Oggi a Genova 

Delitto di Villetta Di Negro, si aggravano le condizioni dell’arrestato

Cisse Camara, accusato dell’omicidio di Pietro Alberto Paolo Signor, resta ricoverato al San Martino, sedato e assistito nella respirazione. Il delitto del 30 maggio nel parco continua a lasciare aperti i nodi sul movente

Si sono aggravate le condizioni di Cisse Camara, il 42enne arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Pietro Alberto Paolo Signor, ucciso sabato 30 maggio a Villetta Di Negro, nel cuore di Genova. L’uomo resta ricoverato al San Martino, sempre incosciente e sedato, con respirazione assistita meccanicamente. È seguito dal team diretto dalla dottoressa Eleonora Arboscello, direttrice del pronto soccorso, e continua a essere piantonato dalle forze dell’ordine nell’area di Medicina d’urgenza.

Il peggioramento del quadro clinico allontana ancora la possibilità dell’interrogatorio. Cisse Camara non è in condizioni di parlare con gli inquirenti e non può quindi fornire la propria versione su quanto avvenuto quella mattina nel parco. Proprio il suo racconto potrebbe essere decisivo per chiarire il rapporto con la vittima, le ore trascorse insieme e soprattutto il movente di una lite degenerata in un omicidio che ha scosso la città.

La vittima, Pietro Alberto Paolo Signor, aveva 48 anni, era nato a Milano e da tempo viveva a Genova. La sua storia personale era finita ai margini, ma non si esauriva nella condizione di senza dimora: chi lo conosceva lo ricorda come una persona colta, legata alla scrittura, alla musica e alla poesia. La sua morte è avvenuta in un luogo simbolico della città, Villetta Di Negro, parco storico affacciato sul centro e vicino al museo d’arte orientale Chiossone.

Secondo la ricostruzione finora emersa, Cisse Camara e Pietro Alberto Paolo Signor non si sarebbero incontrati casualmente pochi minuti prima dell’aggressione. Le telecamere li avrebbero ripresi già nelle prime ore del mattino davanti all’ingresso del parco e poi mentre entravano a Villetta Di Negro. Gli investigatori lavorano quindi sull’ipotesi che i due si conoscessero e che avessero trascorso insieme diverse ore prima del delitto.

L’aggressione sarebbe avvenuta dopo le 10. Le immagini acquisite dagli inquirenti, secondo quanto trapelato, mostrerebbero la lite e poi la violenza, ma non hanno audio. Questo lascia ancora senza risposta la domanda centrale: che cosa abbia fatto scattare l’aggressione. Alcuni testimoni avrebbero sentito grida di aiuto. Poco dopo una passante ha visto una scena drammatica, con il corpo della vittima trascinato nel parco, e ha chiamato il Numero unico di emergenza 112.

All’arrivo dei carabinieri, l’uomo accusato del delitto è stato bloccato. Pietro Alberto Paolo Signor era già morto. Dai primi riscontri medico-legali, la ferita fatale sarebbe stata un taglio profondo nella zona del collo, che avrebbe provocato una grave emorragia. Sul corpo sarebbero state rilevate anche altre ferite, compatibili con l’uso di un coccio di bottiglia o di un oggetto tagliente.

Dopo l’arresto, Cisse Camara era stato ricoverato al San Martino per una crisi psicomotoria e per accertamenti sanitari. Le sue condizioni, già considerate gravi, sono ora peggiorate. Resta quindi sospeso uno dei passaggi chiave dell’inchiesta: l’interrogatorio dell’indagato. Fino a quando non potrà essere sentito, il fascicolo continuerà a fondarsi sulle immagini delle telecamere, sulle testimonianze raccolte, sugli accertamenti medico-legali e sugli elementi recuperati dai carabinieri nel parco.

Il delitto di Villetta Di Negro ha aperto anche una ferita più ampia nella città, riportando al centro il tema della marginalità, della sicurezza degli spazi pubblici e dei luoghi dove fragilità, dipendenze e solitudine restano spesso invisibili fino a quando esplodono in tragedia. Ma sul piano giudiziario il punto resta uno: Cisse Camara è accusato di avere ucciso Pietro Alberto Paolo Signor e il suo stato di salute, al momento, impedisce agli investigatori di ascoltare la sua versione.


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