Pegli, 1.500 pazienti senza medico di base: il Comune chiede alla Regione di non lasciare il quartiere senza cure di prossimità

Il caso arriva in Consiglio comunale con l’interrogazione di Filippo Bruzzone. L’assessora Cristina Lodi: «Il problema nasce da una programmazione nazionale sbagliata, ma Genova vuole collaborare per trovare risposte nei territori»

Il caso dei 1.500 mutuati di Pegli rimasti senza medico di base è arrivato in Consiglio comunale con l’interrogazione del consigliere Filippo Bruzzone, della Lista Silvia Salis Sindaca, che ha chiesto quali interlocuzioni siano in corso tra il Comune di Genova e Regione Liguria, ente competente sulla medicina territoriale.

A rispondere è stata l’assessora al sociale Cristina Lodi, che ha inquadrato la questione in un problema più ampio: la carenza di medici di medicina generale e di pediatri di libera scelta. Secondo Cristina Lodi, non si tratta di un’emergenza isolata né soltanto genovese, ma dell’effetto di una programmazione nazionale mancata o sbagliata, dalla formazione fino all’arrivo dei professionisti nei territori.

L’assessora ha spiegato che il Comune, pur non avendo la competenza diretta sulla sanità, intende lavorare con gli enti preposti per entrare nel merito dei bisogni reali della popolazione. Il punto, ha detto, è partire dai dati sanitari disponibili e capire dove la mancanza di medici produca le maggiori criticità, soprattutto nei quartieri in cui l’accesso ai servizi è più fragile.
Per Cristina Lodi, la risposta non può limitarsi ad aumentare il numero massimo di pazienti per ogni medico. Portare il tetto anche a 2mila assistiti, ha osservato, rischia di non migliorare la qualità della presa in carico, perché caricare ulteriormente i professionisti non significa automaticamente garantire un servizio più efficace ai cittadini.
Al centro della risposta dell’amministrazione comunale c’è quindi il tema dell’integrazione tra sociale e sanitario. L’assessora ha richiamato il ruolo dei punti unici di accesso, che non dovrebbero restare semplici sportelli, ma diventare luoghi capaci di intercettare i bisogni e orientare le persone. In questa prospettiva, le case di comunità vengono indicate come presidi decisivi, a condizione che non restino contenitori vuoti ma ospitino davvero medici di medicina generale, pediatri, servizi sociali, sanità territoriale e terzo settore.
La segnalazione su Pegli sarà quindi utilizzata dal Comune come ulteriore elemento di pressione nel confronto con Regione Liguria. L’obiettivo indicato da Cristina Lodi è costruire presidi territoriali capaci di unire assistenza sanitaria e presa in carico sociale, evitando che interi quartieri restino senza riferimenti di prossimità.
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