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Aeroporto, D’Angelo e il Pd genovese attaccano sulla nomina di Paroli: «Nomina se stesso, ora si verifichi l’incompatibilità»

Il consigliere regionale del Partito Democratico contesta la scelta del presidente dell’Autorità di sistema portuale di autonominarsi alla guida del Cristoforo Colombo e chiede controlli sui profili di compatibilità tra gli incarichi

La nomina di Matteo Paroli alla presidenza dell’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova diventa subito terreno di scontro politico. A intervenire è Simone D’Angelo, consigliere regionale del Pd, che contesta duramente la scelta del presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale alla guida dello scalo genovese, parlando di una vicenda che, a suo giudizio, pone anche interrogativi sul piano della compatibilità degli incarichi.

«Con la nomina di Paroli alla presidenza dell’Aeroporto di Genova si scrive l’ennesimo capitolo di una tragedia diventata ormai farsa. Prima si rimuovono le figure considerate troppo indipendenti, poi il presidente dell’Autorità di sistema portuale finisce per nominare se stesso alla guida dello scalo», dichiara D’Angelo, che legge la decisione dentro la fase delicata di privatizzazione e riassetto societario dell’aeroporto.

Il consigliere regionale del Partito Democratico chiama direttamente in causa gli equilibri politici del centrodestra ligure e nazionale. «D’altronde viene da chiedersi: chi meglio di Matteo Paroli avrebbe potuto garantire gli interessi politici di Edoardo Rixi e Marco Bucci nella delicata fase di privatizzazione e riassetto societario dell’aeroporto?», afferma D’Angelo.

Secondo l’esponente dem, la questione non è soltanto politica, ma anche istituzionale. Simone D’Angelo chiede infatti che vengano verificati i profili di compatibilità rispetto all’articolo 9 del decreto legislativo 39 del 2013, sostenendo che l’Autorità di sistema portuale eserciti funzioni di controllo e indirizzo sulla società aeroportuale. Per questo, secondo il consigliere, sarebbe necessario un intervento degli organi competenti per valutare se i due incarichi possano convivere senza conflitti.

«È chiaro che l’auto-nomina di Paroli non è una scelta nell’interesse dell’aeroporto o della città, ma l’ennesima dimostrazione di una destra spregiudicata, che predica merito e competenza salvo poi ricercare fedeltà e obbedienza», prosegue il consigliere dem, che accusa la maggioranza di costruire un sistema di potere fondato più sull’allineamento politico che sull’autonomia delle istituzioni.

La polemica investe quindi direttamente il futuro del Cristoforo Colombo, in una fase considerata strategica per lo scalo genovese. Per Simone D’Angelo, Genova avrebbe bisogno di istituzioni autonome e trasparenti, non di un assetto in cui «chi dovrebbe vigilare nell’interesse pubblico finisce per nominare se stesso». Da qui la richiesta di una verifica immediata, per chiarire se la presidenza dell’Autorità di sistema portuale e quella dell’aeroporto possano essere concentrate nella stessa persona senza compromettere indipendenza, controlli e interesse pubblico.

A rilanciare la richiesta di chiarimenti è anche il Partito Democratico genovese, che sottolinea come l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale detenga il 60 per cento dell’Aeroporto Cristoforo Colombo e, proprio in virtù di questa posizione, eserciti un ruolo determinante nella governance e nella vigilanza sulla società aeroportuale. Da oggi, però, il presidente della stessa Autorità siede anche alla guida dello scalo. Una sovrapposizione che, secondo i dem, apre interrogativi immediati sul piano istituzionale e della trasparenza.

«La nomina di Matteo Paroli alla guida dell’Aeroporto di Genova alimenta dubbi e interrogativi. In passato abbiamo già espresso forti perplessità sulle modalità con cui è stato gestito lo scalo e questa decisione non contribuisce certo a dissiparle. Al contrario, certifica una sovrapposizione di ruoli che dovrebbe essere evitata e che finisce per far coincidere controllore e controllato. Per questo riteniamo necessario fare piena chiarezza sulla correttezza e sulla compatibilità di questa scelta. L’aeroporto di Genova è un patrimonio della città, non di una parte politica», dichiara Francesco Tognoni, segretario del Pd di Genova.

La vicenda assume un peso ancora maggiore perché arriva in una fase cruciale per il futuro dello scalo genovese. Nei prossimi anni dovranno essere assunte decisioni strategiche destinate a incidere sul destino dell’aeroporto per decenni: dalla scadenza della concessione nel 2029 alla definizione del valore patrimoniale della società, fino all’eventuale ingresso di un partner industriale privato.

Matteo Paroli è stato nominato alla guida dell’Autorità di sistema portuale dal viceministro Edoardo Rixi, d’intesa con il presidente della Regione Marco Bucci. Oggi la stessa area politica si trova a esercitare un’influenza diretta anche sulla governance operativa dell’aeroporto. Una concentrazione di ruoli e responsabilità che, secondo il Partito Democratico, rischia di indebolire ogni garanzia di terzietà proprio nel momento in cui Genova avrebbe bisogno del massimo livello di trasparenza e controllo pubblico.

«L’Aeroporto Cristoforo Colombo non è una pedina da muovere su una scacchiera di potere, ma un’infrastruttura strategica per Genova, per la sua economia e per il suo futuro. La nomina di Matteo Paroli alla guida dello scalo solleva seri interrogativi sul piano dell’opportunità istituzionale e della trasparenza. In una fase così delicata per il futuro dell’aeroporto, Genova merita scelte chiare e credibili, assunte esclusivamente nell’interesse della città e non per rispondere a logiche di equilibrio politico», aggiunge Martina Caputo, capogruppo del Pd in Consiglio comunale.


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