente, il conducente della 71 è rimasto illeso e la collega aggredita sulla linea 160 è arrivata al Villa Scassi in codice verde.
Ma la violenza c’è stata, i vetri del bus sono andati in frantumi, una lavoratrice è stata colpita, un’intera rete di trasporto si è fermata e molti cittadini sono rimasti per strada.
Adesso il punto non è soltanto capire chi debba presidiare un autobus dopo che è già stato preso a sassate.
La domanda è come impedire che accada di nuovo. E come farlo senza costringere ogni volta autisti, agenti comunali e passeggeri a pagare, ciascuno in modo diverso, il prezzo di un sistema di sicurezza che continua a mostrare vuoti difficili da ignorare.
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