Cronaca 

Da Kelibia a Pantelleria sui gommoni: 118 migranti trasportati in mare, 10 misure dopo l’indagine della polizia di Stato – VIDEO

L’inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova ricostruisce almeno quattro traversate tra il 2024 e il 2025. Sei persone sono finite in carcere e quattro hanno l’obbligo di dimora

Il prezzo del viaggio era altissimo. La sicurezza, secondo gli investigatori, praticamente inesistente. Dietro le traversate su gommoni e imbarcazioni di fortuna tra la costa tunisina e Pantelleria ci sarebbe stata una struttura organizzata capace di muovere persone, contatti e denaro lungo una rotta che dall’interno del Paese nordafricano portava prima a Kelibia e poi verso l’Italia, con l’obiettivo finale di raggiungere diversi Paesi europei.

L’indagine della polizia di Stato di Genova, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, questa mattina ha portato all’esecuzione di dieci misure cautelari. Per sei indagati il provvedimento dispone la custodia in carcere, mentre per altri quattro prevede l’obbligo di dimora con permanenza in casa durante la notte. Al centro dell’inchiesta c’è l’ipotesi di associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Gli investigatori hanno ricostruito un arco temporale compreso tra marzo 2024 e febbraio 2025. In quei mesi sarebbero stati organizzati almeno quattro viaggi via mare, con 118 migranti complessivamente trasportati dal porto di Kelibia fino all’isola di Pantelleria. Le traversate, secondo quanto emerso, avvenivano su mezzi inadatti ad affrontare in sicurezza quel tratto di mare e in condizioni definite particolarmente dure per le persone a bordo.

Una parte del materiale raccolto dagli inquirenti arriverebbe anche dai telefoni dei passeggeri. Durante alcuni viaggi, infatti, gli stessi migranti avrebbero ripreso con gli smartphone le condizioni in cui venivano trasportati. Quelle immagini sono entrate nel fascicolo e avrebbero contribuito a documentare la precarietà dei mezzi utilizzati, il sovraffollamento e il livello di rischio delle traversate.

La presunta organizzazione non si sarebbe limitata alla parte logistica del viaggio. L’inchiesta punta anche sul sistema utilizzato per incassare e movimentare il denaro. I pagamenti sarebbero passati attraverso l’hawala, un circuito informale fondato su rapporti fiduciari e intermediari, molto diffuso in alcune aree del Nord Africa e del Medio Oriente. Il meccanismo consente di trasferire somme da un luogo all’altro senza spostare materialmente contanti e senza usare i canali bancari tradizionali.

Proprio questo aspetto ha portato a una contestazione ulteriore nei confronti di uno degli arrestati, accusato anche di avere svolto attività di raccolta, cambio e trasferimento di valuta in Italia e all’estero mediante transazioni fiduciarie non tracciabili. Secondo l’ipotesi investigativa, quel sistema avrebbe permesso di gestire i flussi di denaro collegati ai viaggi riducendo la possibilità di seguirne i passaggi attraverso i normali controlli finanziari.

L’operazione colpisce quindi due livelli della stessa presunta rete: da una parte l’organizzazione delle partenze, delle traversate e dei contatti necessari a far arrivare i migranti fino a Pantelleria; dall’altra la struttura economica che avrebbe consentito di raccogliere i pagamenti e trasferire il denaro. Una macchina che, secondo l’accusa, avrebbe lucrato sulla necessità di persone disposte a pagare somme elevate pur di raggiungere l’Europa, esponendole a viaggi estremamente pericolosi.

Il lavoro della polizia di Stato prosegue per ricostruire tutti i ruoli all’interno del gruppo, verificare eventuali ulteriori episodi e definire i collegamenti tra i diversi territori coinvolti. Le misure eseguite oggi segnano intanto un passaggio rilevante in un’indagine che, partendo da Genova, ha acceso un faro su una rotta del traffico di migranti tra il Nord Africa e l’Italia.


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