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Agosto, partito mio non ti conosco: Medusei si esibisce nel salto della quaglia e passa da FdI a Vannacci

Il consigliere regionale spezzino lascia Fratelli d’Italia e approda a Futuro Nazionale. FdI non la prende affatto bene, lui replica ricordando l’arrivo nel partito della premier dell’ex Movimento 5 Stelle Roberto Traversi. L’ex leghista e ormai ex meloniano raggiunge il già pluritrasmigrante Francesco Maresca: più che politica, ormai sembra calciomercato

Altro che ombrellone, granite e discussioni sull’aria condizionata. A destra, in Liguria, il vero passatempo dell’agosto 2026 sembra essere cercare di azzeccare chi indosserà quale maglia quando ricomincerà il campionato politico. E il colpo di mercato della settimana porta il nome di Gianmarco Medusei. Il consigliere regionale spezzino, già leghista, trasbordato qualche tempo fa nell’ormai più spaziosa “area poltrone” di Fdi, fa un altro salto verso le posizioni più reazionarie del ventaglio politico. È il primo consigliere regionale a saltare il fosso.

La nuova destinazione è Futuro Nazionale, la formazione che fa riferimento all’ex generale Roberto Vannacci. Medusei diventa così il primo consigliere regionale ligure a terminare il trasloco, preceduto a Palazzo Tursi da un altro trasmigrante seriale, Francesco Maresca, che in materia di cambi di casacca può ormai vantare un curriculum sufficientemente ricco da richiedere un bagaglio a mano dedicato.

In otto anni Maresca ha infatti attraversato Vince Genova, la Lista Toti, FdI e infine FN. Una traiettoria che, più che un percorso politico, ricorda quei faticosi voli intercontinentali con tre scali e cambio di terminal. Ora ritrova Gianmarco Medusei nella stessa casa politica. Quanto durerà la convivenza è materia che lasciamo prudentemente agli astrologi. Nella stessa “italianissima” casa, l’ex presidente del Consiglio regionale ritrova anche il suo ex capo di gabinetto, Alessandro Rosson, anche lui al quarto campo di casacca (FdI, Lega, “Indipendenza!”e, infine FN), che contrariamente al nuovo acquisto che passa da un partito all’altro senza rispettare il manuale non scritto del bon ton del transumante politico, ha fatto un po’ di “camera sterile” in un soggetto esterno alle grandi formazioni, il movimento di Gianni Alemanno. Se Rosson poteva avere qualche velleità da capolista alle prossime Politiche, con l’avvento dell’altro spezzino si trova davanti un concorrente quasi imbattibile. 

Questo tradimento estivo di Medusei, in perfetto stile (per parafrasare il romanzo umoristico di Achille Campanile) “Agosto, partito mio non ti conosco”, ça va sans dire, non è stato preso dal partito di Giorgia Meloni con la serenità di chi saluta un collega che va a cercare fortuna altrove. Il capogruppo regionale Rocco Invernizzi ha messo subito in chiaro che, dalle parti di FdI, la faccenda viene considerata parecchio seria.

«Chi viene eletto sotto un simbolo ha una responsabilità politica verso quel partito, i suoi militanti e soprattutto i suoi elettori», ha osservato Invernizzi, sottolineando come l’elezione di Gianmarco Medusei sia maturata grazie anche al peso del partito, del simbolo e della comunità politica che lo ha sostenuto. Tradotto dal politichese: caro Gianmarco, quei voti non sono arrivati tutti a bordo di un camion con scritto sopra “proprietà privata”. Sullo sfondo, un particolare non trascurabile: a volere lo spezzino nella squadra ligure di Fratelli d’Italia era stata la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che nel passato ciclo del calciomercato politico era stato il deus ex machina dell’acquisizione di due importanti portatori di serbatoi di voti, oltre a Medusei (2.758 voti) anche Lilli Lauro (2.726), altra specializzata in trapezismo politico, essendo transitata dal 2007 ad oggi dalla Lista Biasotti al Popolo della Libertà e, allo scioglimento, a Forza Italia, poi a “Giovanni Toti Liguria” in tutte le sue declinazioni (Cambiamo! / “Toti Presidente”, Italia al Centro, ”Liguria al Centro -Toti Presidente”) e, infine, a Fratelli d’Italia.

Gianmarco Medusei, investito dalle accuse di incoerenza, ha deciso di rispondere secondo l’antica regola del cortile politico: prima di giudicare il mio trasloco, controllate bene chi avete appena fatto entrare dalla vostra porta.

Il consigliere sostiene infatti di aver seguito le indicazioni dei propri elettori e rivendica la natura personale del consenso ottenuto. Ringrazia Fratelli d’Italia per avergli consentito di candidarsi, ma respinge l’idea che il suo patrimonio elettorale appartenga al partito. Anzi, ribalta completamente l’accusa: secondo Gianmarco Medusei, sarebbe stata proprio FdI ad allontanarsi progressivamente dalle posizioni della destra.

Ed è qui che il drammone ferragostano acquista il suo elemento comico più riuscito. Per dimostrare che dalle parti della coerenza nessuno può permettersi troppi atteggiamenti da primo della classe, Gianmarco Medusei tira in ballo Roberto Traversi, deputato ligure già pentastellato appena approdato a Fratelli d’Italia dopo una lunga esperienza nel Movimento 5 Stelle e un incarico da sottosegretario nel secondo governo Giuseppe Conte. Nella sua risposta a Fdi, Medusei parla di governo giallo-verde, ma non è così. Traversi è stato sottosegretario nel governo M5S-Pd-Leu.

In sostanza, il ragionamento è: voi mi accusate di aver cambiato partito, ma avete appena accolto uno che arriva da tutt’altra parte dell’arco politico. Più che «chi è senza peccato scagli la prima pietra», nella destra ligure dell’estate 2026 sembra valere la versione aggiornata: chi non ha mai cambiato gruppo scagli la prima tessera.

E così, mentre Rocco Invernizzi rivendica il peso del simbolo e della comunità politica e Gianmarco Medusei replica rivendicando quello dei propri voti personali, l’impressione è che il dibattito sulla coerenza rischi rapidamente di trasformarsi in una gara nella quale ciascuno arriva al tavolo con l’album delle figurine degli avversari.

Perché se Medusei può vantare il salto triplo dalla Lega a FdI e poi a Futuro Nazionale e Maresca ha già completato un salto quadruplo, Traversi eccelle indubbiamente nella specialità olimpionico-partitica più spettacolare: il tuffo carpiato da un’area politica all’altra.

E mentre tutti si accusano reciprocamente di essersi spostati troppo, troppo velocemente o nella direzione sbagliata, pare che in questa rovente stagione, meteorologica e politica, la coerenza, a destra, logori solo chi ce l’ha.


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